Juve, il problema è la scelta

di Michael Crisci |

Di sicuro la Juve di questo inizio di stagione, una stagione che potremo definire sui generis, non si è dipanato all’insegna dell’intellegibilità. Una squadra in grado di far sperare e di disilludere nell’arco di 3 giorni, che ha ancora non un chiaro assetto, non ha una vera identità e lascia nello smarrimento più totale quando si prova a capire cosa sia davvero.

Le attenuanti non mancano di certo; la pandemia ha costretto tutti a lavorare senza un attimo di respiro. Pirlo, allenatore neofita che solo 3 mesi fa, in quanto ad attività agonistica, si dilettava a giocare a golf (e non è un’uscita dispregiativa, ma mera cronaca), non ha avuto minimamente il tempo di infondere, almeno in minima parte, la sua filosofia, cioè quell’insieme di intenzioni che lui stesso ha presentato a Coverciano a inizio autunno per l’esame atto ad ottenere il patentino.; un mercato raffazzonato, dati i tempi strettissimi, e con alcuni elementi, con grosse valutazioni, pensati più per la Juve del precedessore che per la sua.

Insomma, quando Andrea Agnelli ha deciso di rompere gli indugi e di prendere una decisione così anticonvenzionale, era assolutamente conscio dei rischi. Ed è qui che abbiamo la grande zona grigia, il grande dilemma, ovvero cosa si aspettassero alla Continassa per questa stagione. Pillola rossa o pillola blu, il problema della scelta, di cosa pretendere dalla stagione 2020/2021: vincere a tutti i costi o costruire, mettendo in conto alti e bassi, con il rischio di non rimpolpare la bacheca, almeno con trofei di una certa rilevanza? Come la prenderebbero dalle parti della Continassa se la Juve, a marzo, fosse fuori dai giochi scudetto (cosa non certa, ma molto più probabile di altri anni)?

Dalla risposta a questa domanda, si capirà il destino di Pirlo e di questo progetto. Un altro interrogativo lo pone la considerazione del valore della rosa. Qui, anche tra i tifosi, c’è una divisione netta, tra chi ritiene la rosa della Juve superiore a tutte le altre, e chi invece ne denota alcuni importanti limiti di natura strutturale e tecnica. Alla Continassa credono di avere la rosa più forte, e quindi non vincere il decimo scudetto consecutivo verrebbe etichettato come fallimento? Considerando poi la presenza di Ronaldo e il costo esorbitante della rosa, soprattutto l’elevatissimo monte ingaggi?

Tutti interrogativi senza risposta. Agnelli, come Ronaldo, nelle ultime dichiarazioni, ha cercato di battere la via dell’orgoglio e della retorica, del “Fino alla Fine”, senza sciogliere i dubbi su quali siano in realtà gli obiettivi prefissati, o meglio, su quali siano i contorni di un eventuale fallimento. Un orgoglio che stanno cercando di battere anche molti tifosi, memori della rimonta del 15/16, e convinti che la Juve possa ribaltare tutti i pronostici nel gennaio bollente che sta per arrivare.

Di certo, e spesso è anche giusto fare professione di umiltà, ad oggi considerare la Juve favorita alla stregua delle milanesi somiglia più a un atto di fede, a un retaggio dei 9 anni precedenti, e non è certo una considerazione figlia di quello che ci sta dicendo il campo.

La Juve ha dunque un mese per tornare a spingere il petto all’infuori. In caso contrario, da febbraio in poi, avremo la risposta a tutte le domande di cui sopra. E di risposte scontate non se ne vede l’ombra.


JUVENTIBUS LIVE