La Juve e le fake news, speciale Europa

di Massimo Zampini |

fake news

Mentre si cerca di affrontare una questione delicata del calcio italiano secondo un metodo piuttosto collaudato dai farmaci in avanti (problema diffuso di cui da tempo tutti sanno tutto ma nessuno dice niente: un bel giorno si parte dalla Juve, si capisce che altrove la situazione è identica, “poi toccherà anche agli altri”, e comunque “mica il fatto che lo facciano altri vi giustifica”, poi ci si ferma alla Juve, l’Italia è contenta, problema apparentemente risolto con capro espiatorio all’italiana), mentre Sky sogna la remuntada giallorossa offendo biglietti per l’Olimpico al 50% (e non osiamo immaginare i commenti se lo avessero fatto con chi sappiamo noi), a noi tocca rispondere quotidianamente a un po’ di fake news buttate qua e là. Il che non ci dispiace, eh, perché ci tiene in allenamento.

Il Corriere della Sera (sob!) ci informa che “accade spesso che la Juventus abbia vinto partite all’ ultimo minuto, e che le abbia vinte su rigore”  mentre noi, che la Juve la seguiamo più dell’autore dell’articolo, non ricordiamo un rigore decisivo all’ultimo minuto o nel recupero da diversi anni (mentre ne ricordiamo parecchi per altre squadre, compresa quella che quando lo subisce devasta lo spogliatoio altrui ). Però, ormai lo abbiamo imparato, funziona così: lo dice la gente al bar, ahinoi lo ripetono professionisti del mestiere in tv o sui giornali ed ecco qua che la fake news diventa realtà. Da lì girano diffuse ironie sugli innumerevoli rigori per la Juve, talvolta inviati da cari amici romanisti (12 rigori a 3) o di altre squadre che, comunque, ne hanno avuti più di noi.

Ma non importa, mica vale se “lo dici tu che scrivi su Juventibus”, come se i dati potessero essere interpretati o modificati a seconda del sito in cui si scrive.

No, c’è la realtà e ci sono le notizie false, non importa il (presunto) prestigio o la (presunta) imparzialità della testata. Non può più contare.

Se i giornalisti cavalcano notizie false, non ci si può stupire se i tifosi non conoscono più la realtà.

E così arriva la settimana, l’ennesima, che ridicolizza le fake news sulla Juve in Europa, perché sono pure sfigati, visto che tre giorni dopo capita che ci diano un rigore per fallo di mano a due metri dall’attaccante, questa volta condendolo pure con un bel rosso in quanto il tiro era diretto in rete.

Lì non ci sono arbitri italiani, quindi non potete contare sui soliti rigori, ci dicono costantemente tronfi e soddisfatti per l’acuta osservazione, poi controlli i dati – la realtà, appunto – e scopri che in Italia abbiamo avuto 3 rigori a favore in 27 partite di campionato in gran parte dominate, mentre in Europa ce ne hanno concessi sempre 3 ma solo in 8 partite, peraltro di solito ben più tirate. In Italia un penalty ogni 9 partite, in Europa uno ogni 3.

Eppure non conta, “lo dici tu che scrivi su Juventibus, fatto sta che qui vi espellono spesso gli avversari, là è diverso”. Controlli le statistiche e voilà, in Italia abbiamo giocato in superiorità numerica per 4 volte in 27 partite, mentre qui 3 volte in 8 (spesso dal primo tempo!). Qui, dunque, espellono un rivale ogni 7 partite, fuori dai nostri confini invece la cosa accade una volta su tre.

E poi la fake news delle fake news, quella sulla Juve in Europa. “E’ la che si vedono i veri valori”, ci spiegano da sempre con l’aria soddisfatta di chi la sa lunga.

La Juve che fuori dai confini non va, non conta, al contrario dell’Italia.

Leggenda che resiste un po’ perché rimane solo quello, quindi per frustrazione, un po’ per le nostre sconfitte in finale, non fosse che – anche a prescindere da tutti i trofei vinti, le finali fatte, le ripetute ed esaltanti vittorie contro Real e compagnia, le classifiche Uefa e tutto il resto – pure stavolta noi siamo arrivati ai quarti a spasso (dopo la finale di due anni fa) mentre gli avversari sono tutti usciti prima di noi, al massimo agli ottavi, se non addirittura nei gironi di coppette contro rivali improbabili tipo Beer Sheva.

O magari col Porto 6 mesi prima che lo affrontassimo noi. E ti dicono pure “avete avuto la solita fortuna a beccarli al sorteggio”.

Sì, perché la realtà non conta più, è tutto slegato rispetto a ciò che accade davvero e allora il romanista può rinfacciarmi che il Porto è scarso, tralasciando che lui ci ha perso male e io vinto bene, o che “oh, stiamo facendo una Europa League da Champions”, pure se il Lione mesi fa era una squadra materasso mentre oggi pare un colosso da superare con un’impresa (la remuntada invocata da Sky).

I veri valori si vedono in Europa”. E sono talmente nel pallone, hanno talmente abbandonato ogni logica e razionalità, che non si accorgono che te lo dicono tifosi la cui squadra non ha mai superato gli ottavi di finale di Champions in vita sua (ma ha fatto un grande primo tempo col Real, vuoi mettere?) o magari appunto è uscita dalla coppa meno importante contro cechi e israeliani quando era ancora autunno.

Tanto vale tutto.

Mentre i dati di fatto non contano, perché “li dici tu, che scrivi su Juventibus”.