La Juve e le poche follie nel mercato di gennaio

di Nino Flash |

Che il tifoso juventino si attenda un grande acquisto ad ogni sessione invernale è legittimo, visto e considerato che da anni la Juventus è la società più ricca nel panorama italiano e nulla le è teoricamente precluso (CR7 docet).

Il “mercato di gennaio” è tradizionalmente considerato un mercato riparatore, e non di rado il team bianconero si è trovato in questo periodo dell’anno con la quadra sul campo ancora da trovare. Incertezze che agli occhi dei tifosi possono preludere a insuccessi o – peggio – crolli, ma che non hanno mai turbato più di tanto la società Juventus, che invece ha sempre creduto nella rosa costruita in estate e a dicembre/gennaio non ha mai investito extra risorse per un giocatore di livello, uno che possa fare il titolare o partecipare alle rotazioni tra campionato e Champions.

Scorrendo la lista degli acquisti invernali della Juve degli ultimi 3000 giorni, i primi nomi sono quelli di Caceres, Padoin e Borriello del 2011/12. Un trio rivelatosi sicuramente utile e anche decisivo, ma che andò sostanzialmente a compensare le uscite di Pazienza, Amauri, Iaquinta e Toni. Uno switch successivamente rivelatosi un upgrade.

Nei 2 anni seguenti approdarono a Torino in corso di stagione giocatori non certo fondamentali come Peluso e Anelka (2013) e Osvaldo (2014). Fu forse l’inverno 2014/15 a regalare le maggiori soddisfazioni, visto che il cambio Matri/Giovinco ha avuto un impatto duraturo, oltre all’acquisizione di Sturaro.

Emblematico poi l’anno 2015/16, quello della rimonta, in cui non ci fu alcun acquisto intra-stagionale, quando la squadra stava inanellando vittorie a ripetizione che avrebbero realizzato una storica striscia vincente.

Il 3 gennaio 2017 fu la volta di Rincon, ritenuto utile a puntellare il centrocampo e a sostituire numericamente l’uscita prematura di Evra e Hernanes (uscito a febbraio per la Cina)

Nell’annata post Cardiff – siamo nel 2017/18 – si archiviò un altro clean sheet nel libro degli acquisti del mercato di riparazione, mentre il bis di Caceres per Benatia fu l’ultimo sussulto del ciclo allegriano.

Si arriva al 2019/20, con un Sarri desideroso di ricevere nuovi innesti a fronte delle “estromissioni” di Emre Can e Mandzukic, ma che alla fine rimane deluso da un altro zero bianconero alla casella “arrivi a gennaio”.

Aspettarsi qualcosa di importante da parte della dirigenza bianconera nelle sessioni di calciomercato invernale è dunque antistorico, quanto meno in questo ciclo vincente. Quali possono essere le motivazioni di quella che sembra essere una precisa scelta? Sicuramente l’aspetto economico ha un suo peso: a gennaio non scadono contratti e il monte ingaggi si può abbassare solo se c’è una cessione di livello o una risoluzione indolore. Per non parlare – in questa stagione – degli effetti della pandemia. Poi c’è anche un aspetto tecnico: inserire nei meccanismi di gioco una o due pedine può richiedere un tempo anche lungo, cosa che quest’anno la Juventus non ha, dato il distacco di classifica e la necessità di vincere ogni 3 giorni. E poi c’è da dare fiducia a un gruppo di giocatori molto giovani, su cui la società punta molto.

Piuttosto, le sessioni di mercato di metà anno sono state messe a frutto da Paratici e Nedved per bruciare sul tempo altri club (Kulusevski) o per impostare operazioni a più lungo raggio, che prevedono percorsi di crescita e valorizzazione lontano da Torino.

Rispetto alle stagioni precedenti, in questa è innegabile la mancanza di alternative in alcuni ruoli ben precisi (esterni bassi e attaccante), ma non sappiamo quanto la società giudichi grave questa carenza, tanto da obbligarla ad intervenire sul mercato a dispetto delle consolidate e vincenti abitudini.


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