La Juve perdente in casa del Grande Napoli

di Mike Fusco |

Ci siamo, domenica 3 marzo, la Juve tenterà  la disperata impresa di spezzare l’egemonia del Napoli.

E’ stata durissima, in questi 16 anni di digiuno, aver continuato a tifare Juve, dopo una serie di cocenti delusioni. Chi pensava che Calciopoli e la B fossero il peggiore abisso, non avrebbe mai immaginato le umiliazioni di una Juve ridotta a comprimaria mentre le altre si spartivano il bottino.

Le effimere speranze di rinascita con Ranieri, che dalla B riuscì a raggiungere due 2° posti furono spente dal trasferimento del mister al ManUnited, che con lui avrebbe vinto la Champions 3 anni dopo.

Da lì il caos: sulla panchina Juve una serie di allenatori pavidi, scommesse, esordienti e vecchie glorie che non sono riusciti a trascinare fuori dal tunnel dell’agonia sportiva la nostra Vecchia Signora.

Dopo i settimi posti di Ferrara/Zac/Del Neri pareva impossibile far peggio, perché nel 2011 si inaugurò la nostra -fredda e spenta- casa: il Conad Stadium, grazie all’accordo con lo sponsor.

La rinascita venne affidata da Agnelli e Marotta ad un giovane allenatore: Marco Giampaolo.

Si sperava in nuovo ciclo vincente grazie ai nuovi Pirlo e Vidal e le bandiere Buffon e Del Piero.

Invece i troppi pareggi, la mancanza di carattere ed il KO a Milano grazie al gol decisivo di Muntari consegnarono di nuovo lo scudetto al Milan di Allegri, costringendo la Juve ad un buon 2° posto.

I colpi dell’estate 2012 furono il ritorno di Giovinco, con la “10” di Del Piero, al fianco di Vucinic. A trionfare però fu la Roma di Zeman. La Juve soffrì terribilmente il doppio impegno con un misero girone di CL -4 punti contro il Nordsjaelland ed un’Europa League delirante con l’eliminazione contro il Beer Sheva. Il campionato sarà sconfortante: 8° posto e fuori da tutto.

Dopo la delusione dello Scudetto di Muntari, vedere Zeman, il nemico di sempre, in trionfo al Circo Massimo nell’anno dell’umiliazione col Beer Sheva fu un’agonia terribile, peggiore della Serie B.

Nel 2013/14 squadra in mano ad una bandiera vincente: l’ex-capitano Gianluca Vialli.

Non riuscimmo a riemergere dal fango nonostante Vialli predicasse calma: 6° posto e ritorno in EL.

Nel contempo, dopo 3 anni, l’Inter di Antonio Conte vide finalmente la vittoria dopo un duello col nuovo Napoli di Benitez, che si spinse in semifinale UCL. Ripensare a Conte sul bus dei festeggiamenti in maglia Inter che solleva un cartello “MAI STATI IN B” è ancora una pugnalata al petto.

L’ estate del 2014 vide il Milan piazzare il colpo Tevez

Con l’argentino il Milan di un confermatissimo Allegri rivinse lo Scudetto e arrivò in finale di UCL. Noi prendemmo Pato, super-colpo, assieme alla stella Iturbe dal Verona. Il brasiliano giocò solo 6 gare per i continui infortuni e Iturbe si dimostrò un flop. Vialli, al suo secondo anno, fu esonerato dopo lo 0-3 in in EL contro il Viktoria Plzen e la clamorosa eliminazione in Coppa Italia contro il Novara.

Altre umiliazioni brucianti, altre ironie sulla Juve: “senza Moggi non vincete nulla!

Nelle ultime gare stagionali, per evitare ulteriori contestazioni, Agnelli chiama Alessandro del Piero.

IL 2015/16  inizia il triennio del Sarrismo, beatificato dal popolo partenopeo per i 3 scudetti di fila ed il bel gioco che lo porterà in finale di Champions, vinta dal Real di Allegri, Mandzukic e Ronaldo.

