Juve e Champions: 5 miti da sfatare

di Sandro Scarpa |

Semifinali Champions: Bayern, Real, Atletico, City.

L’arida stagione europea rischia di essere più dolorosa, nel rimpianto, di quella persa nei 20’ finali a Berlino.

La Coppa andrà ad una tra City, percosso due volte, un Real alterno e fragile nelle mani del deb Zidane, un Atleti coriaceo ma sparagnino e poi quel Bayern, quasi fatto fuori all’Allianz, a 2 giri di lancette dalla fine. Nessuna “ingiocabile” come lo sfolgorante Barcellona che demolì PSG e Bayern. Nessuna superiore alla miglior Juve. Solo la banda di Pep, appunto.

L’indicibile rimpianto di una chance irripetibile, con finale nei confini (come 20 anni fa a Roma), il destino cinico e baro degli ex, la sfortuna, anche arbitrale. Smontiamo tutto con  5 miti da sfatare nel rapporto tra Juve e Champions.

1. GLI EX?

Gli ex ci hanno estromesso: Llorente a Siviglia, Vidal la ruba ad Evra, serve Coman che traccia per Muller, dopo aver innescato l’1-2 e prima di schiantarci col 4-2.

Fandonie! Llorente becca il jolly in una gara gettata alle ortiche da Morata, col legno di Dybala ancora tremante. Il buon Nando ha lasciato un fulgido ricordo, ma non paragonabile all’apporto che Mandzukicil sostituto– sta fornendo. Marione ha griffato le vittorie col City, ci ha traghettato a suon di reti nel periodo infernale e, all’andata col Bayern, ha suonato la carica servendo Dybala e bullizzando tedeschi e polacchi.

Inutile macerarsi nella vedovanza di Vidal, pure tra i più cazzuti del globo, i cui quattrini però ci hanno fruttato giovani arrapanti come Dybala o Sandro, trattenendo il più orgasmico di tutti: Pogba.

Anche la lancinante nostalgia Coman, incide poco: a Torino ci avevano comunque squassato i titolari Robben e Costa, e Cuadrado, che copre le zolle di Kinglsey, ci ha regalato gioie sia in A che in CL.

La retorica degli ex che ci castigano vale per chi condanna a prescindere l’attuale dirigenza che, in un anno di –potenziale- transizione, ha reso il team competitivo su 3 fronti. Tra l’altro chi si macera in queste nemesi, ha goduto per le due banderillas conficcate da Morata al Real. E’ il calcio. Capita.

2. MALE CON LE PICCOLE?

Altro mito da sfatare è la difficoltà contro le piccole e medie: gli impacci svedesi, la neve turca, la debacle ateniese, i pareggini stitici col Borussia meno nobile.

L’assioma è: la Juve non divora le piccole, non le sommerge di reti, annaspa con la provincia europea, perde punti e primi posti. Molto meglio nelle adrenaliniche sfide contro Chelsea, Real, Atleti, Dortmund, campioni e finalisti negli ultimi anni. Siamo un osso duro da spolpare per quelle corazzate che si infrangono contro gli scogli della nostra difesa e subiscono gli spruzzi velenosi del nostro orgoglio, ma non abbiamo le maree fragorose per spazzare via le piccole barchette. Tutto vero? In parte.

Alla fine, le nostre 4 avventura in CL si sono concluse con: Bayern, Barca, Bayern, cioè proprio le due SuperBig, più forti sulla carta (e per 2 volte sul campo). Solo la neve ad Istanbul fa eccezione, e non solo climaticamente.

3. GIOCO EUROPEO?

Si è spesso detto, con Conte, che la Juve non aveva gioco europeo. Come se il complesso di moduli, ritmo e doti psico-fisiche avesse un marchio di fabbrica: Made in Italy o Made in UE. Il 352 va bene fino alla frontiera, la fisicità Juve e i 102 punti non avevano passaporto UE…Cazzate! In CL non c’è un solo modo per vincere. Vinse il catenaccio Di Matteo come il tikitaka, hanno vinto i pragmatici Ancelotti e Heynckes, bravi a ricavare costellazioni da gruppi di stelle disperse, arrivò ad un soffio sia il calcio rock di Klopp che l’anti-calcio di Simeone, avanzano sia l’ipervelocità blaugrana che la lenta prosopopea del PSG. In CL i più vincenti sono gli opposti Pep e Mou, o la loro sintesi Ancelotti, per tacere di Lippi.

In CL vince chi ha una vision precisa  o chi muta come un X-Man, quello che conta è condensare in 90’ la possanza e la qualità, farlo nelle 3-4 gare decisive dei gironi e nei 180’, 90’ o 20’ decisivi delle eliminatorie. In Coppa lo squalo non affiora lentamente in 38 gare, ma scarica i suoi muscoli e azzanna nei minuti decisivi. Devi avere l’organizzazione per reggere o dominare, i prodi dietro che ti salvano e i paladini in avanti che te la svoltano. Il calcio anti-materico di Simeone ha di nuovo avvinghiato il possesso degli ultra-talenti catalani, approfittando del primo calo di una squadra che va a mille da 18 mesi.

