La Juve e il grande bivio

di Riceviamo e Pubblichiamo |

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Di Francesco Angelone

Un anno fa mister Allegri provò a spiegare ai profani come si gioca a basket: “Gli schemi non funzionano neanche lì che l’azione dura 24 secondi e il campo è di 20×25, non so nemmeno quanto è grande, 15×25? Lì giocano con le mani e con i piedi, lo schema non esce, la palla la danno al più bravo che fa l’uno contro uno e va a canestro. Figuriamoci se gli schemi escono nel calcio”. Traduzione: conta la tecnica individuale e alla fine, quando sono in difficoltà, i più scarsi la danno al più bravo, che risolve la partita. A Phil Jackson, Gregg Popovich, Simone Pianigiani e altri illustri coach della palla a spicchi sarebbe venuta la pelle d’oca ad ascoltare quelle affermazioni. Ma noi siamo profani e ci siamo lasciati convincere.

Il nostro mercato estivo, comunque, sembrava rispondere esattamente alla teoria di Max. In estate la Juventus ha comprato il più bravo: Cristiano da Madeira. Risultati a parte, inclusi quelli positivi e quelli meno positivi, non si è mai avuta l’impressione, quest’anno, che la Juve avesse un gioco ben orchestrato. Complice la qualità non eccellente della mediana, e complice la difficile stagione di alcuni interpreti (su tutti Dybala) non è mai sembrato che colui che è stato comprato per concludere l’azione (cit. Allegri) sia stato messo nelle condizioni migliori per farlo. Anzi, spesso sono stati attribuiti proprio a lui gli oneri di raccordo col centrocampo o di allargare la difesa avversaria per gli inserimenti dei compagni. L’esperimento pare aver avuto un esito fallimentarecerte spiegazioni oggi non bastano più.

Ora la società è di fronte a un bivio. La prima opzione è continuare con Allegri ma mettendogli a disposizione un centrocampo di qualità, in modo tale da non sacrificare Dybala e Cristiano Ronaldo, e preservarli per la finalizzazione. In tal modo, potremo finalmente avere la controprova circa le reali capacità del nostro direttore d’orchestra. La seconda opzione, più radicale, è fare con Allegri quello che Allegri ha fatto con Benatia: mandarlo al prato, come si fa con i cavalli dopo una serie di vittorie. Altrimenti verrebbe da pensare che la società, per rimanere in ambito ippico, sia come quelle Contrade del Palio di Siena, che hanno vinto da poco, non hanno la rivale in Piazza, e quindi rifiutano di far montare il fantino buono, accontentandosi di conseguire l’ordinario. Possibile che Oltremanica, la patria delle corse di cavalli, nessuno abbia messo gli occhi su Allegri?


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