Juve old school: terzino, mediano e centravantone

di Sandro Scarpa |

La Juve è tornata old school. Gente messa nel proprio banale ruolo con un preciso banalissimo compito e consegne banalmente chiare e pertinenti. Squadra non fashion ma useful, efficace quando la gara lo richiede, non organizzata con i droni di Sarri e gli schemi basket di Conte, ma piuttosto sicura di venirne a capo, prima o poi, con la sana pazienza Allegriana.

In definitiva, la BBC protetta da Marchisio è tutt’altra cosa, anche perché gli esterni, sia i conservativi (Licht ed Evra) che i propositivi (Sandro e Cuadrado) a 5 contrastano meglio e sviliscono le fasce altrui. Nelle ultime tre vittorie vengono da un cross vecchia scuola da sinistra (Sandro per Dybala e Mandzu, lo stesso Dybala per lo stesso Mandzu). Una gemma vintage, sulla quale la Juve si è aggrappata per sfoderare -dal gol in poi- tre prestazioni autorevoli. E’ un punto cardine: se becchi il ceffone al primo tiro vai in difficoltà e il gioco anonimo soffre, se non becchi gol, prima o poi, con i singoli e l’assetto più quadrato (e meno Cuadrado) il gol lo fai.

Non è tempo di rimuginare su bel giuoco, contrasti latitanti, movimenti senza palla sporadici, la Juve marcia a botta di cose solide e spicce: la difesa non concede, il play copre e fluidifica, gli esterni mettono le palle dentro, gli interni fanno legna e cercano (o trovano) perle, la seconda punta raccorda e guizza, la prima punta riempie l’area e, se servito, sfonda la porta.

Allegri torna alla preistoria del calcio, un football primigenio, arcaico e maledettamente pratico. Se i tre dietro non fanno più cavolate è perché dal 14° posto con l’onta del ritiro i senatori hanno svoltato, passando da figure da pellegrini a bella figura con Pellegrini. Se le cose non vanno devi ricostruirti un nucleo essenziale, senza fronzoli. Un 352 che diventa 433 quando Sandro e Cuadrado sprintano, o un 5311 con Dybala basso a prendere palla. Nel suo nuovo-vecchio calcio spogliato da esperimenti, Allegri ridà alla Juve un involucro trasparente della sua idea di calcio: possesso, copertura in mezzo, tecnica ed efficacia davanti. Il ritorno a tutto ciò rispolvera tre ruoli antichi ripescati dagli anni ’60 (o ’80 prima di Sacchi, fate voi):

Il TERZINO DI SPINTA: Alex Sandro è un levriero. Non conosce ritmo lento, passaggi all’indietro, mantenimento della posizione fine a sé stesso. Al 60° di un pallido Juve-Milan, Chiellini lo richiama a tenere la zona su un Cerci pericoloso ma pasticcione. Sandro invece ha occhi solo per Pogba e lo spazio infinito davanti a sé. Coglie il guizzo della giocata lussuosa del francese e scatta nel vuoto pneumatico di Abate. Un movimento senza palla che copre 30 metri. Stop e tocco per Dybala sono conseguenza dell’intuizione. Col City l’ardore dura 20 minuti, giusti per innescare Mandzukic. Poi Sandro si dedica ad annichilire Navas, tra i boati e la standing ovation dello Stadium. Signori: IL terzino.

Il MEDIANO: Sturaro è un cagnaccio da punta e riporto. Se gli chiedi di impostare o duettare sei folle. Se invece gli dai un compito e una preda, la insegue, la bracca, morde e non molla finché non è ammansita, si chiami James, De Bruyne o Vazquez. A quel punto si lancia anche in avanti, sottotraccia, fuori dai radar. Quando Sturaro si inserisce non te l’aspetti mai. Nessuno se l’aspetta. Ecco perché entra nel burro e la piazza. A 22 anni deve scegliere dove collocarsi nel range che va da Gattuso a Nocerino (Vidal e Gerrard sono stronzate da pseudogiornalisti). Sturaro ha dalla sua una “testa” juventina, quella per cui è il cocco dei senatori. Col Sassuolo passaggio a vuoto, ma lì dopo 1 minuto c’era un rigore netto su di lui e chissà, la ministoria della ripresa Juve sarebbe iniziata prima.

Il CENTRAVANTONE: Mandzukic è un molossoide. Lo usi per andare in battaglia con armi pesanti. Da solo non serve a nulla, se innescato è un sicario. Quando attacchi Mandzu riempie l’area e tiene dentro uno-due difensori. Non puoi servirlo a terra o in velocità perché sbaglia lato o si fa recuperare. Ma se lo servi in area e in aria, anche a mezz’aria, uno su due è gol. Di testa, di piede. Annusa il sangue della palla e la vulnerabilità del difensore e trasforma in oro. Su una dozzina di cross validi in area nella dozzina di presenze di Mandzu, mezza dozzina sono lisci, ciabattate e colpi di testa a vuoto, l’altra mezza dozzina però sono gol macigno. Sempre il primo gol, l’1-0 o l’1-1. Le zampate col City andata&ritorno valgono ottavi e 1° posto. One cross, one chance, one touch, one goal. Ancora non “one love”, perché ci si innamora delle perle di Dybala, dei diamanti di Morata o dei lingotti di Tevez e Higuain, mai dei macigni di Mandzukic. Ma se la sfera riempie il sacco vale sempre per uno, sia se ne scarti 4 e scagli un bolide d’esterno da 30 metri, sia se l’appoggi in area piccola. Mandzu fa lotta continua con l’avversario, su ogni cross, ogni lancio. Non sfugge il difensore, non lo anticipa, non lo evita. Non lo batte sul tempo, né in qualità, si tratti di Goldaniga o Otamendi. Deve batterlo su una sola lotta con la palla che arriva. Lo batte, e segna. Nel 1° t. a Palermo tocca meno palloni di Buffon, la metà del Morata nell’ultima mezz’ora. Gli basta un cross, forse due. Lo dice anche ad Alex Sandro dopo il gol col City: mettimela così e poi vediamo. Dammi una palla su cui battermi col difensore e vediamo chi vince. Sulla singola palla, non nei 90 minuti.

Al momento per Allegri il molosso è più utile, per personalità e concretezza, di quel Morata che strabiliò in Champions. Quando sei nei guai ti serve un molosso per uscirne, poi quando ne sarai fuori puoi anche sfoggiare un maestoso Golden Retriever. Ora ti serve il corpo a corpo.