Juve-Porto? Partita da 6 euro in corso Trapani

di Luca Momblano |

Enorme, intatto e profondo rispetto per chi come coloro, ed erano davvero tanti, che si potevano incontrare sotto i portici di via Po nel pomeriggio prepartita. Caldi, caldissimi, dalla provincia di Bari per la Juve. E sono soltanto un puntino nero dentro un amore bianco come quello di un bambino. 130 euro magari per un biglietto, per un’emozione forte, per trascorrere (come minimo sindacale) tranci di partita ad applaudire. Hanno applaudito, non c’è da dubitarne, forse soltanto alla realizzazione di Dybala e al triplice fischio che significava almeno un altro sacrificio, se non due.

 

Le premesse c’erano tutte, c’era una voglia di sentirsi Europa in modo del tutto particolare: il risultato dell’andata che spalanca le porte alla formula divertita, spettacolare, fors’anche spensierata e quindi adrenalinica, con il fattore Stadium e con il fattore due-esterni-brasiliani nella difesa a quattro. Certo, Europa alla maniera della Juventus che non è quella del Barcellona e neppure quella dei Borussia Dortmund o dei Manchester City.

 

Per il sottoscritto, che nelle premesse ci metteva anche altro tra cui una certa curiosità per il copione partita, la scelta era presto fatta: forza Luca, a vederla con il peggior amico di sempre, quello che ha sempre qualcosa da ridire, terrorista/problemista delle vicende Juve, colui per cui qualunque sessione di mercato ha già scritto la stagione che verrà. E’ un inguaribile. Eppure anche gli juventini con il tempo cambiano, diventano filosofi, ma evidentemente non cambia la filosofia continentale della Juventus.

 

Così alla fine è strano, è come sentirsi sul divano di casa. Cambiano a turno i volti degli amici, dei parenti, i quadri al muro.

1-0. Gara dai modesti contenuti. Déjà-vu. Lo stretto indispensabile.

Invece era un bar “cinese”, due noi e sette anziani loro che al gol sul rigore, per esultare, girano giusto lo sguardo. Magari mi riconoscono, ma non avrebbero detto beh neppure fosse entrato Roberto Bettega per un caffè. O non lo avrebbero riconosciuto. Le bruttezze, in fondo, valgono un tuffo nel passato. Vale anche per le estreme bellezze. Per stare nel presente, e immergersi nell’evento, servirebbe pathos. Poi, per fortuna, rimedia il futuro. Il pensiero all’urna di venerdì, che un suo fascino ce l’ha sempre.

Tornando alla location, il monitor almeno era degno. A proposito di premesse: manca solo Pjanic. Il cameriere che si fa pagare prima passa in secondo piano. Io e lui, noi due, stiamo invecchiando bene al tavolino. Forse vale anche per la Juventus. Non fosse che è ancora giovane il ricordo della Juve europea di Capello.

La morale è che tutto è andato diversamente dalle aspettative, eppure bene. Il risultato, sia tecnico che sportivo, fa parte del mood delle partite di Coppa della Juve di Trapattoni (un mito, intendiamoci). Nel 2017 c’è però chi arriva a provar fastidio per un attaccante che si presenta in dolcevita e maniche lunghe nella giornata più calda della Torino di marzo. È come si ponesse già sulla difensiva. C’entra poco, ma Higuain non ne indovina una, se non forse uno stop alla Matri spalle alla porta. È fantastico, per certi versi. Rivivere gli anni della rinascita in cui anche le approssimazioni meritavano in sorriso di soddisfazione. O la partita di Marchisio, fotografia del suo momento. O Benatia che da quando si tocca l’inguine per la prima volta diventa un Gastaldello qualunque. E tante altre scene ancora. Cose da toast, succo ace, per un totale di 6 euro.

 

Soltanto a freddo Juve-Porto si misurerà poi con qualcosa. Si osservano i flussi semplificati e qualcosa, calcisticamente, appare più chiaro. La si riesce a rivivere, la partita. La si riesce a spiegare, capire, giustificare.

 

Flusso di gioco Juve vs Porto

 

Dani Alves è al momento la nostra dimensione europea, il vate, il viatico, ma anche il rallentatore, la palla che non scorre veloce, l’appoggio in assenza di Pjanic, il ridimensionamento delle doti di Cuadrado. Marchisio, d’altronde, neppure la gioca ai lati, anche se ci prova. Allegri, evidentemente, ha chiesto una gara in sicurezza e a conti fatti l’ha ottenuta. Che non dovrebbe comprendere il ritorno all’isolamento di Alex Sandro a sinistra, per quanto possa fare anche per due. Il discorso Pjaca è delicato, andrà fatto a parte e a tempo debito. La squadra ogni tanto si addormenta da sola, ma c’è da capirla. Il tutto con una sola sintesi finale: noi siamo sempre più Khedira. In tutto e per tutto. Anche nella sua dote più incredibile: saper alzare e abbassare il livello (anche di parecchio) a seconda del senso della partita.

Gliel’ho detta quest’ultima cosa, all’amico peggiore di sempre.

Non potevo invece annoiare gli amici e autori di Juventibus che ho incontrato mezz’ora più tardi in corso Vittorio.

Eravamo già così noiosi di nostro.

Chi veniva dallo Stadium aveva gli occhi spenti.

Si parla di numeri dieci e del prossimo allenatore.

C’è chi dormirà meno di 4 ore.

E’ così che crediamo alla Champions?

Me lo chiedo.

Uno al tavolo si gira, ha la maglia di Khedira.

Così, in corso Vittorio, ho trovato la risposta.