Juve in Love – Le 5 coppie bianconere di questi anni

di Valeria Arena |

 BONUCCI-CHIELLINI (& BARZAGLI) 

Menáge à trois 
Sono stati giorni difficili, estenuanti, mal sopportabili. Mai come in questi giorni abbiamo provato sulla nostra pelle le sofferenze psicofisiche di un’era post BBC, neanche quando Bonucci  se ne andò via sbattendo la porta, intimandoci non di non provare a fermarlo, di non provare a cercarlo, perché non sarebbe mai più tornato, e poi abbiamo visto tutti com’è andata a finire. Giorni in cui ci siamo chiesti se esistesse davvero una vita oltre la BBC, se fosse possibile continuare a credere che nel mondo del calcio potesse nascere qualcosa di più armonioso e perfettamente corrispondente di Barzagli, Bonucci e Chiellini.

Noi oggi li pensiamo tutt’al più come una coppia, dal momento che il primo è già prossimo alla pensione e guarda tutto da una posizione privilegiata, che non è di certo il campo, ma sappiamo bene che siamo di fronte al ménage à trois più produttivo e senza drammi di sempre, o quasi. Mi perdoneranno Rossella, Reth e Melania, Jules, Jim e Catherine, ma il nostro triangolo amoroso ha generato più gioie che tragedie, almeno a noi. Certo, questi tre sono stati l’esempio lampante che la poligamia non è poi questo grande dramma, ma nonostante questo non sono stati esenti da crisi e malesseri, che, si sa, sono fisiologici.

Alla soglia del settimo scudetto, numero che avrà nel calcio gli stessi effetti nefasti che ha nelle relazioni sentimentali, si sono sfaldati anche loro. È bastato uno sgabello e la BCC ha divorziato. Gli altri si mollano per un messaggino, un like di troppo, un tradimento, o presunto tale, scoperto tramite social, a noi invece è toccato lo sgabello.

E qui però le gerarchie, che esistono pure nelle coppie, che vi credete, sono subito saltate all’occhio. Chi meno ama è  più forte, si sa, e infatti Chiellini e Barzagli hanno aggiornato la bacheca dei trofei salutando e ringraziando l’ex compagno senza rancore e remore, andandoci pure in vacanza insieme perché se amore vero è amore pure se giochi per il nemico, mentre Bonucci, cuore di pietra morbida, si è reso conto che non era lui quello che poteva vivere senza gli altri, che non era lui il più forte solo perché aveva sbattuto la porta con violenza e creduto di aver spezzato cuori: «Ogni viaggio ha un ritorno. E qui mi sono sempre sentito a casa, così come mi sento adesso. Per questo sono tornato: mi sono accorto che mi mancava casa. Ho avuto altre offerte, ma nella mia testa c’era il solo pensiero di tornare alla Juventus […] Con il passare del tempo mi sono accorto che la decisione che avevo preso un anno fa era dettata da emozioni, da un momento di rabbia e dal timore di non poter più dare il massimo qui. Ma vedendo come sto adesso, pensando all’entusiasmo che provo dentro di me, so che ho fatto bene a essere qui e non vorrei stare da nessun’altra parte. La Juve per me è stata tutto».

Per un attimo, è diventato chiaro che è Chiellini quello che può vivere senza gli altri due, semmai Barzagli, ma in un’altra vita oramai, mica Bonnie. E siccome delle volte la vita scrive le sceneggiature più belle, gli infortuni sono pure capitati tutti in concomitanza facendo prenderci un coccolone. Abbiamo capito che vi volete bene e avete tanta sintonia, ma ora basta, tornate e amatevi in campo.

 ALLEGRI-MANDZUKIC 

Matching perfetto 
Non me ne vorrà Ambra, che adoro e con la quale sono cresciuta, ma se esiste al mondo un essere umano nato per fare coppia con Massimiliano Allegri, questo è Mario Mandzukic. Qualunque sistema di matching li metterebbe insieme senza avere dubbi e infatti lo stesso Allegri non gli ha più tolto gli occhi di dosso dal primo momento in cui lo ha visto e incontrato. D’altronde Mario è arrivato alla Juve quando Max era già in panchina e il tutto fa pensare, o almeno io voglio pensare così, che ci sia stato un lungo corteggiamento fatto di silenzi, battute toscane e promesse di fase difensiva. È facile capire quali sono gli elementi più intriganti di Mandzukic: fa tanto e parla poco, non si lamenta mai, incute timore, quindi in un certo senso dona un senso di protezione alla persone che difende o per le quali gioca, ed è cangiante, nel senso che ormai sa ricoprire qualunque ruolo gli si assegni. Il calciatore totale, il sogno erotico di Allegri. Banalmente si potrebbe pensare che sia Mandzukic a dettare le regole, data la stazza e la fama che lo precede, che sia Mario, con il suo fascino da «faccio tutto io, tu non ti preoccupare di niente», a far pendere Allegri dalle sue labbra, ma come al solito gli stolti guardano il dito e non la luna e si fanno ingannare. Nel valzer degli attaccanti, Mandzukic è l’unico a essere rimasto fermo al suo posto. Attacca, difende, corre, ritorna, pressa, lava, stira, cucina e non sporca. Insomma, è l’uomo da sposare. Chiunque risente degli innumerevoli cambi di ruolo e gioco di Allegri, tranne lui, che come un camaleonte lascia un segno praticamente ovunque. È un amore destinato a durare in eterno, almeno fin quando entrambi resteranno alla Juve. Non fate come i Montecchi e i Capuleti e godetevene tutti. 

