Juve europea 18/19: il nulla oltre a Ronaldo

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Stefano Esposizione

Non è passata neanche una settimana dalla fine dei sogni europei della Juventus 2018-2019. Negli occhi abbiamo ancora le immagini di Cristiano Ronaldo, Can, Codice Fiscale (Szczesny NDR), gli ultimi ad abbandonare la barca, che è affondata sotto i colpi dei ragazzini terribili dell’Ajax. Eppure, a luglio 2018, con l’incredibile annuncio dell’acquisto di CR7, eravamo tutti inebriati dalla speranza che quest’anno fosse finalmente “la volta buona”. La Juventus aveva finalmente aggiunto ad una rosa già ampiamente forte la classica ciliegina sulla torta, il campione che ti fa passare i turni e vincere le finali con i suoi goal.

 

Alla fine (quasi) della stagione, possiamo dire che CR7 il suo l’ha fatto: 19 goal alla 32ma giornata in un campionato più complicato di quello spagnolo, 6 goal in CL. Purtroppo, alla fine, è mancato il resto. La Juventus 2018-2019 non è stata costruita per l’interpretazione di uno schema di gioco unico. La premessa di Allegri, tecnico pragmatico più che dogmatico, era la duttilità degli interpreti per passare da uno schema all’altro nella stessa partita, per interpretare le fasi della stessa.

 
D’altronde, la squadra può contare su: due portieri molto affidabili (con Szczesny che si è dimostrato degno erede di Gigi), 2 laterali di qualità internazionale (Alex Sandro e Cancelo) con due rincalzi italiani, un parco centrali che ci invidiano tutti (la BBC, Rugani e Benatia, poi sostituito dal duttile Caceres), un centrocampo con tante opzioni, 2 laterali offensivi tra i migliori al mondo (Cuadrado e Douglas Costa), 2 trequartisti talentosi (Dybala e Bernardeschi), la boa Mandzukic e l’Alieno (oltre al giovane Kean, in un momento dove può far goal in ogni giocata).
La rosa è stata costruita per giocare con il 4-2-3-1, passando senza difficoltà al 4-3-3, al 4-4-2, fino al possibile ritorno al 3-5-2 con 3 centrali o con Can. Questo doveva essere il punto di forza: la duttilità tattica, per gestire le fasi della partita, con una rosa profonda e ricambi di qualità in tutti i reparti. La Juventus della prima parte della stagione aveva illuso con prestazioni di alto livello, schiacciando i rivali, dando sensazioni di onnipotenza contro Lazio e Napoli, Valencia, Manchester United. Poi, all’improvviso, a fine novembre, sono venute meno tante certezze (e speranze) e si è rivisto lo stesso atteggiamento utilitaristico e attendista tanto vituperato l’anno scorso, culminato con la sconfitta di Madrid contro l’Atletico di Simeone.

 

 

Tante discussioni tra i tifosi, con feroci battaglie social e anche qui su Juventibus. Tante critiche ad Allegri, e anche alla società. La netta vittoria di Torino al ritorno contro l’Atletico ha sopito temporaneamente il dissenso, con la (quasi) conquista in scioltezza dell’ottavo Scudetto e il buon pareggio all’Amsterdam Arena con l’Ajax, che nel frattempo aveva eliminato il Real Madrid, con una inaspettata vittoria al Bernabeu. La partita di martedì ha invece riaperto tutte le discussioni, alimentate dalla delusione e dall’amarezza.

 

 

 

Personalmente, in fondo sono un “resultadista”. Sono disposto a sopportare partite meno brillanti, senza dominio di gioco, con la sensazione di assenza di schemi, se alla fine si riescono a conquistare i risultati prefissati (scudetto e soprattutto la Champions League). Da questo punto di vista, sono sempre stato tollerante nei confronti di Allegri, nonostante in tante partite la qualità del gioco è stata oggettivamente scadente, così come l’atteggiamento tattico sembrava più di passività che non di tranquillo attendismo, sicuri di fare comunque il risultato.
Ovviamente, sono cosciente che la vittoria della Champions League è legata alla combinazione di episodi, circostanze, situazioni che non sono sempre prevedibili e pianificabili. Inoltre, è evidente che adottare in forma dogmatica uno schema di gioco non è garanzia di successo, come dimostra il Manchester City di Guardiola. Così come non lo è accumulare giocatori di alto valore, come dimostrano il PSG o il Bayern. Sono anche cosciente che questa stagione è stata abbastanza sfortunata per la Juventus, dal punto di vista degli infortuni: la tiroide di Can, l’ablazione al cuore di Khedira, il polpaccio di Chiellini, il menisco di Cuadrado, il crociato di Spinazzola, la testa di Douglas Costa.

 

 
Tuttavia, la colpa principale che imputo alla guida tecnica della Juventus (non solo Allegri) è il fatto di non arrivare al momento fondamentale della stagione con la squadra in uno stato di forma accettabile. Le ultima partite, e soprattutto quella di martedì, hanno mostrato tanti giocatori chiave in condizioni di forma veramente inaccettabili (Bernardeschi, Dybala, Cancelo, Matuidi, Pjanic), che hanno portato la squadra a sparire nel secondo tempo, a non mantenere il controllo della partita e perdere tutti i duelli individuali con gli olandesi.

 

 
Se il secondo tempo di Cardiff poteva essere considerato “accettabile”, data la differenza di rosa tra la Juventus e il Real Madrid, con Cuadrado unico cambio possibile, questo secondo tempo è stato totalmente frustrante, data la differenza di rosa a vantaggio della Juventus quest’anno rispetto all’Ajax. Nonostante la profondità della rosa, le uniche alternative per Allegri nella partita di martedì erano: Cancelo, Bentancur, Kean; buoni ricambi, ma non giocatori che possano modificare il corso di una partita con la propria individualità.

 

 
Non faccio parte dello staff tecnico e non dispongo delle valutazioni sullo stato fisico dei giocatori, ma non è possibile che quest’anno Douglas Costa abbia giocato 17 partite in Campionato e 5 di Champions, rimediando più cartellini che goal segnati. Non è possibile che Bernardeschi dopo la partita con l’Atletico non riesca più a superare in dribbling un giocatore, o a centrare lo specchio della porta. Dove è finito il Cancelo esuberante e devastante in velocità? Se Matuidi non riesce a vincere duelli sul fisico e recuperare palloni, qual è il suo apporto tattico (considerato che si mette sempre gli scarpini al rovescio)? Come è possibile che Mandzukic si trascini stancamente per il campo e non sia più dominante dal punto di vista fisico, dopo la pausa invernale?

 

 
Soprattutto, è accettabile che un talento puro come Dybala, autore di 26 goal la stagione scorsa, non veda più la porta e sia al margine del progetto, tanto che molti tifosi si auspicano la cessione?
Questi sono i veri interrogativi che mi portano a giudicare negativa la stagione di Allegri (come capo della guida tecnica della squadra) e a sperare in un cambio per la prossima stagione.