Juve-Fiorentina: la routine sa anche sorprendere

di Jacopo Azzolini |

Una gara che doveva essere routine e gestione – anche comprensibilmente, alla luce del fatto di giocare ogni tre giorni – si è invece rivelata preziosa fonte di indicazioni. Pur in mezzo ad alcune difficoltà.

In generale, il turnover ragionato scelto da Allegri ha un po’ cozzato col primario tentativo della Juventus della prima frazione. Ossia, di insistere principalmente sui cambi di gioco e approfittare dei non sempre puntuali raddoppi da parte dei giocatori viola.

Invece, per quanto di alto livello (sontuosa la partita di Bentancur, con l’uruguagio che ha anche mostrato impressionanti doti atletiche nella rincorsa), la mediana bianconera ha primariamente la caratteristica di giocare sul corto. Forse, tatticamente, era la gara meno adatta per rinunciare a Pjanic, e per larghe fasi della gara si è avvertita l’assenza di un faro in grado di cambiare campo con facilità e naturalezza. In occasione dell’affondo che ha portato all’espulsione di Badelj, si capisce come mai uno associ altre doti a Matuidi, e viene da chiedersi quanto il centrocampo a due possa aiutarlo ad esprimerle al meglio.

Prima che Cuadrado salisse in cattedra e Mandzukic iniziasse a sovrastare Gaspar (quasi traumatico l’impatto del portoghese sul match), la Juve ha primariamente cercato di sfondare tramite i movimenti delle proprie punte, che abbassandosi in ricezione liberavano campo per gli inserimenti dei compagni. Tuttavia, un Higuain non ancora al top e un Astori in ottima condizione per larga parte dal match non hanno consentito di sfruttare sempre con successo queste situazioni.

Inoltre, per quanto Asamoah sia stato molto attento su Chiesa (e per quanto Benassi abbia portato più benefici da guastatore che non come uomo di raccordo per la risalita del campo), una Fiorentina totalmente Simeone-centrica ha comunque fatto correre qualche brivido, con un Cholito quasi encomiabile nel fungere come unico riferimento in ampie porzioni di campo.

Pur col timore negli ultimi minuti di un Frosinone bis (quando si migliorerà nella gestione del possesso?), alla fine la routine si è rivelata tale, col fattore Stadium decisivo ancora una volta. Soprattutto in queste partite. E col sollievo che i giocatori di Pioli siano rimasti in dieci proprio quando, spostato a sinistra, Chiesta stava iniziando a fare vedere i sorci verdi a Sturaro.