Juve-Milan oltre i rancori di cortile

Juve-Milan non è mai una partita banale. Questa frase, spesso abusata dagli addetti ai lavori per definire altre sfide fra i bianconeri e compagini molto meno nobili, è tutt’altro che una frase fatta. Juve-Milan è il classico del calcio italiano, per molti aspetti il vero derby d’Italia, che vede contrapporsi le due squadre più titolate e tifate dello Stivale. Una sfida lunga un secolo, che ha caratterizzato tanti campionati e persino una finale di Champions. Una contrapposizione anche cromatica: l’eleganza del bianconero contro la bellicosità del nero tinto di rosso.

 

Juve-Milan è la sfida contro gli avversari più degni che abbiamo avuto, nel corso della storia, sul suolo italico. Avversari capaci di vincere più di noi in Europa, e per questo anche ammirati e invidiati. Avversari spesso più sportivi e meno avvezzi all’alibi rispetto ai loro cugini nerazzurri, forse perché meno frustrati, più abituati alla vittoria. (Per quanto le “rette parallele” di Galliani gridino ancora vendetta).

 

Oltre a tante gioie (una tra tutte, il 6-1 di San Siro del 1997), per chi scrive Juve-Milan è anche il ricordo delle prime delusioni calcistiche, che hanno punteggiato un’adolescenza di provincia negli anni ’90: il tradimento di Robi Baggio, e quel campionato 1995-1996 concluso al secondo posto, a 8 punti di distanza dal Milan di Capello e Weah. E anche se, poche settimane dopo, il trionfo in Coppa dei Campioni cancellò la delusione per lo Scudetto, ricordo ancora con fastidio i clacson che quel pomeriggio invasero la mia piccola città lombarda. Sorvolerò, poi, sulla finale del 2003 (bel modo per festeggiare i miei 20 anni), che ho cercato in tutti i modi di rimuovere: per me Manchester non esiste, non è mai esistita, non ho mai riguardato quei calci di rigore.

 

Una sfida proseguita fino al 2011-2012, quando la prima Juve di Conte si mise alle spalle il Milan di Allegri, e poi depotenziata dal lungo declino delle milanesi. Il resto è storia recente: la finale di Coppa Italia 2016, vinta dalla Juve ai supplementari, e la rivincita del Milan nella Supercoppa a Doha.

 

Ma anche oggi che il Milan appare come una nobile decaduta, la sfida mantiene il suo fascino. La distanza in campionato è netta, ma le due squadre si ritroveranno in finale di Coppa Italia, rinnovando così la sfida per un titolo.

 

Lo Juve-Milan di questo inizio di primavera sarà anche il primo confronto con il grande ex Bonucci. Una ferita aperta per molti tifosi, ma oggi non c’è spazio per il rancore: la storia del calcio ci insegna che i giocatori passano (come Baggio, come Bonucci), la maglia rimane. E la Juve ci insegna a essere focalizzati sugli obiettivi, solo e soltanto su quelli. Sabato sarò allo Stadium: non lo applaudirò, ma non lo fischierò neppure. I rancori da cortile lasciamoli ad altri.