La Juve di Pirlo deve ripartire dal “compromesso”

di Valerio Vitali |

pirlo juve

La Juventus di Pirlo deve ripartire dal compromesso. Una parola questa che è stata utilizzata in chiave poi vincente anche da Sarri lo scorso anno. Il crocevia amletico che attanaglia la squadra bianconera pero’ parte da lontano e la sconfitta a San Siro contro l’Inter ne è solamente l’ultima goccia di un vaso che rischia di traboccare. Lampante, ai fini del discorso di questo articolo, è l’inadeguatezza della posizione dei nostri calciatori in occasione della seconda rete nerazzurra. Sul lancio di Bastoni infatti c’erano solamente 2 giocatori dietro la linea del pallone. Un lancio lungo di Bastoni. Quest’ultimo, che nemmeno con troppa difficoltà è riuscito a uscire con disinvoltura dal pressing, è riuscito a mettere in difficoltà un intero sistema di gioco.

Un sistema che si applica a meraviglia con Sassuolo, Milan, Barcellona. Squadre che giocano e lasciano giocare, molto a viso aperto. In determinate gare pero’ serve di più. Serve capire la forza dell’avversario e adattarsi ad esso. Paradossalmente Pirlo non si sta adattando minimamente all’avversario e propone le sue linee di principio di calcio indipendentemente dal fatto che si chiami Inter o Crotone, piuttosto che Barcellona. Quello che invece era stato chiesto a Sarri ma che quest’ultimo non ha fatto mai, appoggiandosi sul consueto Matuidi-Pjanic-Khedira e su un modo di difendere più consono al lustro a lui precedente.

Il compromesso che si chiede a Pirlo non deve essere permanente, ma mirato in base all’avversario. Capire limiti di forma propri e la forza tecnico-tattica di chi si ha davanti. E cio’ non deve essere inteso come un limite, bensì come una virtù. Si puo’ mettere in atto la propria idea di gioco, ma in alcune gare è giusto e doveroso, anche intelligente se vogliamo, adattarsi umilmente a chi si ha davanti. E’ l’eterna lotta di pensiero tra chi pensa che cio’ non rappresenti “dominio” e chi invece pensa solo a trarre il meglio dal proprio campionato.

E’ altresì normale che il tecnico bresciano non abbia nelle proprie corde questo pensiero. E’ stato messo sulla panchina della Juventus proprio perché – Agnelli dixit – affascinati dalla sua idea innovativa di interpretare il calcio moderno. In questo bivio che rischia di far perdere troppo tempo a chi tempo ormai ne ha ben poco, si ha tutta la differenza del mondo. “Una differenza sottile tra vincere e non vincere, che sottile non è” cit.