Juve-Napoli 0-1 / Il calcio dei furbi è finito

di Luca Momblano |

Tutte le cose si consumano. Basta saperlo, accettarlo e intervenire per tempo. Si chiama, volendo, manutenzione. Si consuma il calcio ai mille all’ora così come il calcio dei furbi. Anche quando quest’ultimo in un modo, nell’altro o nell’altro ancora tende a sopraffare (come nella vita) il calcio dell’ingenuo, arriva il momento dove è troppo tardi.

E’ questa la morale di Juventus-Napoli, firmata Koulibaly sul gong, più di uno Zaza, più di un paio di derby, addirittura più di un rigore di Cristiano Ronaldo ai 147 km/h dritto sotto l’incrocio a trenta secondi dalla borraccia che si idealizza come una mezza impresa.

Il troppo tardi non è lo scudetto perso, perché è chiaro che nulla è perso anche se un mini-campionato in 4 gare non è proprio l’ideale per questa e altre Juventus. Ci sono il punticino, la differenza reti generale, due trasferte livello Wembley (capite a me…) in cui non si potrà pensare di fare come a Wembley, due trappoloni casalinghi e il ritorno all’adrenalina della radiolina ridotta oggi a un’app sul cellulare. Una confezione, almeno, totalmente nuova. La caccia al settimo che ora è tutta sulle spalle dei calciatori, chiamati a portare la barca in porto. Le prossime partite non si preparano, si vincono o si perdono e se si pareggiano è colpa dell’allenatore.

Lui, Massimiliano Allegri. Nessuno gli toglierà la storia, nonostante l’eterno limbo di percezione tra quello che fu in Juventus Marcello Lippi e ciò che fu Carlo Ancelotti. Il re del calcio dei furbi, parole da furbo, vittorie da furbi, idee da furbo, gestione da furbo di uno spogliatoio di furbi. Risultato: si è asciugato tutto il resto.

Rimane una Juve ridotta all’osso di questo processo che si è infilato da tempo nell’imbuto del calcio passivo.

Rimane quella cosa lì, il furbo che c’è in noi, che ha spodestato dalle priorità l’unica che non si consuma mai, se non di fronte all’imponderabilità di alcuni piccoli elementi del calcio: l’essere i più bravi, che nello sport si traduce nella meno felice definizione dell’essere i più forti. Auspicando quindi, a questo punto, che la furbizia residua sia abbastanza da qui alla fine.

[sulla partita: la formazione non era sbagliata, l’assetto con Matuidi (peggiore in campo nel primo tempo) forse sì; Dybala non è il seme di tutti i mali, la direzione del primo cambio che porta quattro difensori in assortimento inedito (cambiando presto tre posizioni al malcapitato Howedes), senza linee di appoggio pensate, forse sì; non vinci il duello Douglas Costa-Mario Rui, non lavori per vincerlo, allora non è la tua notte ecc. ecc.]