La Juve e i gol che servono per consegnarla alla storia

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Luca Berti 

Questa Juve con qualche gol in più sarebbe ricordata come una delle squadre più forti mai viste. Si questa Juve è forte, per individualità quantomeno. È così forte che rappresenta allo stesso tempo il suo limite. Da una squadra così ci si aspettano sempre faville: dominio e tanti gol. È mostruosa la mole di gioco vista contro il Milan. Dispiace però che tanto lavoro non sia stato ripagato. Il primo tempo poteva finire con 3 o 4 gol di vantaggio e sarebbe stato giusto, perché questa era la differenza tra le squadre in campo. Avremmo visto giudizi meno critici e oggi saremmo qui a prepararci per la finale col Napoli con entusiasmo e tutti i pronostici dalla nostra.

La squadra però non è riuscita a finalizzare ed è un problema presente da tutta la stagione. I giocatori lo sentono e ne subiscono la pressione e anche le cose più semplici diventano complicate. Succede spesso così. Avessimo sbloccato subito, avremmo visto un gran bello spettacolo. Invece. La Juve è forte. Non si discute. Un attacco come il nostro non lo si può imbrigliare dietro a schemi e manovre dettate a tavolino. La fantasia è e deve essere l’arma in più, quella capace di far impazzire le difese avversarie, quella da far tornare gli avversari a casa col mal di testa, quella da far vivere con gli incubi per lungo tempo. Tutto si può dire, ma non che pecchiamo di fantasia. Manca l’ultimo passaggio, quello determinate, quello che ti manda in porta, quello che ti smarca, quello che ti permette di sfoggiare tutta la classe e mandare in visibilio tutti i tifosi. E si, a volte basterebbe mettere in condizione i giocatori di fare quello che sanno fare senza inventarsi nulla di nuovo.

Molti dei gol della Juve di quest’anno pur meritati e frutto di un gran lavoro, sembrano casuali. Spesso sporcati da deviazioni, da rimpalli, da rigori che pur legittimi, tolgono un po’; il fascino del gol pulito, figlio di una superiorità di gioco che non può lasciare spazio a null’altro se non al merito e all’applauso. Lo spettacolo, quello vero lo fanno i gol. E il pubblico paga per quello. Manca il giocatore da ultimo passaggio. E in questo ci sentiamo traditi da quello che avrebbe dovuto esserlo. Miralem Pjanic sembra aver perso quel tocco. Gioca un calcio anonimo che è ben lontano però da quell’idea che tutti avevamo di lui. Un Pjanic così non ci è utile. La squadra è costretta a cercare altre soluzioni e in mancanza di un trequartista vero, si affida alle individualità, al dribbling, armi che rimangono importanti ed efficaci, ma che agevolano gli avversari nel raddoppio delle marcature. Giocatori come Douglas Costa diventano fondamentali, ma bisogna essere consapevoli che non si possono pretendere dribbling e velocità per tutta la partita. Bisogna dosarli, usarli come il boost, per dare la sferzata, il colpo del k.o.

Puntare tutto su Ronaldo diventa scontato ma prevedibile, così come prevedibili diventano il raddoppio o la triplice marcatura. E quando gli spazi si intasano tutto diventa più difficile. È evidente quindi che la Juve riesce ad esprimersi meglio, ad essere più pericolosa, incisiva ed efficace contro squadre di livello superiore, quando gli spazi si fanno meno asfittici, quando il gioco è più aperto e le marcature permettono di esaltare le individualità. Con il Napoli, in finale di Coppa Italia, potremmo essere quindi più agevolati, dipenderà molto dall’atteggiamento delle squadre in campo, soprattutto del Napoli e se sceglierà di difendersi a prescindere o se vorrà giocarsela a viso aperto. Potrebbe essere una partita come quella allo Stadium nel girone di andata. Ci sono tutte le caratteristiche: voglia di vincere, condizione atletica ancora fresca e nulla da perdere ma tutto da dimostrare. Speriamo solo più matura dal punto di vista difensivo. La Juve rimane la favorita e non potrebbe essere diversamente. È più forte.


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