Juve, eccolo finalmente, l’entusiamo

di Michael Crisci |

Ci voleva una serata come quella del Mapei Stadium. Ci voleva perché da troppo tempo non ci si godeva così intensamente il raggiungimento di un traguardo. Una serata di felicità mista a orgoglio, a suggellare il trofeo numero 19 della gestione Andrea Agnelli, il secondo trofeo della seppur brevissima, e già travagliatissima, carriera da allenatore di Andrea Pirlo, che si è concesso il lusso di vincere una finale il giorno del suo 42esimo compleanno.

Una serata in cui tutto il resto della stagione, per una serata, è stato dimenticato; il Porto, l’Inter, non ancora campione d’Italia, che demolisce una Juve impotente a San Siro, la bambola casalinga col Milan che, al momento, condanna la Juve ai gironi di Europa League. E’ stato dimenticato il pastrocchio Suarez, l’affaire Superlega, sono state dimenticate le mille voci sul futuro della guida tecnica, della dirigenza, della presidenza, di Ronaldo, di Dybala e chissà di chi altro ancora.

Una serata in cui quella parolina magica, che Andrea Agnelli aveva utilizzato per battezzare il passaggio di consegne tra Sarri e Pirlo, si è finalmente palesata: ENTUSIASMO!

L’entusiasmo irrefrenabile di tutta la panchina, andata incontro a Kulusevski dopo il primo gol, come a sottolineare che per tutti questa doveva essere la serata giusta. Quella in cui Dybala sta per entrare in campo per sostituire Chiesa, e abbraccia Pirlo per il gol dello stesso Chiesa. Quella in cui tutto il gruppo è tornato a prendersi mano per mano per fare il salto davanti ai tifosi bianconeri, tornati ad affollare, seppur con i dovuti distanziamenti, una curva di uno stadio. Quella in cui si è preso di peso Gianluigi Buffon, fresco di annuncio di addio, e lo si è lanciato per aria, dopo avergli fatto alzare, da capitano, l’ultima coppa in bianconero.

La serata in cui si riscopre il valore di un trofeo, anche se ritenuto meno importante, proprio qualche giorno prima dell’alzata della coppa dello scudetto dell’Inter, quella coppa che da 9 anni respirava solo l’aria e l’atmosfera dello Stadium. La serata in cui si può urlare festeggiando negli spogliatoi “Campeones“, perfino quest’anno.

La serata, dunque, che ci voleva, figlia dell’orgoglio risvegliatosi dopo il punto più basso raggiunto in stagione, il 3-0 contro il Milan, con cui adesso comincerà una battaglia di nervi che porterà all’ultima giornata, dove sarà paradiso o inferno.

Ma non è ancora tempo di pensarci. Si è chiuso un ciclo storico e irripetibile. Si è chiuso con un trofeo. Saranno dunque poche ore, ma saranno ore intense. In cui vale solo una cosa: festeggiare.


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