La Juventus di Allegri non perde mai

di Alex Campanelli |

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“Giochiamo come se stessimo vincendo”

A pronunciare tale frase non è stato nessun addetto ai lavori, giornalista, twitstar o pensatore di vario genere, bensì un signore sulla settantina seduto di fianco a me al minuto 80 di Inter – Juventus. In 5 parole ha condensato tutta la prevedibilità e la mancanza di idee di una squadra che ha condotto la partita a una sola velocità, inquietantemente bassa, e che non sembrava in alcun modo poter accelerare.

Intendiamoci, la Juventus ha delle armi per ovviare a questo problema, ma nel derby d’Italia nessuna di queste è stata messa in campo. Nelle recenti uscite si sono viste, alternate o addirittura insieme, una difesa un po’ più alta e aggressiva, un pressing alto e continuo in diverse fasi della gara, un gegenpressing convinto e produttivo da parte degli attaccanti e degli esterni (soprattutto contro lo Zenit), diversi giocatori offensivi in campo insieme. Contro l’Inter nessuno di questi elementi è stato presente, per tutta la durata dell’incontro.

Allegri ha impostato la partita in modo esclusivamente reattivo, senza alcun tipo di pressione sui portatori di palla se non in occasioni sporadiche, rispettando ai limiti del masochismo un avversario dalla caratura tecnica non eccelsa e che nelle scorse giornate ha mostrato di soffrire le offensive con molti uomini e i ritmi alti. Il piano del tecnico era mantenere la partita in equilibrio fino al secondo tempo, inserendo Dybala e Chiesa per spaccare il ritmo in proprio favore; sull’altare del piano gara, il sacrificato è stato Dejan Kulusevski, che ha dovuto fare a tratti il mediano e a tratti l’attaccante spalle alla porta, annullandosi completamente in attesa dell’ingresso di Dybala, in maniera simile a quei tronchi di legno che i ninja usano nella tecnica della sostituzione del corpo (o se non vi piacciono le metafore, com’era successo a Coman nelle partite che precedettero la sua cessione).

Doveroso anche aprire una parentesi che smonti l’epica dei “cambi spaccapartita”, marchio di fabbrica della prima gestione Allegri, ma ora leit motiv che rischia di diventare stucchevole e improduttivo. Se per Dybala tale ruolo contro l’Inter era da ritenersi sensato se non inevitabile, dato che l’argentino non poteva avere i 90′ nelle gambe, resta difficile spiegarsi razionalmente l’esclusione di Chiesa.

Anche se “fatica di più contro le squadre chiuse” (ma c’è qualcuno che fatica di più con quelle aperte?) come dice Galeone, anche se nelle ultime partite non ha ben figurato da punta, anche se tante gare di seguito possono averlo fiaccato, Federico Chiesa sarebbe stato più incisivo sia di Kulusevski che di Bernardeschi che del fantasma di Cuadrado che sta facendo capolino in questi giorni. Quanti sono i grandissimi giocatori che vengono tenuti fuori dagli allenatori perché possono essere più pericolosi quando gli avversari sono stanchi? Chiesa può creare più pericoli in 25′ o in 90′? La partita aveva offerto una sliding door ad Allegri con l’infortunio di Bernardeschi, il tecnico ha preferito inserire Bentancur e passare a quel 4-4-2 asimmetrico che blocca e rende prevedibile la manovra offensiva bianconera.

In conferenza stampa Allegri ha parlato di “bella prestazione”, un’affermazione che ha senso coerentemente con la sua impostazione della gara, nella quale però non era evidentemente previsto di poter prendere gol nella prima frazione. Se con Pirlo la Juve crollava mentalmente e si spegneva ogni volta che subiva una rete, ora il problema è l’opposto: i giocatori sanno che sono ancora in partita e non perdono fiducia, ma la tranquillità con cui vengono affrontate le situazioni di svantaggio è eccessiva e con l’Inter sarebbe potuta costare carissimo se Dumfries non fosse impazzito a remi abbondantemente tirati in barca.

Affermare che la Juventus non possa andare molto lontano in questo modo non è essere antiallegriani, giochisti/adanisti, finti tifosi o appartenenti ad altre squallide etichette, è guardare in faccia alla realtà. Il primo portabandiera di tale teoria è Paulo Dybala, unico ad aver parzialmente acceso la luce contro l’Inter, che nel postpartita ha affermato che “Dobbiamo migliorare la fase offensiva, non possiamo puntare sempre a vincere 1-0, quando subiremo gol non basterà”.

Allegri è un maestro, forse il miglior maestro, nello sfruttare gli episodi e cavalcarli, ma stavolta l’episodio è capitato agli avversari ed ha generato il gol di Dzeko, e se Inter – Juve fosse finita 1-0 avremmo potuto recriminare ben poco. Si è parlato della pochezza del gioco dell’Inter, rifugiatasi nella propria metà campo una volta passata in vantaggio, ma quante volte lo abbiamo fatto noi? E’ una coincidenza che la peggior Juve stagionale si sia vista contro Inter ed Empoli, le due squadre passate in vantaggio per prime, capaci di mettere a nudo l’impotenza della squadra davanti a un avversario che pensa più a difendersi che ad attaccare? Qui non si parla di bel gioco o di spettacolo, qui si parla di prendere in mano la partita e portarla dalla propria parte, un fondamentale che alla Juventus manca ancora.

Inter – Juve sfiorisce anche al cospetto dei cari vecchi big match all’italiana, quelli del primo non prenderle, delle squadre bloccate, degli attacchi a folate e delle mischie su piazzato (unico modo in cui i bianconeri sono stati pericolosi), dato che rispetto ad essi conteneva una quantità piuttosto esigua di agonismo, di cattiveria e delle nostalgiche randellate “istruttive” degli stopper. Sembrava che le due squadre giocassero a non farsi male, in tutti i sensi, con la sanguinosa aggravante che una è stata sotto nel punteggio fin quasi a fine gara.

Il derby d’Italia è la prima partita nella quale, a prescindere dal risultato, la Juventus ha fatto intravedere passi indietro invece che in avanti, ed è auspicabile che si tratti solamente di un intoppo. Resta però l’amaro in bocca dell’occasione persa: perché era il momento giusto per provare ad azzannare una diretta concorrente, perché c’erano gli uomini giusti per far male a questa Inter, semplicemente perché condurre e portare a casa un big match avrebbe contemporaneamente aumentato in maniera incalcolabile la fiducia dei giocatori e lanciato un segnale chiaro e potente alle concorrenti.

“La Juventus di Allegri non perde mai” non è solo la parafrasi di una delle dichiarazioni più criticate e strumentalizzate del panorama calcistico recente, ma è una frase che descrive una squadra che per l’appunto gioca sempre come se stesse vincendo, anche quando non è così, e che se va avanti di questo passo nei big match magari davvero non perderà mai o quasi, ma farà davvero fatica a vincere.