I giorni dell’abbandono

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Gonzalo Higuain ha lasciato la Juventus e già se ne sente terribilmente la mancanza; oserei dire, anche percependo il sentire comune, più dal punto vista emotivo-affettivo che tecnico. Quella del Pipita è solo l’ultima di una lunga serie di cessioni-ritiri che i tifosi della Juventus hanno dovuto affrontare. In questo breve pezzo vorrei riassumere gli addii più dolorosi occorsi alla corte di Madama negli ultimi anni potendo contare sul termometro della “vedovanza” dei tifosi. Piccola precisazione: da questo bignamino nostalgico saranno esclusi il ritiro di Pirlo e il ritorno di Bonucci per motivi che non sto qui a elencare.

 

Emanuele Giaccherini

In principio fu il Giak. E’ la Juve di Conte. Emanuele è l’uomo che forse più di tutti ha incarnato lo spirito di quella squadra ed anche i suoi limiti. Giak è il giocatore più difeso dal tecnico salentino che si espone pubblicamente prima in conferenza stampa apostrofando i soloni rimarcando che se Emanuele si chiamasse Giaccherinho sarebbe considerato un fenomeno; in seconda battuta durante una partita, in seguito a qualche mugugno dalla tribuna, Giaccherinho fa un gran gol e Conte girandosi verso la tribuna alle sue spalle con la sua solita teatralità grida “Giaccherini” come a dire “ proprio lui! Avete visto?”.

Dopo due stagioni in cui ha dato tutto quello che poteva, andando anche oltre le sue reali potenzialità, risultando protagonista per la conquista di 2 scudetti e 1 Supercoppa italiana, la Juve lo lascia andare direzione Sunderland per la sbalorditiva cifra di 7,50 mln di Sterline (e pensare che ora chiediamo 20 milioni per Sturaro).

Vedovanza 6/10

 

Arturo Vidal

Arturo Erasmo Vidal Pardo arriva alla Juventus nell’estate del 2011/2012 da semisconosciuto dal Bayer Leverkusen. E’ il giocatore che costringe Antonio Conte al cambio di modulo, passando dalla Shari’a del 424 all’illuminismo del 352. Vidal fa il suo esordio subentrando durante la gara casalinga contro il Parma firmando un gol che sarà la sintesi del suo calcio: tiro al volo in sforbiciata frontale in cui unisce potenza, coordinazione e senso del gol, palla all’angolino. Applausi. Di lì in poi Conte fa molta fatica a rinunciare al n.23 bianconero fino a formare un centrocampo a 3 di assoluta qualità con Pirlo e Marchisio.

Vidal in 4 anni di Juventus si distingue per grande attaccamento alla maglia, qualità tecniche in campo, gol, inserimenti vincenti ma soprattutto un rapporto quasi simbiotico con i tifosi della Vecchia Signora. La società non gradisce alcuni suoi eccessi fuori dal campo e nell’estate post Berlino lo cede al Bayern Monaco.

Vedovanza 8/10

 

 

Carlos Tevez

“El Apache” è stato senza dubbio il giocatore che più ci ha esaltato, il leader silenzioso, il capo della rivoluzione tecnica degli ultimi 7 anni. E’ stato il pellerossa che si è sacrificato sul campo di battaglia. Strappato da Paratici (a proposito, Grazie Fabio) all’indomani della celeberrima cena con Galliani dalle grinfie del Milan per 9 milioni di Euro; Carlitos è il primo giocatore ad indossare la maglia n.10 dall’abbandono di Alex Del Piero. La indossa con una dedizione unica, mai vista per un giocatore in quel ruolo. Tocca il suo apice durante la partita con il Parma (si, ancora il Parma) in cui segna uno dei 7 gol partendo dalla trequarti difensiva, scartando prima uno, poi due, poi un terzo avversario, resistendo ad una carica (Dio mio, mentre lo rivivo ho ancora i brividi), si presenta davanti a Mirante e con lucida freddezza appoggia la palla di piatto nell’angolino alla sua destra; il fatto che il gol venga segnato con indosso la seconda maglia di quella stagione, quella blu e gialla con 10 sulle spalle non fa altro che aumentare l’epicità di quel momento.

Carlitos lascia la Juventus dopo due anni, 2 scudetti, 1 Coppa Italia ed una finale di Champion’s League liberato da un accordo d’onore con la dirigenza che gli consente di riunirsi al suo amato Boca Juniors.

Vedovanza 9/10

 

Paul Labile Pogba

Il Polpo. Arriva dallo United con l’etichetta di giovane dalle belle speranze, l’ennesimo francesino che rischia di bruciarsi  (vi ricordate di Coman?) tutto lazzi e tocchi barocchi. Alla Juve gente così ha vita breve. Invece no. Paul si dimostra molto più di questo, infinitamente di più. Paul è un giocatore concreto, bello da vedere e tremendamente potente. Si presenta con un missile terra-aria contro l’Udinese da 30 metri che si insacca sotto la traversa; si ripete, ancora, e ancora; Napoli, Torino, cadono tutti sotto i colpi di clava del francese. Dopo qualche tempo quando prende la palla in mezzo al campo, allo Stadium, si percepisce la volontà del pubblico che il Polpo tiri, da qualunque posizione, tanto può segnare, solo lui può farlo. Ma il ragazzo è più che un tiratore straordinario ed un giocoliere sublime, è un centrocampista totale, moderno che disegna nel campo traccianti, cavalca nelle verdi praterie avversarie, devasta difese; ha potenzialmente 60 metri di raggio d’azione: dalla sua area all’area avversaria; strappa, sovrasta, corre e recupera. E’ il centrocampista più completo dai tempi di Zidane (scusa Zizou ma dovevo rendere l’idea). Epilogo? Lo conoscete tutti: indossa la 10 per un anno prima di lasciarla nelle giovani e glabre mani di Dybala e torna allo United per la cifra monstre di 105 milioni (commissioni incluse?).

Vedovanza 10/10

 

di Claudio Pellegrini

@Pellegrini38