La Juve a Milano per spostare gli equilibri

di Juventibus |

Equilibrio.
C’è chi prova a spostarlo “senza alibi” e chi lo cerca con qualche complicazione, in bilico tra un attacco atomico e una difesa non più blindata.

Il nostro Mister è alla ricerca di quel famoso centro di gravità permanente di un 4231 che l’anno scorso, grazie anche ad perfetto equilibrio tra difesa rocciosa e attacco efficace, ora invece è sballottato tra una fase offensiva sfavillante (il migliore di A e in Europa secondo e a distanza di un gol dal City e a pari merito col PSG, tutto dire) e una difesa decisamente vulnerabile.

Tra le due fasi ancora scollate ci passa il solito cappotto, lanciato da un nervosissimo Allegri, tradizione nelle gare con le neopromosse (vedi Carpi l’anno scorso) affrontate con troppe pause. Le vittorie di larghissima misura delle ultime due partite e il +21 nella differenza reti, non nascondono quel bicchiere mezzo vuoto nella fase difensiva, marchio di fabbrica degli ultimi 6 anni trionfali.

Qui non facciamo il circo, eppure 10 gol fatti e 3 subiti (più uno annullato) in due gare, più i 4 gol (più uno annullato) di Bergamo e i 3 (col contorno di rigori sbagliati, pali e traverse) con la Lazio hanno avuto lo stesso effetto di acrobazie circensi con risultati in bilico e coronarie messe a dura prova.  10 gol segnati in 2 gare, 10 gol subiti in 10 giornate. Numeri decisamente non da Juve, in un senso e nell’altro.

Segno di un’evoluzione inevitabile? Eppure, guardando i dati, rispetto alla scorsa stagione subiamo gli stessi tiri in porta (8,9 a partita, 9,3 quelli dell’anno scorso). Il problema non è la quantità ma la qualità dei tiri concessi, non QUANTI ma QUALI, considerando soprattutto tre fattori: COME perdiamo palla, DOVE la perdiamo e COME è schierata la Juve subito dopo la transizione offensiva avversaria.

E’ in questo limbo che troviamo il bandolo della matassa dei problemi della Juve. Quel famoso equilibrio che viene a mancare proprio quando subentrano cali di concentrazione, errori tecnici di palleggio ed errori tattici posizionamento, movimenti senza palla mancanti a sostegno del portatore, e quella dicotomia ancora presente in alcune anime della squadra: aggressiva e corta in alcuni elementi, lunga e posizionale in altri.

Basti pensare all’azione del gol subito da Perica contro l’Udinese, dove Rugani serve in modo lento Khedira che si fa anticipare da Fofana, dal quale parte l’azione che porterà al gol, con Rugani a metà strada e l’intervento tardivo e inefficace di Chiellini. Oppure al corner generato da una palla persa malamente da Bentancur che porta al corner dal quale un Mattiello troppo libero serve Paloschi per il 2-1.

Palle perse in fase di costruzione arretrata, che sono costate gol, così come in altre, troppe occasioni. Indubbiamente Allegri sta optando per un modulo incentrato al pressing con difesa alta, che inevitabilmente espone ai suddetti rischi, ma la maggiore aggressività se comporta recuperi palla più avanzati e genera maggiori occasioni di pericoli in attacco (basta vedere il numero di gol e occasioni determinati anche dal pressing di un Higuain ritrovatissimo) dall’altro lato necessita di un’attenzione spasmodica che va mantenuta per tutti i 90 minuti.

Questo è l’equilibrio delicatissimo, la chiave di volta che può risolvere i problemi di questa squadra: capacità della squadra di aggredire ed essere corta all’unisono, senza scollatura e capacità della difesa di ricercare il palleggio con maggiore pazienza ed efficacia senza errori forzati. Intanto ci godiamo la coperta lunghissima e il bicchiere traboccante all’altra estremità del campo: Sandro e Costa dimostrano di essere micidiali sulla sinistra, Higuain grazie alla pausa nazionali ha una condizione fisica nettamente migliorata che lo porta ad essere contemporaneamente un Tevez ed un Mandzukic, oltre a ritrovare gol alla Pipa.

Dybala, anche in una breve pausa, continua ad essere di altro livello, Pjanic ha intelligenza tecnica superiore, da fermo o in movimento e Bernardeschi una capacità di calcio che ha già conquistato tutti, Cuadrado resta determinante. Poi c’è Mandzukic, 4 gol nelle ultime 5 di Champions.

Quale altra squadra in Italia, ma anche in Europa, può permettersi di schierare 4 attaccanti? Il gioco vale la candela? La tracotanza offensiva legittima la necessità di una concentrazione e attenzione totale in non possesso?

La trasferta contro un Milan indebolito (?) dall’assenza del suo capitano sarà un bel banco di prova. Priva di Bonucci che dovrà accontentarsi di uno sgabello milanese per i suoi equilibrismi la squadra di Montella ha l’occasione della vita: dopo 3 KO in 4 gare battere la Juve significherebbe in un sol colpo salvare la panchina, forse la stagione, ritrovare slancio, appeal e consapevolezza, rientrare nella corsa alla salvifica Champions. Insomma, la gara della vita per il Milan cinese in casa col pubblico delle grandissime occasioni.

Occasione ideale per capire se la Juve, in vista della “gara più importante dell’anno”, martedì a Lisbona, può trovare dentro di sé un equilibrio perfetto per una stagione straordinaria.

di Federica Marzano