Perché Rabiot può sbagliare ma Chiesa e de Ligt no?

di Alex Campanelli |

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Ci sono tante cose positive da evidenziare del primo tempo di Juventus – Milan: l’atteggiamento della squadra dal punto di vista sia mentale che tattico, l’enorme lavoro di Dybala e ancor di più Morata in non possesso abbinato a una discreta lucidità, la verve di Alex Sandro schierato a tutta fascia, il frequente scambio di posizioni soprattutto sull’out di destra in fase offensiva, piccoli ma significativi miglioramenti nella fase di pressing e recupero alto (recuperatevi tutto il thread qui sotto).

Nel secondo tempo è venuto a mancare quasi ogni aspetto di quelli elencati sopra, con una squadra visibilmente stanca che ha perso lucidità prima e razionalità poi, quando con Kulusevski, Kean e Chiesa in campo ci è voluta un’eternità per cambiare assetto.

Sopra a tutto questo c’è però la crisi cronica che assale la Juventus ogni volta che viene rimontata, ogni gol avversario assomiglia a un de profundis che porta l’11 ad uno stato di ansia costante, ad attaccare in modo frenetico e di conseguenza sbilanciarsi terribilmente, addirittura i giocatori più esperti (vedi Chiellini a fine gara) nella foga di voler tornare avanti fanno degli errori di concetto che lasciano interdetti.

Massimiliano Allegri ha dimostrato che il progetto tattico sul quale sta lavorando ha un senso, si sono viste delle cose e se ne vedranno altre, sperando che bastino per inanellare una serie di vittorie che possa trascinare la Juve fuori dal pessimismo leopardiano che l’accompagna in campo quando prende gol. Ci sono però alcune mosse e alcune dichiarazioni dell’allenatore che non possono lasciare tranquilli.

Matthijs de Ligt è stato escluso dall’11 titolare per il secondo big match consecutivo in 4 giornate di campionato: nelle scorse 76 (più tutte le gare di Champions), l’unica partita di cartello saltata dall’olandese per scelta tecnica era stata Juve – Roma dello scorso 6 febbraio, peraltro inserita in mezzo ai due match con l’Inter per la semifinale di Coppa Italia che l’ex ajacide ha regolarmente dispitato.

Nella settimana in cui Mino Raiola ne ha ipotizzato l’addio a fine stagione, la Juventus lancia un messaggio pessimo al giocatore: non sei un titolare di questa squadra, se stanno bene Bonucci e Chiellini giocano loro, quello che hai fatto di buono fin qui non conta niente. C’è tempo per sovvertire le gerarchie, ma l’impressione è che ad oggi de Ligt, capitano dell’Ajax e protagonista assoluto dell’ultimo scudetto bianconero, non sia trattato come il top player che è, ma come “un giovane che deve crescere”.

Sulla stessa lunghezza d’onda sono state le parole di Allegri su Federico Chiesa ieri sera: “è un giocatore bravo che come tutti gli altri deve crescere e deve acquisire una certa consapevolezza che siamo alla Juventus”. Il vero trascinatore della Juve 2020/21 insieme a Cristiano Ronaldo, nonché uomo decisivo nella vittoria dell’Europeo, viene di colpo declassato a giocatore bravo che però, in pratica, deve crescere anche lui.

Senza che abbiano fatto nulla di sbagliato, due dei giocatori più forti della rosa bianconera vengono messi in dubbio, e l’impressione è che stavolta non si tratti di critiche costruttive, dato che i due ragazzi non hanno mai dato modo di far credere di dover essere responsabilizzati ulteriormente, bensì di un clamoroso errore di valutazione, di uno scaricabarile sui bersagli sbagliati.

Nel frattempo Adrien Rabiot, reduce come spesso gli accade da una partita ai limiti dell’irritante con l’Empoli seguita da una prestazione maiuscola a Malmoe, viene elogiato per aver fatto “una grande partita”. Lo stesso Rabiot che concede angolo per paura senza ascoltare le grida di Szczesny (comprensibile in un momento di difficoltà) e che nonostante i richiami e le strattonate del portiere polacco si scorda di essere in campo quando Rebic svetta per siglare il gol del pari (totalmente folle e insensato).

Rabiot e Chiesa hanno solo 2 anni di differenza, ma il primo è un adulto può permettersi di staccare il cervello nei momenti topici della partita ricevendo poi elogi dall’allenatore, che evidentemente ne apprezza la forza fisica e gli strappi, praticamente mai visti col Milan, mentre il secondo è un ragazzo che non riceve praticamente alcun pallone giocabile ma viene inserito tra i “cambi sbagliati” e tenuto sull’attenti dal mister a fine gara.

Cosa spinge Max a fidarsi di Rabiot ma non di Chiesa e de Ligt? Nella conferenza pregara Allegri ha parlato di “potenzialità che nemmeno lui sa di avere” relativamente a Rabiot, ma qui il discorso su giovani e vecchi si ribalta: non sarebbe più lecito aspettarsi prestazioni costanti e convincenti da un 26enne che viene dal Psg piuttosto che da un ’99 e un ’97 rispettivamente alle terza e seconda stagione in una big che, ripetiamolo ancora, hanno dimostrato in ogni modo possibile di essere giocatori da Juve? Perché allora sono loro ad essere messi in discussione? Allegri ha parlato di difesa del risultato, di concentrazione, perché allora tiene in campo e mette a difendere sugli angoli un giocatore che ha più volte mostrato di poter disconnettere il cervello in qualsiasi istante?

Il prosieguo della stagione darà le risposte che cerchiamo, nella speranza che il patrimonio tecnico a disposizione della Juve, che resta cospicuo nonostante critiche e risultati, non venga sacrificato sull’altare di un equilibrio che ancora non c’è e di frasi fatte senza fondamenti concreti. C’è tanto tempo per risalire, ma c’è bisogno dei giocatori giusti al posto giusto; anche volessimo continuare col luogo comune di “capire che siamo alla Juventus”, i responsabili andrebbero cercati altrove, non certo in ragazzi che senza un vero perché hanno già visto troppa panchina.