Cosa salvare di questa Primavera Juve, vedendo il derby

di Jacopo Azzolini |

derby primavera

Dopo la sconfitta interna nel derby – contro un Toro che pure proveniva da un filotto altamente negativo -, la Juventus di Dal Canto incappa nell’ennesimo passo falso della stagione, con la classifica che dice 3 punti in 5 giornate (e ancora nessuna vittoria).

Vero è che la partita è stata pesantemente condizionata dall’espulsione (abbastanza giusta) di Kameraj per doppia ammonizione ad inizio secondo tempo, ma già nella prima frazione il piano gara dei bianconeri aveva palesato diverse lacune. Per quanto Dal Canto nel post gara si sia soffermato in particolar modo su aspetti più mentali – come per esempio l’umiltà-, l’impressione è che questa squadra stia incontrando difficoltà soprattutto tecniche e tattiche.

In realtà le intenzioni dell’allenatore sono pure quelle di costruire una formazione propositiva in grado di condurre il gioco. Scesi in campo col 4-3-3, nella prima costruzione Morrone applicava la “Salida Lavolpiana” abbassandosi sempre tra i due centrali difensivi, coi terzini (Kameraj e Anzolin) che si alzavano subito nel tentativo di fornire ampiezza e soluzioni di passaggio.

Il problema è che il regista bianconero è parso prediligere il gioco sul corto, verticalizzando poche volte. Un Toro compatto e ordinato in fase di non possesso (un 442 asimmetrico con Millico a sinistra che sovente lo tramutava in un 433)  ha quindi con puntualità disinnescato la costruzione bassa, con Oukhadda (l’esterno destro) e Millico puntuali ad accorciare sui terzini, anche in zone piuttosto alte.

La manovra bianconera è stata costantemente poco fluida, e poche volte si è riusciti a superare le linee rivali con un possesso ragionato. Gli interni (De Pardo e Portanova), inoltre, hanno fornito un contributo censurabile, con la squadra rivelatasi lunga e con poche idee su come arrivare nella trequarti rivale (la prima punta Kulenovic mai in partita).

Seppur a sprazzi, le cose migliori si sono viste da parte dei due attaccanti esterni: Nicolussi Caviglia e Olivieri. Se quasi mai, come già detto, la Juventus ha punto su possesso ragionato, saltuariamente ha trovato le punte – che rimanevano piuttosto alte – tramite verticalizzazioni. Ricevendo palla fronte alla porta, hanno fatto correre qualche pericolo alla porta granata.

Olivieri soprattutto ha approfittato dell’assenza di un terzino sinistro di ruolo da parte del Torino, con l’adattato Fiordaliso che sovente sbagliava qualche movimento. Quando ha potuto puntare l’uomo è riuscito a far male ai granata.

Entrambi hanno però mostrato limiti evidenti. Nicolussi Caviglia pare ancora poco reattivo e fragile nel contatto fisico (perde sistematicamente qualsiasi contrasto), mentre Olivieri arranca troppo quando gli spazi diminuiscono.

In ogni caso, in una Juve abbastanza allo sbando, sono stati gli unici a portare un po’ di luce nella trequarti rivale. Visto che il livello tecnico della Primavera bianconera pare il peggiore da un decennio a questa parte, tocca a Dal Canto il compito di metterli nelle condizioni di incidere maggiormente e renderli più completi.