Juve 8.0 (ottava puntata): Milinkovic nel cuore del 4-2-3-1

di Luca Momblano |

L’idea di commentare un nuovo possibile campetto della nascente Juventus, primo anno d.C. (dopo Cristiano), nasce dall’improvvisa suggestione tecnico/tattica lanciata dal collega Massimiliano Nerozzi, oggi al Corriere ma già in prima linea come firma di riferimento a proposito di cose juventine per La Stampa. Mai tweet fu più segretamente agitatore eppure secco, asciutto, concreto, visto che si parla di calcio e, per ancora più di due settimane, anche di calciomercato:

Più facile da capire di così, non si poteva, no? Ci sono le virgole e i punti e virgola, da destra verso sinistra, Mandzukic largo là dove solo Allegri lo poteva vedere e applicare. L’occhio inevitabilmente cade sulla coppia mediana, oltre che su Leonardo Bonucci come nulla fosse accaduto, lui che si sente ormai da dieci giorni quel che alla fine è sempre stato: un calciatore della Juventus.

In questa rubrica siamo soliti utilizzare la grafica statica in copertina e un minimo di indicazione dinamica nella formazione stesa sul terreno sempre a mo’ di semplificazione. Osservata questa, passiamo al dunque, cioé alle diverse prospettive con la quale va letta l’ipotesi di Nerozzi:

Riserve di lusso: Benatia, Cuadrado, Khedira, Matuidi e Bernardeschi.

Prima prospettiva, quella di campo in chiave Champions, perché è chiaro che nella costruzione mentale di un undici ideale della Juventus 8.0 c’è il massimo livello europeo. La formula non è lontana da quella della #roadtocardiff sia nella disposizione che nella logica (sarebbe totalmente aderente qualora si pensasse a un terzino naturale alle spalle di un Cancelo a briglie sciolte, ma qui siamo oltre. Certo, a Cardiff a mollare fu proprio il centrocampo per primo, quando ancora si pregava di essere ancora in partita. Ed eccolo dunque geneticamente (ma non concettualmente) modificato: Can nelle vesti di Pjanic senza una costruzione obbligatoria dal mezzo, più incontrista, più bloccato, più sacrificato e sacrificabile. Milan inkovic-Savic come partner vuole dire chiedergli di crescere subito e in fretta, di fare insomma il Khedira con un’incisività in possesso e qualità degli inserimenti e dei supporti in fascia che dovrebbero possedere elementi di maggiore freschezza visto che l’ultimo The Best Of Sami è stato al Bernabeu, ma con un centrocampo a tre. Davanti, Douglas tornante (perché dal 4231 al 451 il passo di Allegri è sempre breve), aspettandosi che il suo portar palla sul mancino liberi spazi propositivi alla verve di Cancelo. Poi il solito Dybala, questa volta al vero servizio del centravanti, che potrebbe ottenere sempre il resto dalle capacità di decision-making di Ronaldo, giocatore in fondo meno egoista di quanto sia mondialmente percepito.

Seconda prospettiva, quella di mercato. Ci ha voluto dire qualcosa il buon Nerozzi? Da giornalista consumato quale è, sicuramente si. Ovvero che non sarebbe sorpreso dallo switch Pjanic-Milinkovic (100/100 più un pezzo per la Lazio, immaginerei io), che per Alex Sandro si va avanti così, insieme, prima di vedere un modo per non farlo arrivare a scadenza nel 2020. Che quindi sui terzini la Juve non è interessata a profili di primissima fascia, che Darmian può essere un jolly (sano) alla Howedes se è vero che Bonucci ha sostituito in tutto e per tutto sia Caldara che Benatia. A questo proposito, una domanda: se non fosse tornato Bonucci, Caldara sarebbe comunque stato il vice del marocchino e di capitan Chiellini, no?

Terza e ultima prospettiva: la squadra è spinta, ma è anche un minimo bilanciata? Detto degli eventuali doveri e poteri tutti da scoprire in quel ruolo quando si parla di Milinkovic-Savic, Emre Can avrebbe le credenziali per coprire Cancelo e spalleggiare Dybala quando scende profondo per accelerare sull’asse verticale; il serbo potrebbe supportare bene la battaglia collettiva avanzata a favore di Ronaldo ma potrebbe anche pestarsi i piedi con Mandzukic, e allora la scommessa è tornare ad avere un Alex Sandro che faccia dell’agilità dietro più che della forza in avanti il suo rilancio definitivo e principale dentro un team a cui non bastano i soli centimetri e l’idea di poter sfondare a turno e individualmente.