Juve-Napoli 3 a 0 non vale 3 punti, vale molto di più

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Mister3D

Juventus-Napoli non è mai una partita come le altre, soprattutto alle falde del Vesuvio è La Partita, quella che spesso ti salva una stagione, quella per cui non dormono la notte, quella per cui se vincono è festa di piazza, se perdono settimana di lutto.
No, non è non sarà mai una partita come le altre, negli ultimi anni è stata nobilitata dal profumo di scudetto, che non si annusava dai tempi di Maradona-Platini, con le due imprese nell’ultimo decennio degli azzurri a Torino, targate Hamsik e Koulibaly, e le restanti 8 sconfitte che per loro sono una parentesi scivolate nell’oblio della loro memoria selettiva; col passaggio da Napoli a Torino del novello Giuda Higuain, capace di castigarli a ripetizione, scippandogli il sogno scudetto dalle mani almeno in 2 annate ma che per loro resterà sempre un flop, con le discussioni infinite e sterili su presunti torti arbitrali, sul fatturato, sulle partite rinviate per pioggia quando c’è il sole, su CR7 che è venuto da noi solo perché loro hanno declinato l’invito del mostro portoghese desideroso di giocare al San Paolo, su Agnelli che sponsorizza gli arbitri, sugli Elkann che secondo loro sono discendenti dei Savoia e hanno colonizzato con la forza il sud Italia riducendo alla polvere un nobile impero e chissà quante altre sciocchezze potremmo aggiungere, provenienti dall’Area Napoli (doppio maiuscolo voluto).
Sinceramente, questo articolo non è una polemica contro i tifosi del Napoli, anzi, il loro modo di vivere il calcio è unico, non lo condivido nemmeno in minima parte, ma è il loro modo di tifare, il Napoli non è una squadra di calcio, ma una religione di una città-stato e in quanto religione, è oppiacea, stordente,  annulla ogni difesa razionale per abbracciare l’irrazionale e difenderlo anche di fronte ad altre evidenze.
Un sentimento che viene esasperato da una città spesso dimenticata dalle istituzioni, che è costretta ad abbracciare una squadra di calcio per vedere qualche forma di riscatto sociale, una storia che sovente i giornali ci dipingono come idilliaca, ma che personalmente mi mette una profonda tristezza: una città con una storia millenaria, piena di genialità, cultura, tradizione e allo stesso tempo grossi paradossi e contraddizioni, che per risalire dalle sue profondità ha bisogno di vincere un trofeo calcistico?! Mi sembra assurdo anche solo idealizzarlo in una società evoluta come la nostra.
Detto questo, sappiamo tutti la nostra avversione verso le vittorie a tavolino, sono cose che appartengono ad altre realtà sportive, che non amiamo e che non vorremmo, come ha detto saggiamente il presidente Agnelli ieri “io preferisco sempre vincere sul campo”. Però questa volta no, questa volta non vincere sarebbe dare uno schiaffo alle istituzioni, al protocollo, alla lealtà, alla competizione per darla vinta ai furbi, perché in un campionato in cui squadre come Atalanta, Sassuolo, Fiorentina, Torino, Genoa e Milan, da oltre un mese giocano o hanno giocato senza alcuni giocatori positivi, appigliarsi a qualsivoglia legge di autorità locali, sbugiarda un protocollo sanitario nazionale, compilato con il ministero della Salute.

Spinge a pensare molto male il fatto che al Napoli mancassero 3, forse  4 giocatori titolari e che si siano allenati poco e male la scorsa settimana; spinge a pensare molto male il fatto che l’attuale presidente della regione Campania, lo sceriffo De Luca, abbia avuto un endorsement pubblico solo 2 settimane fa da parte di ADL, che invitava il popolo azzurro a votarlo e che l’ASL della regione faccia comunicati su richiesta di una squadra di calcio; spinge a pensare molto male il fatto che l’attuale ministro dello Sport, sempre inflessibile quando parlava di protocollo, non appena la sua squadra del cuore (dichiarata proprio nella vittoria contro la Juve in finale di Coppa Italia) sia stata coinvolta in una situazione del genere abbia messo in dubbio l’attualità tale protocollo;  spinge a pensare molto male quanto ha scritto recentemente Franco Ordine, che noti esponenti del governo come Di Maio, Fico e Speranza, abbiano simpatie partenopee;  spinge a pensare molto male il fatto che il Social Media Manager del Napoli stamattina stia ripulendo con solerzia sito web e pagina twitter da ogni accenno ad avvenimenti/allenamenti svolti settimana scorsa.

Se non dovesse esser fatta giustizia, confermando la vittoria a tavolino, sarebbe l’ennesima vittoria del più furbo, di chi trova sempre un modo per fregare la legge, di chi ha sempre un santo in paradiso in più dell’altro, insomma, c’era un regolamento chiaro, è stato infranto, in un paese normale non dovrebbero esserci discussioni, ma, un po’ Marzulliana la domanda sorge spontanea “Siamo un paese normale?!”

Per questo sostengo quanto scritto nel titolo Juventus-Napoli 3 a 0, non vale 3 punti, vale molto di più


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