La Juve, l’Inter e quell’eterno moviolone senza calcio

di Massimo Zampini |

Cerchiamo di essere brevi, perché questo articolo lo abbiamo scritto un centinaio di volte.

Nel modesto racconto del calcio italiano ci sono delle regole, che ormai dovreste avere imparato a memoria: se la Juve non vince si parla di campo, proprio come piace a noi. Lì vengono scandagliate le posizioni di Dybala e Kulusevski, la compatibilità di Morata e Ronaldo, i troppi spazi lasciati dietro, si sorride delle capacità di Pirlo (o di Allegri appena arrivato, di Sarri che non ci mostra lo sbandierato bel gioco e così via), si sentenzia sui flop del mercato. Un bel Verona, un coraggioso Crotone, oh, non vi lamenterete dell’arbitro se pareggiate contro due squadre nettamente inferiori? O addirittura farete sospendere quel povero Fourneau, ecco, l’hanno sospeso, anzi no, vabbè, lo farete bloccare più avanti.

E noi dell’arbitro non parliamo, anzi, viene multato Paratici per avere protestato durante la parti e la cosa fa scalpore: ma come, pareggiano con Verona e Crotone e vanno a caldo dall’arbitro a protestare? Non cambiano mai…

Il secondo assioma del postulato riguarda invece alcune nostre rivali e in particolare l’Inter, come funziona il racconto del calcio quando le cose non vanno come vorrebbero.

E arriviamo al caso di giornata.

I nerazzurri non riescono a battere in casa un Parma in faticosa ripresa dopo settimane complicate a causa dell’emergenza che ha falcidiato la prima squadra: i gialloblu sono reduci dal pareggio interno con lo Spezia e la sconfitta di Udine.

Ebbene, l’Inter a mezz’ora dalla fine è sotto di due gol, accorcia, chiede un rigore con Perisic e pareggia proprio con il croato in pieno recupero. 2-2. Quindi?
Quindi sparisce il calcio (perché i nerazzurri erano sotto a San Siro all’ultimo minuto? Sono Lukaku dipendenti? A che punto è la squadra di Conte? Niente, vietato discuterne) e parte un maxi moviolone di un paio di giorni che farebbe impallidire il povero Biscardi. Marotta si scatena denunciando un vuoto normativo (lo stesso vuoto, supponiamo, degli sgambetti su Perotti e Zaniolo in area nerazzurra, del placcaggio di Lautaro, del mani di Young contro il Sassuolo, solo per citare i primissimi episodi che ci vengono in mente su questi anni di Var), la Gazzetta fa la prima pagina indignata e utilizza aggettivi utilizzati raramente come “nettissimo” e “gigantesco”. Sono passate oltre 24 ore ma siamo ancora lì, al rigore richiesto da Perisic, Marotta, Gazzetta e compagnia. Siamo alla notte di domenica, eccoci al “Club” di Sky, dove viene ospitato Rizzoli e quando stiamo per andare a dormire il campo è completamente sparito dal weekend calcistico: il Sassuolo dimezzato che vince al San Paolo, il Milan che non  molla, la Juve che riparte, la Roma che convince, la Lazio che vince non si sa come: i temi sarebbero molteplici, ma il postulato non ammette sconti. Se l’Inter si lamenta, il tema è quello, non se ne esce. Rizzoli lo ammette subito: il rigore c’era, il Var ha sbagliato a non intervenire. Bene, e quindi?

Non si sa, intanto Marotta scrive a Caressa, che legge al designatore, il quale sbugiarda il nostro Beppe ma non importa, il moviolone continua: errori contro il Milan, contro la Roma, contro la Juve (ma lì non si capisce niente, se ne parla in modo confuso: si intuisce che su Bernardeschi era rigore – del resto lo sapevamo da un po’ – ma il tema non intriga i presenti in studio, si passa oltre in un attimo, sennò il postulato che fine fa?), insomma l’Inter decide che per un weekend dobbiamo parlare del Var e non di campo – dopo il match con il Parma sarebbe complicato – e ci riesce perfettamente, come da tradizione.

Piccinini chiosa: “dipende dai punti di vista, Marotta alla Juve non era favorevole al Var mentre ieri l’avrebbe voluto”. Parrebbe una vaga allusione, non centrata, per due motivi: intanto perché il Var è stato introdotto nel 2017 e da lì, con qualunque applicazione, il campionato lo ha vinto sempre quella squadra che alcuni pensavano sarebbe crollato dopo l’ingresso del monitor in campo. In secondo luogo, Marotta ha espresso dubbi sulla sua applicazione, dichiarandosi “favorevolissimo” alla tecnologia sin dall’ottobre del 2017 in un’intervista in cui affermava, pur se con toni ben più concilianti del Beppe nerazzurro, più o meno le stesse cose: “Il protocollo del Var andrebbe coordinato meglio per renderlo un po’ più armonico. Faccio un esempio: è normale riconoscere che il gol segnato domenica da Mandzukic all’Atalanta era da annllare, siamo perfettamente d’accordo. Ma è altrettanto legittimo domandarsi se valutare o meno con il Var il presunto fallo da rigore subito da Higuain al 94′”. Detto che lì non avrebbe avuto tutti i torti a lamentarsi, visto che nelle prime giornate accadde di tutto, da un rigore concesso all’attaccante del Genoa in fuorigioco a un penalty per Mandzukic diventato espulsione per Marione, Marotta non è cambiato a seconda dei punti di vista, dice più o meno le stesse cose, è semplicemente diventato più “aggressivo” sul tema, come capita a chi finisce da quelle parti. L’unica vera differenza è che oggi non definisce più le polemiche interiste “imbarazzanti come un tempo, ecco, ma questo si può comprendere.

Avevo promesso di essere breve e non ci sono riuscito. Avrei voluto parlare di Danilo che importa, McKennie che si inserisce, Arthur che ragiona, la difesa che soffre un po’ troppo, l’atteggiamento un po’ molle, Morata che segna sempre, Cristiano Ronaldo che in due minuti spiega la differenza tra averlo e non averlo a disposizione.

Ma non è il weekend giusto. Per il calcio, per parlare di campo, ripassate la prossima volta. Quando la Juve non vince e le rivali sì.