Juve-Napoli era, è e sempre sarà Platini vs Maradona

di Juventibus |

Quando nel 2000 la Federazione Internazionale di Storia e Statistica del Calcio decise di stilare la classifica dei più grandi calciatori del secolo scorso, non bisognò scorrerla più di tanto per imbattersi nei due nomi dei protagonisti di questa storia. Se – a grandi linee – gli anni 50 sono di Di Stefano, gli anni 60 di Pelé e gli anni 70 di Cruijff; gli anni 80 appartengono alle magie di Maradona e Platini, rispettivamente quinto e settimo della sopracitata classifica. Michel arrivò alla Juventus di Trapattoni nell’82 per andarsene nell’87 con tre Palloni d’Oro in più, Diego sbarcò a Napoli nell’84 per restarci fino al ‘91. Nelle tre stagioni in cui il destino di questi due formidabili campioni si incrociò, si scrisse uno dei capitoli più belli della storia del calcio italiano: le sfide tra Juventus e Napoli, tra Platini e Maradona.

PLATINI NELLA JUVE DEI CAMPIONI

E’ l’11 luglio 1982 quando l’Italia di Bearzot alza al Bernabéu  la Coppa del Mondo. Quella nazionale basava le sue fondamenta su uno straordinario blocco Juve: Zoff, Gentile, Scirea, Cabrini, Tardelli e Rossi. Un gruppo che un mese più tardi avrebbe accolto in bianconero anche Michel Platini, soprannominato le Roi, il Re, stella della Francia che in Spagna si arrese solo in semifinale ai rigori contro la Germania nell’epica sfida di Siviglia, e Zibì Boniek, stella della Polonia, l’altra semifinalista con l’Italia. La Juventus era una costellazione di campioni. Un nuovo ciclo che nei quattro anni a seguire avrebbe portato i bianconeri a vincere, paradossalmente più in Europa che in Italia, due Scudetti (1984 e 1986), una coppa Italia (1983), una Coppa delle Coppe (1984), una Supercoppa Uefa (1984), una Coppa dei Campioni (1985), e una Coppa Intercontinentale (1985).


VINCE IL VERONA IN ITALIA, LA JUVE IN EUROPA

Maradona arriva al Napoli nella stagione 1984-85 e l’adattamento non è immediato. La sua prima annata con i partenopei è di transizione e si chiuderà con un campionato concluso a metà classifica. A trionfare sarà il Verona di Bagnoli, in una delle più grandi imprese sportive della storia. La Juventus di Platini veniva da un secondo posto e una Coppa Italia nell’83 e da uno scudetto e una Coppa delle Coppe nell’84, ma quella stagione in campionato le cose non stavano andando bene. Il primo incrocio tra il genio francese con quello argentino avviene infatti a Torino in un’anonima sfida di metà classifica l’antivigilia del Natale del 1984: 2-0 per i bianconeri con gol di Briaschi e, per l’appunto, di Michel. A maggio il ritorno a Napoli finì 0-0 in una partita che contava ormai poco o nulla. Quel campionato la Juve in pratica non lo giocò dedicando ogni energia alla trionfale campagna europea: Ilves Tampere, Grasshoppers, Sparta Praga e Bordeaux prima della vittoria finale contro il Liverpool. Gol decisivo su rigore di Platini e prima Coppa dei Campioni per i bianconeri, gioia rovinata dalla tragedia dei 39 morti dell’Heysel.


IL PRIMO GRANDE DUELLO

Il primo grande confronto tra i due numeri dieci fu rimandato alla stagione successiva: 1985-86. Una Juventus a punteggio pieno arrivò al San Paolo il 3 novembre: è l’appuntamento con la storia e con uno dei gol più straordinari della letteratura del calcio. Una leggendaria punizione di Maradona da dentro l’area di rigore scavalca la barriera e infila Tacconi per l’1-0 e dà i tre punti al Napoli di Ottavio Bianchi. La guerra e la rivalità era iniziata. La candidatura per il titolo dei partenopei  per quell’anno però si rivelò presto poco concreta. L’inserimento nella corsa al titolo pure della Roma e l’importante impegno dell’Intercontinentale non minarono il percorso della Juventus: gli uomini di Trapattoni pareggiarono 1-1 lo scontro diretto con gli azzurri di marzo a Torino e, trascinati dai dodici gol di Platini, ad aprile si laurearono campioni d’Italia. Al Napoli le undici reti di un Maradona già fenomenale bastarono solo per arrivare al terzo posto.


RIVINCITA NAPOLI E ADDIO MICHEL

La rivincita si consumò l’anno seguente, nella stagione 1986-87. Il Napoli si rinforza sul mercato con due innesti nell’undici titolare: De Napoli e Carnevale. La Juventus dovrà sostituire in panchina il Trap con Rino Marchesi, mantenendo colpevolmente  la rosa invariata. La stagione bianconera, come la precedente, parte bene arrivando a novembre  imbattuti allo scontro diretto con i partenopei. Lì però il primo momento di svolta della stagione: 1-3 a Torino e il Napoli compie l’impresa portandosi al comando. La grande Juve che aveva dominato in Italia e in Europa in quegli anni non era più la stessa e non era più imbattibile. Il Napoli, più maturo, prende consapevolezza della propria forza e guidati da Maradona arrivano al giro di boa invernale ancora in vetta. Il ruolino di marcia della Juve rimase troppo lento per raggiungere gli azzurri. Michel Platini, complici gli infortuni e la pessima condizione fisica, sparisce dai radar: 16 gol alla prima stagione, 20 la seconda, 18 la terza, 12 la quarta, solo 2 nella quinta ed ultima con i bianconeri e della sua carriera. Le Roi aveva abdicato. La Juve viene tenuta a galla dalle reti di Aldo Serena  ma a marzo arriva il secondo momento chiave: lo scontro diretto del San Paolo. Il 2-1 firmato da Renica e Romano sarà decisivo per indirizzare il primo titolo italiano nella storia del Napoli, che chiuderà 3 punti sopra la Juventus seconda. Platini decise di dare l’addio al calcio al termine di quella maledetta, stagione decretando la fine di un’era.
La differenza sostanziale però tra Platini nella Juventus e Maradona nel Napoli è abbastanza chiara. Michel  è stato uno dei tasselli più pregiati dell’immensa storia juventina: tre trofei nazionali sui cinquanta (più due) totali, e quattro internazionali sui dieci totali di reale prestigio. Diego è stato invece – di fatto – la storia del Napoli: una Coppa Uefa, due Scudetti, una Supercoppa Italiana e una Coppa Italia. Senza di lui a Napoli hanno  vinto solo quattro Coppe Italia (una Higuain) e una Supercoppa Italiana (con Higuain). Ed è per questo che la rivalità tra Juventus e Napoli ha una base storica che si limita dall’86 al 90 e si è riaccesa solo a partire dal 2011, quando il Napoli è tornato a vincere qualche trofeo e ad essere competitivo, ma realmente – almeno per ora – ancora poco rispetto al passato. Stasera allo Stadium si proverà a riportare quindi indietro le lancette del tempo agli anni ’80 di Platini e Maradona, o almeno a Napoli sperano che sia così.

Di Luca Perin