La Champions e le frasi che lo juventino ha detto in 10 anni

di Mauro Bortone |

Ronaldo

Ci sono parole e frasi che possono segnare il senso di un’ossessione. Per noi, juventini di oggi e di ieri, quell’ossessione è una coppa dalla orecchie lunghe, la Champions League o ex Coppa dei Campioni come amano chiamarla gli ultimi romantici del calcio, che anche quest’anno si è dissolta nella notte sfortunata dell’Allianz Stadium contro il Porto, lontana più di due settimane ma emotivamente ancora vicina e dolorosa.

Frasi che hanno indicato un’idea, una traccia, una soluzione o una formula possibile in questi dieci anni di dominio italiano mai culminato con quello europeo, nella convinzione collettiva di allungare prima o poi le braccia sull’ambito premio.

In principio fu “In Europa non si vince con la difesa tre”. È stato il primo mantra che lo juventino si è ripetuto dopo gli insuccessi della rinascita, targata Conte, e culminati con la dolorosa eliminazione col Galatasaray e la semifinale di Europa League col Benfica. La Juve, dopo Conte, ha utilizzato la difesa a quattro ma non è bastato cambiare impostazione tattica per vincere la coppa.

“Ci servono terzini che spingano”. Nel giro di tre anni la Juve si assicura prima le prestazioni di Dani Alves e poi quelle di Joao Cancelo, i più forti calciatori sulla fascia destra degli ultimi anni, ma la Coppa rimane indigesta.

“Ci servono ali che saltano l’uomo nell’uno contro uno”. Dopo la finale di Cardiff arrivano Douglas Costa, Bernardeschi, c’era già Cuadrado e nel recente si aggiungono Kulusevski e Chiesa, ma purtroppo l’enigma non viene risolto.

“Ci serve un gioco” con riferimento a un centrocampo qualitativo e di quantità completo: non bastano Pirlo, Vidal, Pogba e Marchisio insieme, la mediana più forte di questi anni, a vincere il trofeo.

“Ci serve un fuoriclasse”: arriva Cristiano Ronaldo ma neanche col più fuoriclasse di tutti la Champions diventa realtà.

“Ci serve un buon sorteggio”: l’esultanza per aver pescato Lione e Porto si è trasformata ben presto in delusione cocente.

“Ci serve un allenatore che faccia gioco”: arriva Sarri ma la campagna europea si conclude malamente e in tre anni si collezionano tre differenti guide tecniche senza successo.

“La verità è che segna solo Ronaldo: servono i gol degli altri”. Quest’anno finalmente segna pure qualcun altro, ovvero Chiesa, ma non basta perché “Ci è mancato Ronaldo”.

Non c’è una formula purtroppo. O forse servirebbe un viaggio a Lourdes o la consulenza di un esorcista. Ma magari sono pensieri da Medioevo come ci ricorda spesso Massimo Zampini. Oppure c’ha ragione Leomina, quando dice che la “maledizione” di Béla Guttman in bianconero ha un nome e cognome: Paulo Sousa. Lui lascia la Juve e l’anno dopo vince la Champions contro la Juve col Brorussia: da allora niente è andato come doveva andare, con episodi che se possono girare male girano persino peggio. Si dice che la fortuna assista gli audaci, ma a questo punto dopo averle tentate tutte, proviamoci pure con questa: riprendere subito Paulo Sousa! Magari è la volta buona…