Il nostro calcio lucido, imperniato su difesa inespugnabile e talento che si dispiega negli spazi, ci ha portato a sgozzare Dortmund, Real e City ed impattare nei 180° con l’attuale favorita, usando 4312, 352, 433, 442 anche nella stessa gara, nello stesso tempo, nella stessa azione.

Quello che decide non è il lambiccarsi sul 352 o 4312, non gli esterni alti o il trequarti, ma l’essere tetragoni e flessibili, approcciare le gare con halma e maturità, la consapevolezza e la voglia di giocarsela, senza soste, ma senza frenesie e poi -una dote peculiare di questa Juve- saper soffrire, gestire e affondare. Questi sono i requisiti imprescindibili per far emergere la tua organizzazione e la qualità dei tuoi talenti anche in Europa. E puntare su allenatori che ne fanno un mantra è un ottimo inizio…

4. FATTURATO?

Chi ha i campioni vince. Chi ha i soldi li prende. Chi ha più soldi prende o tiene i fenomeni. Lapalissiano. Non è un caso se PSG e City erano il Chievo della Coppa Campioni, e Milan e Inter sono il Chievo di Champions ora. Non è un caso se il Wolfsburg sta lì grazie alle Golf e Luis Enrique a Roma prendeva schiaffi da tutti. Poi però scopri che Simeone tiene in scacco chi ha un fatturato quadruplo, che Klopp la perse per un mancato rosso di Dante e Allegri per un mancato rigore su Pogba. Così come vien fuori che il ManUnited ha un fatturato 10 volte quello del Benfica. Money matters, soprattutto i Big Money, eppure le spagnole, nel complesso meno ricche delle inglesi, vincono 44 degli ultimi 47 confronti eliminatori e blasone, ambiente, competenza, abilità tattica e mercatara, conteranno sempre più di quattro sceicchi dalle tasche ubertose. Stiamo crescendo nel fatturato, arrivando ad un punto in cui non potremo più nasconderci dietro questo alibi. Puoi fatturare la metà di Barca, Real e ManUTD (700 contro 350), puoi avere metà del budget di PSG ed inglesi nel Finto Fair Play di UEFA, ma i loro giocatori non saranno il DOPPIO bravi, la loro organizzazione non sarà mai il DOPPIO migliore, la loro capacità di soffrire, mettersi in campo e lottare non sarà mai il DOPPIO della tua. Se no di cosa parliamo? A settembre tiriamo fuori tutti il 740 e assegniamo trofei e coppe misurando chi ce l’ha più grosso…

5. DESTINO?

Lo so. La Juve ha la maledizione Champions, peggio che il Benfica. Siamo quelli con più finali perse. Le cose ci vanno male. Stronzate! Siamo la squadra che ha fatto per prima (ed unica) il filotto UEFA, gli unici ad aver disputato 3 finali (quasi 4 grr) di fila da quando si chiama Champions, gli unici (coi bavaresi) ad essere arrivati in finale in tutti i decenni dal ’70 in poi. La sfiga non esiste, te la crei.

Abbiamo perso contro chi era più forte (Ajax, Barca), più debole (Amburgo, Borussia), e perso con chi era alla pari (Real, Milan), ma le abbiamo anche date, eccome! Il destino NON è unidirezionale: se arrivi stanco sei fuori, sei arrivi poco concentrato idem, gli arbitri danno (Boniek) o tolgono (Mijatovic) perfino nella stessa finale (c’era un rosso a Vidal prima del rigore su Pogba..). Quello che conta è come giochi tu, come ti crei la tua fortuna ed il tuo destino.

L’Atleti poteva piangere decenni sull’1-1 di Ramos al 90° della finale derby 2014, eppure è ancora qui a giocarsela, il Bayern poteva Benfichizzarsi dopo Milito e la finale persa in casa ai rigori, eppure è ancora qui ad un passo dalla 3° finale in 5 anni. Tendiamo ad enfatizzare la squalifica di Nedved e i rigori col Milan, ma non quelli con l’Ajax, la malasorte con Riedle ma non quella con Djordjevic. Quest’anno ricordiamo i gol mangiati col Siviglia e la mancata spazzata di Evra al 90°, ma solo perché non siamo così forti e maturi per andare oltre gli episodi. Altrimenti dovremmo ricordare i 2-3-4-5-6 miracoli plurimi di Buffon col City andata e ritorno o quanto siamo stati in apnea a Moenchengladbach o allo Stadium col Bayern. Gli episodi non contano se te ne crei di favorevoli, il destino non conta se lo travalichi e ci riprovi.

L’anno prossimo saremo ancora lì a battagliare. E a risentire la musichetta…