Lo Juve è morta, evviva la Juve!

di Luca Momblano |

La Juventus è morta. Evviva la Juve. Devono averla assassinata. Per forza. E quindi va trovato un colpevole. Il più in fretta possibile. E’ morta inspiegabilmente, non meglio e non peggio di salute rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti, numero più o numero meno, anzi. Omicidio per forza, perché i suicidi avvengono tra febbraio e giugno. Dev’essere stata una mano sadica, spietata, magari pure alle spalle. A investigare, aggressivi e assertivi più dei giornalisti già in prima linea come neanche i colleghi della giudiziaria, sono gli stessi Fedeli alla causa.

Gli indizi del decesso, stando alle più variegate teorie dell’accusa: l’ennesima Supercoppa persa (meritatamente, l’avverbio che pesa come un macigno); perdere maluccio a Barcellona (sinonimo di aver perso di vista Messi); aver subito due rimonte consecutive (con rigori all’aria, -3 punti); non vincere per manifesta superiorità in casa contro terza e quarta fascia del girone Champions; più in generale, inseguire due squadre fin qui imbattute in campionato e non chiudere la qualificazione europea agli ottavi di finale con due turni di anticipo. Corpi del presunto reato tutti legati al risultato netto, che per il Fedele deve essere schiacciante per sentirsi arrivato già a ottobre o per imitare chissàcchì.

Il cadavere per il Fedele c’è, anche se non si vede. La necessità di trovare il (un) colpevole è impellente, ossessiva, necessaria, vitale. Ed è in parte anche comprensibile: la smania del perfetto, l’inseguimento di un ideale assoluto, il calcio come materia scientifica dettano la critica più gettonata, ovvero l’indice puntato sull’assassino da luogo comune. Ovvero il maggiordomo, ovvero Massimiliano Allegri. Che poi, non esiste giallista che nell’ultimo secolo metta l’arma in mana a colui che un tempo era il vero padrone della casa. Se no, dov’è la sorpresa? Dov’è il subdolo e malizioso gioco della caccia alla verità, alla soluzione, normalmente (infine) ovvia?

Così, il Fedele si erge a uomo qualunque. Non si sono però ancora fatti i conti i Fedelissimi, più preparati e cervellotici, decisamente più sottili in tutto. Loro vanno oltre lo score, razionalizzano. Usano schemi alchemici mascherati come schemi logici. Sono ragionamenti non votati alla crescita costante, ulteriore e graduale, di un insieme (squadra), ma alla mossa (massimo due) capace di mettere sotto scacco il mondo. Per i Fedelissimi, anche ciò che non è perfetto è in realtà perfezionabile. Basta studiare, allargare la mente, pensare ai calciatori come ai robot e il gioco può essere fatto. L’ultimissima vulgata, ancorché ciclica, vede Mario Mandzukic nelle vesti di Re del Male. Il croato è il buco nero: attrattivo, magnetico, totalizzante. Stella sì, ma nera e senza luce. La colpa maggiore è quella di risucchiare Allegri dentro al limbo che frenerebbe questa Juventus.

Sono però divisi, anche i Fedelissimi. Un po’ come le fratture di pensiero tra scuole filosofiche o i metodi in psicologia. L’attesa del salto in alto di Dybala (da Top 5 del Pallone d’Oro, tanto per intenderci) sarà la dolce condanna. Oppure il fattore Dani Alves (ovvero come cinque partite ben messe, quelle giuste, cambiano la narrativa legata a un calciatore). Oppure ancora il centrocampo a due (e fai 66% possesso palla in casa dei portoghesi) o l’inadeguatezza ad accendere la costante che ti farà vincere tutte le partite, cioè i gol di Higuain (vedi Milan-Juventus, travestita da partita perfetta, eppure con il 20% di passaggi/squadra non andati a buon fine). Eccetera, eccetera.

La morale è che colpevoli, di questi tempi, non ce ne sono. Per il fatto stesso che non c’è sangue. Nessuna salma. La Juve respira ancora e a dirla tutta non sembra neppure così affannata. Indagare sul grande mistero sul perché cambi abito così spesso magari sì, resta lecito. Un conto però è far parte della squadra omicidi, un’altra è il giurato a una passerella di moda a volte retrò, a volte kitsch, altre volte sexy, altre volte ancora con modelle che non mettono in mostra le parti migliori.

Che poi, se proprio la Juve morirà ammazzata, la maestra Agatha Christie ha insegnato che a volte i colpevoli possono essere tutti (Orient Express) o nessuno dei sospettati  (Sipario). Quando non addirittura proprio chi scrive, chi narra, chi doveva trovare un assassino a tutti i costi… (Roger Ackroyd vi dice qualcosa?).