 MAROTTA-PARATICI 

Matrimonio combinato

È inutile che ci giriamo intorno, quello tra Marotta e Paratici è stato un matrimonio di convenienza e ha funzionato alla perfezione. In perfetto stile Game of Thrones, re Agnelli ha capito che per costruire un impero doveva unire la casata Marotta e la casata Paratici e governare sui 20 regni italiani e magari anche fuori. Lo dice esplicitamente uno dei personaggi: i matrimoni esistono per accrescere potere, diventare più potenti e spaventare i nemici, se si cerca l’amore, bisogna andare altrove. Ecco, credo che la Juve di Agnelli funzioni più o meno così. Una coppia regale, rispettata e temuta in terra natia come all’estero, che ha razziato dove ha potuto, ma che non è rimasta esente da fesserie. Pirlo, Vidal, Pogba, Dani Alves, Higuain, Pjanic, Alex Sandro, Cancelo, Tevez, Douglas Costa; ma uno sbaglio poi cos’è, cantava il menestrello. Ma la potenza non genera potenza ad infinitum e gli ego ingombranti non sono destinati a lunghi matrimoni, soprattutto se combinati da altri, così al settimo scudetto, boom, sono scoppiati anche loro. Sarà una maledizione, che vi devo dire. Al centro della rottura pare esserci un certo Jorge Mendes, decisamente più attraente di uno sgabello, che come le sirene di Ulisse ha fatto capitombolare Paratici sussurrandogli all’orecchio un nome, un cognome e un numero e da quel momento nulla è stato più lo stesso. Marotta è quello che uscito a pezzi dal divorzio, mentre Paratici ha iniziato la sua vita da single – anche se a me quel Mendes lì non me la racconta giusta – spiccando il volo, come quelle casalinghe che trovano se stesse dopo aver buttato il marito fuori di casa. Pochi mesi e ha piazzato Sturaro al Genoa, preso Ramsey a parametro zero, facendo sfregio all’ex coniuge, conosciuto come i re dei parametri zero, piazzato pizzini ovunque e presieduto qualunque tribuna di qualunque stadio. Re Agnelli, lasciatecelo single ancora per po’, ti prego, ti rendiamo grazia. 

 MORATA-ZAZA 

Amore adolescenziale

Qui siamo ai livelli dei Ferragnez, della Smemo, dei cuoricini sulle foto. Alvaro Morata e Simone Zaza, l’unica coppia juventina a essersi meritata la fusione dei cognomi: i Moraza o Zazata, fate voi. Un giorno per incontrarsi e un solo anno per amarsi per sempre. Talmente uniti da fidanzarsi con due modelle/influencer/imprenditrici molto amiche, così da non stare troppo lontani e non annoiarsi durante le uscite a quattro. Se non è amore questo, ci andiamo davvero vicini. Un incontro folgorante che è non passato inosservato e che ha dato tante soddisfazioni anche a noi. Da una parte il ragazzo dalla faccia pulita, gentile e sorridente, nonostante qualche crepa e qualche dolore all’anima, e dall’altro il burbero silenzioso che preferisce la palla alle parole, ma di grande cuore, una coppia che, pur spesso separata, ci ha fatto sorridere parecchio: gli occhiali da sole contro l’Inter, la sfida di Coppa Italia contro il Milan, il pareggio inutile ma bellissimo di Berlino, Zaza 88 che da solo spiega una stagione intera. Due pezzi della Juve dei record difficili da dimenticare, nonostante il loro poco tempo trascorso insieme. Un amore fatto anche di messaggi a distanza, come Zaza indeciso su chi tifare durante la finale di Cardiff e che ammette che forse è meglio non guardala, difficile scegliere tra Morata e la Juve, di corsi e ricorsi storici, con uno Valencia e uno a Madrid, di sfide da nemici, Italia e Spagna, e di tanti parole d’affetto. Adesso non ci mancano, ma ce li ricorderemo per sempre

 CONTE-GIACCHERINI 

Folle passione

Più di mezzo mondo dello spettacolo ha Pippo Baudo, Emanuele Giacchierini ha Antonio Conte, che, per altro, gli ha dedicato una delle dichiarazioni d’amore più belle che abbia mai sentito in ambito calcistico: «Se si chiamasse Giacchierinho, sarebbe considerato molto di più». C’è gente che si è sposata per molto meno. Vidal, Pirlo, Pogba, ma lui non aveva occhi che per Giacchierini, un «pezzo pregiato» di cui non si sarebbe mai privato. Se Giacchierini deve la sua carriera ad Antonio Conte, Antonio Conte deve gran parte delle cose belle che ha costruito con la Juve al suo Giaccherinho, emblema del suo calcio. D’altra parte, sarà anche banale dirlo, quando un allenatore si innamora di un calciatore, in fondo si innamora di se stesso, del suo mondo, di quello che è. Vale per Conte come per Allegri. E allora Antonio nazionale si è specchiato in Giaccherini e insieme a lui, e a tanti altri naturalmente, ci ha regalato uno degli scudetti più belli mai vinti, forse il più bello di questi sette anni. Anzi, senza forse. Un allenatore qualunque e un calciatore qualunque, almeno fino a quel momento, a risollevare le sorti di una squadra che veniva dal buio. Neanche Jane Austen poteva raccontarla meglio. Altro che Orgoglio e Pregiudizio, Ragione e Sentimento, per Conte e Giaccherini solo Fuoco e Fiamme, perché per entrambi non esistono mezze misure: attaccare prima di essere attaccati. I cerini, però, faranno pure luce, ma si consumano in fretta, così due anni dopo si ritrovano separati e un anno dopo Conte va via dalla finestra mentre tutti dormono. No, non è vita, è rock’n roll, non è amore, è un sexy shop, sì è un Van Gogh. Poi arriva la Nazionale, perché certi amore fanno dei giri immensi e poi ritornano. Ma solo certi, eh. Non ci abituiamo male