Juve in Borsa, the day after: è davvero crollo?

di Leonardo Dorini |

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Dopo il responso del campo, senza appelli, quello dei mercati finanziari non si è fatto attendere, infliggendo al titolo Juventus una pesante perdita di valore: mentre ieri sera il titolo aveva chiuso a 1,6875 euro, l’apertura odierna ha segnato un primo prezzo appena sotto 1,30, con un ribasso di quasi il 23%.

Poi il titolo ha ripreso quota, assestandosi intorno a 1,40 euro, e chiudendo come ultimo prezzo a 1,39,  ossia a  -17% rispetto alla vigilia.

Ovviamente, il mercato ha scontato il dato negativo dell’uscita dalla Champions, con connessi minori ricavi a conto economico; non c’è da stupirsi di questa reazione e vedremo nei prossimi giorni quale sarà l’andamento a breve del titolo, che a fine dicembre era stato inserito nel paniere del FTSE-MIB fra i titoli a più alto flottante.

Va ricordato peraltro che il valore espresso dalla Borsa del Club di Via Druento ha osservato nell’ultimo anno un andamento eccezionalmente positivo, più che raddoppiando il suo valore: essendoci circa 1 miliardo di azioni in circolazione, la valutazione che il mercato dà del Club bianconero è oggi intorno a 1,4 miliardi e si tratta di un valore di tutto rispetto (si pensi che la Roma, quotata anch’essa, vale circa 300 milioni, mentre la Lazio meno di 100).

Se si osserva il grafico del prezzo di Borsa (fonte: Borsaitaliana) si nota come proprio l’acquisto di CR7, già dai primi rumors, aveva orientato positivamente l’andamento, con un’accelerazione notevolissima nei mesi di luglio ed agosto 2018.

Ad inizio 2019 c’è stato un ulteriore strappo verso l’alto, anche a seguito della pubblicazione di un report piuttosto lusinghiero di Banca IMI che consigliava agli operatori di comprare il titolo Juventus: proprio in quel report si ricordava come il caso-base, in relazione alla Champions League, fosse proprio di arrivare sempre ai Quarti di Finale, proprio come avvenuto quest’anno.

Ed infatti, un post di Giovanni Capuano ci dice che quest’anno è di quasi 120 milioni di Euro il valore degli introiti legati solo a questa competizione, fra premi, bonus e diritti televisivi.

 

Non c’è dubbio che l’uscita dalla Champions League sia un fatto negativo, causa i minori introiti, oltre che doloroso per noi tifosi; ma, nel quadro di un piano di sviluppo che si traguarda alle prossime 3-4 stagioni, si tratta di un dato più considerabile all’interno della fisiologica successione dei risultati di un Club che comunque rimane a livelli top; gli operatori di mercato valuteranno nei prossimi giorni di scambi se, come pare plausibile, vi saranno immutate possibilità di perseguire il proprio ambizioso piano industriale, come peraltro ha fatto intendere il Presidente Agnelli a caldo.

Vedremo quindi se il mercato confermerà questa visione, anche a seconda di come la Società imposterà le prossime scelte nelle varie aree di gestione del Club, in primis a partire dalla guida tecnica e dal mercato dei calciatori, che si profila di enorme interesse (finanziario, oltre che sportivo).