Juve-Napoli, D’Onofrio a CJ: «Ricorso al Coni? Dubbi sull’ammissibilità»

di Mauro Bortone |

Una sentenza «politica», intesa come «gestione della pòlis», e un percorso, quello degli eventuali prossimi ricorsi tutto da decifrare: commenta la decisione della Corte sportiva d’Appello della Fgic, che ha confermato il 3 a 0 a tavolino per Juventus-Napoli e il punto di penalizzazione ai partenopei, il professor Paco D’Onofrio, avvocato e docente di Diritto Sportivo, intervenuto nel pomeriggio a Casa Juventibus, il talk show condotto da Massimo Zampini.

D’Onofrio ha subito sgomberato il campo da un «equivoco»: «Non era un derby sportivo tra Napoli e Juventus, anche perché processualmente i bianconeri non si sono costituiti in giudizio, ma semmai un confronto tra Napoli, Lega e Federazione. Un passaggio della sentenza mi ha colpito molto: quando nel condannare il comportamento del Napoli lo si è messo in relazione alla presunta lealtà sportiva verso le altre squadre, quelle menomate dal virus e che comunque hanno giocato a ranghi ridotti».

A chi ritiene che la sentenza sia troppo dura, l’avvocato replica sottolineando che il dispositivo sembra andare oltre la partita perché pone un tema centrale: «Bisogna giocare con lealtà, perché tutti i presidenti, a inizio campionato, hanno accettato una scommessa, ovvero che è possibile che non ci siano solo gli infortuni muscolari, articolari ma anche quelli virali. E chi in qualche modo voglia compensare questa eventualità, secondo il giudice federale, commette una irregolarità. Ecco perché la sentenza sia stata molto caustica, corrosiva, andando al di là della partita che praticamente non viene neanche quasi citata».

D’Onofrio ribadisce, come peraltro evidenziato nel tempo, quanto sostenuto nella sentenza, ovvero che il protocollo non sia solo un accordo tra società e federazioni: «Quello che si faceva passare era che l’Asl interveniva, perché in materia sanitaria non poteva farlo autonomamente la federazione. Un assunto sbagliato, perché in realtà quel protocollo è stato sottoscritto dal governo tramite il Cts (comitato tecnico scientifico, ndr), che è un’organizzazione superiore all’Asl benché quest’ultime abbiano una competenza territoriale inderogabile».

Per l’avvocato la sentenza ha un valore «politico», ma non nel senso che avevano attribuito molti media in queste settimane (ovvero di compromesso tra le parti), ma come «gestione della polis, della comunità»: «Qui – ha chiarito – si è dovuto proteggere l’organizzazione sportiva: ci si è dati delle regole e quelle regole vanno rispettate».

Del resto, la decisione della Juve di non costituirsi in giudizio, per l’avvocato, è stato un messaggio importante: «Non so quante altre squadre si sarebbero astenute dal costituirsi in giudizio e dal ribadire con fermezza il risultato portato a casa in primo grado. La Juventus ha deciso di non partecipare in questo processo, con una scelta molto intelligente ed elegante, perché ha capito che non si trattava di Juventus contro Napoli, ma che il Napoli doveva spiegare all’intero sistema calcio le proprie ragioni a sostegno della propria iniziativa. Questo è un valore ulteriore della sentenza».

Il punto ora si sposta ai passaggi successivi, soprattutto dopo l’annuncio da parte del Napoli di volersi rivolgere al Coni: «Non ho certezze – spiega D’Onofrio -, ma ho dei dubbi che si possa effettivamente ricorrere al collegio di garanzia, che non è un vero e proprio terzo grado automatico, come è stato l’Appello, in cui si chiede di rivedere i fatti e le premesse scrutinate dal giudice di primo grado e arrivare eventualmente a una soluzione diversa. Funziona in maniera differente: non si entra nel merito, ma si può vedere se nei primi due gradi ci siano stati errori da parte dei giudici, non siano state valutate delle prove o le motivazioni della sentenza siano contraddittorie o lacunose».

«A me sembra – prosegue – che questi presupposti non ci siano e che la criticità di un eventuale ricorso sia non solo sulla possibilità di essere accolto o meno, ma anche sulla sua ammissibilità. Le prove sono state già fornite e valutate, non vedo una contraddizione della motivazione che certamente è un’idea del giudice ma non è sindacabile dal collegio del Coni; non mi sembra ci sia neanche una carenza di motivazione, quindi, il problema è semmai è un eccesso di motivazione. Vediamo, insomma, se supererà il vaglio dell’ammissibilità».

Quanto all’ipotesi Tar, D’Onofrio precisa che la giurisprudenza possa cambiare ma sulla materia sia intervenuta la Corte costituzionale: «Nel 2011 e in modo conforme nel 2018, ha ribadito che le sentenze sportive nella loro determinazione sportiva sono intangibili: il Tar, quindi, eventualmente può predisporre un risarcimento al danno ma mai demolire il provvedimento amministrativo della sentenza sportiva».