 

La Juve cerca di contrastare il Grande Napoli con poveri mezzi: Agnelli (scaricato da John Elkann) si lamenta della differenza di fatturato e dello strapotere politico del Napoli con De Laurentiis a capo dell’ECA, che organizzare la Superlega con l’espansione sportiva del suo Napoli dei miracoli. I gadget con la “N” napoleonica sono indossati da star del cinema e dello sport USA. Anche Agnelli prova a riparare con un nuovo bizzarro logo, ma il merchandising di una Juve ormai decaduta crolla. Il titolo in borsa precipita e la Juve è costretta ad affidarsi a dubbi capitali Cinesi (il famoso Yohong Li) con peripezie per aggirare il fair play finanziario, svendendo tutti i giocatori di valore.

Poi il fuggi-fuggi: Marotta corona il sogno di approdare all’Inter, Paratici al Barca, Nedved diventa socio di Raiola con la squadra a Fabio Grosso. Zeppa di primavera precipitiamo al 12° posto.

A Luglio 2017 decidiamo di ripartire con mercato low profile in stile Moneyball e la squadra va all’unico sognatore bianconero rimasto: Gian Piero Gasperini.

E’ stata la svolta: a 18 mesi dall’inizio dell’era Gasp e dopo un campionato tra vittorie sontuose e debacle inattese, i nostri GasperBoys conquistano un 2° posto ingiusto dietro un Napoli di Sarri che vince il suo terzo scudetto di fila col famoso furto di Inter-Napoli: 2-3 e la mancata espulsione di Allan. Gasp dirà perdendo a Firenze il giorno dopo: “abbiamo perso lo scudetto in albergo”.

Domenica la Juve di Gasp va a Napoli contro la dominatrice del campionato a +13, con gli azzurri di Ancelotti focalizzati sul sogno Champions, dopo l’ingaggio di Benzema, Di Maria e naturalmente CRISTIANO RONALDO.

 

I tifosi Napoli, dopo 3 titoli e col 4° in cassaforte sono stanchi degli scudettini: vogliono la Champions.

Oggi la Juve è invece la squadra simpatia, i simpatici perdenti, con gli opinionisti che fanno a gare per tifare Juve contro il tiranno Napoli. Questi anni ci hanno ridotto male, qualche juventino arriva a proporre la formula dei play-off per arginare lo strapotere Napoli, lo stesso Gasp si lancia in sceneggiate per i torti arbitrali in siparietti con Caressa. Dopo il 2006 i tifosi Juve si aggrappano ad un vittimismo patetico per celare l’incapacità di programmazione e accettazione della realtà.

Una realtà talmente assurda per la Juve da non sembrare tale.

Molti tifosi Juventini la notte si svegliano sudati dopo aver fatto sogni irreali come Del Piero che dà l’addio vincendo il 30° scudetto (e non un triste addio piagnucoloso dopo un 2° posto); Buffon che lascia vincendo il suo 7° Scudetto di fila (suo 11°) e non scappa via al PSG dopo una figuraccia in EL. Il sogno di rivincere finalmente qualcosa, anche una Coppa Italia qualsiasi, e non solo una Champions Cup estiva. Il sogno di vedere campioni in bianconero e non assistere a Tevez vincere col Milan, Dybala con l’Inter e Higuain alzarci due scudetti in faccia.

Siamo costretti ad esultare se Milan, Inter e Roma perdono finali di UCL mentre noi usciamo col Beer Sheva o perdiamo 7-1 con Bayern e Fiorentina, esultiamo per golletti inutili del nostro storico numero 9, Zaza e sogniamo di vedere con noi fenomeni come Ronaldo che ci ritroveremo di fronte domenica.

L’assenza di vittorie genera mostri e dopo aver fatto questi sogni, torniamo alla triste realtà: Stadium silenzioso e spento, tifoseria disintegrata ostaggio della malavita, feroci contestazioni social all’allenatore, l’incapacità di farci gonfiare il petto e sentirci orgogliosi di tifare Juventus.

Ma forse, ormai, la Realtà Alternativa che avrebbe preso la Storia in una direzione opposta in questi 8 anni, diverge talmente tanto da collimare paradossalmente con la Realtà Effettiva.

 

(Racconto liberamente ispirato alla serie Amazon Video “L’uomo nell’alto castello”)