La Juve non muore mai: 10 motivi per non farsi prendere dal panico

di Gianluca Garro |

Mercoledì scorso al terzo minuto del secondo tempo della Finale di Coppa Italia, uno dei miei più cari e vecchi amici, un vecchio cuore bianconero, mi scrive su whatsapp i seguenti messaggi (non me ne voglia, tanto so che non si arrabbia): «Possesso palla inutile… mmh…fine a sé stesso… Non lo so..vedo ennesima finale persa…spero di sbagliarmi…se andiamo sotto è finita». Ai miei inviti ad essere fiducioso tipo Enrico Montesano in Febbre da Cavallo, quando Proietti si accorge che il cavallo Antonello da Messina su cui aveva puntato tutti i soldi della fidanzata sta per perdere, lui mi risponde: «Va bene l’ottimismo ma questa la vedi che è una squadra che la perde sta partita…!».

Il mio vecchio amico è stato un facile profeta. E gli ho dato ragione a fine partita, ammettendo che le sue sensazioni si sono poi rivelate esatte.
Però, c’è un però. La mia perplessità sulle parole del mio amico stanno tutte nel momento in cui me l’ha dette. Quando ancora c’era un tempo per poterla vincere questa partita. Quando ancora forse, per un colpo di fortuna o per uno scatto di reni della squadra, potevamo portare a casa la 14esima Coppa Italia. Le sue sensazioni non erano sbagliate, ma secondo me lui è caduto nell’errore che ho potuto riscontrare in tanti di noi già l’anno scorso nei minuti immediatamente precedenti la partita con l’Ajax. Tanti la vedevano male, erano già portati a pensare che andasse male. E la squadra con i tifosi…

Allora, visto che le sconfitte arrivano sempre puntuali, bisogna pensare al prossimo futuro, bisogna “usare la testa” come forse stanno pensando alla Continassa, in questi silenziosi e amarissimi “days after”.
La vita non si ferma e soprattutto la vita può essere molto migliore delle nostre pessimistiche aspettative. Cercando di ricompattarci bisogna trovare “motivi”. Sì le famose motivazioni a superare i momenti difficili, a mettersi alle spalle le negatività, a non farsi “scivolare le sconfitte” come dice Chiellini nel suo libro.

Ne ho trovate 10 . Un decalogo, della ripartenza, o se volete della ricostruzione che dev’essere immediata, non come quella che ancora aspettano tanti cittadini dopo un terremoto.

1. La difesa: tre le occasioni nitide subite dal Napoli, nessuna dal derelitto Milan della semifinale. Una di quelle della finale è venuta da calcio piazzato. La crescita notevole di de Ligt e l’esperienza di Bonucci, oltre ad una propensione difensiva addirittura eccessiva di Cuadrado contro il Napoli, hanno fatto sì che la nostra difesa fosse ben puntellata. I quattro dietro reggono, anzi sono cresciuti rispetto alla prima parte della stagione. In attesa di Chiellini e Demiral.

2. La fase di riconquista. Non è vero che non c’è stata. Spesso siamo riusciti a spezzare le azioni dei partenopei, sia al centro che sulle fasce. Semmai il problema è stato trasformare quei break in buone azioni d’attacco.

3. I portieri. Grazie Dio che ce li hai dati così forti.

4. Lo “schiaffo che fa bene”. Un luogo comune? Forse. Però nel nostro caso può essere veramente utile a mettere “strizza” anche alla squadra. Nulla è automatico. E’ un assioma che sembra che i giocatori sappiano. Eppure ogni tanto se ne scordano.

5. Sarri e i suoi finali . Si comincia a Bologna e il Bologna non è il Napoli. Nel senso che non gioca partendo chiuso dietro e recitando lo spartito ben conosciuto dell’aspetta e poi corri a segnare. Ed è la prima partita della parte finale della stagione quando Sarri dà il meglio di sé. Solo che ora siamo tornati ad uno strano settembre dopo tre mesi di break. Agosto può essere il nostro maggio.

6. La condizione fisica non può che crescere. Beh sì. Constatazione scontata e anche un po’ triste, visto il risultato della Finale. Però è vero e se la Juve ha più minuti nelle gambe può fare un gioco aggressivo per più minuti. Ieri al 20esimo tutti già cercavano acqua e massaggi.

7. La Coppa Italia, non è la Champions fratelli. E’ vero che la vita è fatta di momenti e quindi la Coppa Italia persa da Conte proprio contro il Napoli fu una pillola amara in mezzo a chili di dolci e champagne di quei giorni del 2012. Ma alla fine il peso è lo stesso. Una Coppa carina, ma piccola.

8. Cristiano Ronaldo. Chi pensa che il vero Ronaldo è questo verrà investito dalle zampate della tigre che tra un po’ di tempo uscirà in tutta la sua forza. Fidatevi

9. La Società. Sono questi i momenti in cui Andrea Agnelli ha dimostrato di essere Andrea Agnelli. Non ci tradirà.

10. L’orgoglio. Il tanto bistrattato orgoglio di questi giocatori che ora sono sotto scacco, definiti quasi brocchi da tifosi infuriati. Ma questi le palle le hanno, cari fratelli. Vedrete.


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