Pirlo e l’accoglienza della nuova Juve

di Giacomo Scutiero |

Una culla piuttosto che una casa accoglie il nuovo allenatore della Juventus. Sarebbe cosa giusta dire il nuovo allenatore e basta, perché Andrea Pirlo questo mestiere non lo conosce e lo ha testato per mezza giornata appena.

Accoglienza. Il Maestro di Brescia varca l’ingresso e scorge soltanto fiori: sorrisi, serenità, freschezza e nessun muro (vedi un anno e sei anni fa). Tante braccia aperte, potenziali ponti per la costruzione del tutto. Da parte sua, Pirlo è un ragazzo-uomo gentile e la gentilezza fa sempre rima con l’accoglienza.

Non c’è alcunché da medicare, l’unica medicina di oggi è l’ottimismo. La consapevolezza generale di quel che Andrea è stato sul campo, la fiducia e la speranza di quel che sarà in panchina. Come a casa sua, come nel suo giardino: mani in tasca, a colloquio con due non a caso come il capitano Giorgio Chiellini ed il re Cristiano Ronaldo.

Conoscere il proprio obiettivo dà la forza e questa forza rende sereni. Pace ed allo stesso tempo riflessione profonda. Chiedete a chi ha vinto tanto se questo non è il punto di partenza di ogni successo.
A Pirlo non si richiede alcun miracolo. Non deve camminare sulle acque, ma giocare a terra ed apprezzare la bellezza e la pace che ora sono a disposizione.

La Juve di oggi non è ricca di beni materiali, ma può sviluppare una mente serena. Andrea è la sorpresa, la follia, il nonsense, l’istante di grande pace. E per questo la gente, nonostante tutto quello che è ignoto e non comprensibile, è felice. L’allenatore non allenatore, la massima giovinezza come guida di un gruppo non giovane. Rinnovare, rinfrescare, il sogno come pazzia chimica che viene dopo gli errori.

Pronto al primo colloquio con la stampa, senza dilungarsi come al suo solito; risposte sotto al minuto netto, poche parole perché tanti fatti. Per discutere e cazzeggiare c’è sempre tempo. Magari dopo, a palmares aumentato.