La Juve in mezzo al guado, tra l’Allegrite e il Sarrismo

di Riceviamo e Pubblichiamo |

sarri

Di Zagar Il Nero

L’espressione di Cristiano a fine partita diceva tutto. A lui perdere non va giù forse più che a tutti gli altri, tifosi compresi. A prescindere. Se poi lo si fa replicando per filo e per segno la stessa scoppola rimediata due settimane prima in campionato, allora col boccone indigesto si rischia il soffocamento. Se queste sono le premesse, beh allora è facile prevedere di amaro, oltre che le vacanze natalizie, anche altro.

Dall’allegrite al sarrismo, la Juve è in mezzo al guado e rischia di essere trascinata via dalla corrente.

Questa squadra non s’è capito cosa sia e, soprattutto, dove voglia approdare. In mezzo al campo camminicchia come nel lustro targato Allegri, con la differenza che la palla non la tocca più sempre all’indietro (fatta eccezione per Alex Sandro, per lui dev’essere una regola di vita), ma in orizzontale. Il filo conduttore fra le due “ere” invece sono le verticalizzazioni repentine, quelle sconosciute. Non avevamo il piacere di vederne mezza con Massimino e continuiamo a non vederne con Maurizione.

Allegri non aveva la pretesa di fare spettacolo. “Andate al circo se lo volete vedere”, diceva, quando avrebbe potuto consigliare più semplicemente di andare a guardare una partita dell’Atalanta di Gasperini. Sarri invece ha detto fin da subito che le avversarie le vuole distruggere. Finora di distruzioni non se ne sono viste. E a quanto pare mai ne vedremo.

Allegri e Sarri, diversi ma uguali. A partire dalle formazioni schierate dopo avere ascoltato critiche e letto opinioni. Il primo metteva tre punte e poi faceva fare il terzino a Mandzukic o il mediano a Dybala al grido di “halma halma!”. Il secondo s’è deciso, controvoglia, a schierare il potenziale trio delle meraviglie, per poi giocare con un titic-titoc stucchevole nella sua sterilità. Due tiri appena nello specchio il prodotto finale con la Lazio in Supercoppa. Quello di Cr7 e la ribattuta in rete di Dybala. Il titic-titoc serve solo agli onanisti del possesso palla. Se invece lo disegna Guardiola con Iniesta, Xavi, Pedro e Messi, allora diventa tiki-taka e si trasforma in gol e spettacolo.

Inutile mettere quei tre tutti insieme se poi pretendi di passare soltanto in mezzo al traffico del centro alla vigilia di Natale. Inutile mettere Higuain se poi non fai in modo di fargli arrivare un pallone che sia uno dalle fasce. E difficilmente gli arriverà se sulle fasce schieri l’elementare De Sciglio e retromarcia-Alex Sandro. E se quando hai la palla non sei svelto a spedirla al mittente. E se quando fai entrare Douglas Costa lo spedisci là in mezzo, bestemmiando tutti gli dèi del calcio. E se i polmoni di Bernardeschi li usi solo per andare a pressare alto e rinculare sempre per le vie centrali. E se l’unico che fai inserire è Matuidi, che povero cristo non è per lui e quando gli arriva la palla che potrebbe essere buona, a lui d’istinto viene da rinviarla in tribuna.

Eppure il calcio, dicono in tanti, sia una disciplina semplice. E qualcuno l’ha dimostrato (Marcello Lippi) e lo dimostra (Gian Piero Gasperini). Sarri ha detto fin da subito che il gioco della sua Juve sarebbe stato plasmato sui giocatori a sua disposizione. Sulle loro peculiarità. Se questo è il risultato, come diceva il filosofo, allora “sono cazzi amari“.


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