Juve 2020/2021, usare la primavera per pianificare un grande futuro

di Michael Crisci |

Di Giorgio Fischer

Eccoci qua, ai primissimi di marzo, con il campionato probabilmente irrecuperabile. 10 punti di distacco da Conte, una partita non scontata da recuperare e la sensazione che la squadra abbia mollato. E allora proviamo a fare un bilancio, per vedere dove abbiamo sbagliato e dove la stagione si può ancora salvare.

Sicuramente al punto 1 metterei che la Juve si è interizzata – al contrario dell’Inter che – anche grazie a Marotta, Conte e Vidal – si è juventinizzata. Siamo diventati lamentosi, non da ora, coi tecnici, i giocatori e soprattutto i dirigenti. Perdiamo o pareggiamo partite per episodi, vero, ma qualsiasi tifoso vede che è l’atteggiamento in campo, la cattiveria sui palloni, la mentalità in ultima analisi a essere sbagliata. Vedere Nedved incazzarsi con l’arbitro non ha davvero senso in questo contesto. Ci sono partite che non avremmo vinto nemmeno se fossero durate due giorni, anzi forse meglio che siano finite prima. Ma perché l’atteggiamento è sbagliato? La squadra non sta letteralmente in piedi. Abbiamo giocato più partite di ogni altro, ma lo si sapeva. Prendere Pirlo è stato certo un azzardo. Un ulteriore azzardo è stato cambiare nell’unico anno in cui gli altri non han cambiato: questo ci ha causato una partenza ad handicap.

Ma l’azzardo vero è stato di assecondare un allenatore giovane e inesperto nel proporre un gioco estremamente dispendioso – pressare alto, recuperare subito la palla, raddoppiare, dominare il gioco – nell’unico anno in cui la preparazione non si è fatta e per giunta in un contesto in cui giochiamo più degli altri e con avversari più rodati. Pirlo ha probabilmente sovrastimato la profondità della rosa e le possibilità di turnover. Credo che il motivo per cui a marzo non abbiamo ancora una formazione titolare fosse far ruotare tutti. Far ruotare tutti significava far rifiatare tutti e permettersi il dispendio di energie richiesto dal gioco.

È stata anche la stagione del Covid per cui alcuni, molti, sono stati indisponibili per quello – con l’aggravante che si sapeva che sarebbe inevitabilmente successo.

L’ultima partita, a Verona, avevamo letteralmente gli uomini contati. Non poteva finire diversamente.

Da qualche partita la squadra si è resa conto di essere in riserva e ha ridotto il cabotaggio. Si è allegrizzata, come qualcuno ha fatto notare. Allegri era bravissimo a far gol nei primi 20 minuti e a addormentare la partita per i restanti 70. Sbadigli e scudetti. Quest’anno però la capacità di gestione del risultato è stata ben diversa: mancano a centrocampo uomini di esperienza e con un pedigree di vittorie internazionali di spessore – campioni del mondo con Khedira o Matuidi o lo stesso Pirlo. Giusto spedirli per raggiunto chilometraggio, ma non sono stati adeguatamente sostituiti. Manca la tigna di uomini come Chiellini – redivivo per il tempo necessario a rinnovare il contratto – o Mandzukic.

In più, la squadra ha evidentemente mentalmente mollato. Dentro lo spogliatoio lo sai se sei forte oppure no. Qui mi pare evidente la risposta. E purtroppo pare che l’abbiano compreso anche gli avversari che ci affrontano con l’aggressività e la determinazione che si usano su di una preda della quale si sa che si avrà ragione.

Ora, piuttosto che aprire processi, bisogna capire cosa faremo da grandi.

La Champions è ancora un capitolo formalmente aperto ma, lo dico a malincuore, non credo che la squadra che ho visto a Verona, o col Porto, sia in grado di vincerla. Realisticamente possiamo sperare di passare il turno e recuperare un po’ di introiti che quest’anno servono tanto.E poi?

Abbiamo un allenatore giovane, in cui abbiamo creduto e in cui secondo me ha senso credere ancora almeno di qui a giugno. Abbiamo tanti giovani interessanti. Usiamo questo finale di stagione per valorizzare la rosa, per fare esperienza e per giocare alti e imporre il nostro gioco. Proviamo i ragazzini in campo. Prenderemo qualche scoppola, sicuro, ma avremo forse salvato il progetto.

Ah. E smettiamola di lamentarci, non siamo interisti.

Fino alla fine


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