Juve: prima il dovere, poi la goleada

di Simone Navarra |

Goleada non fa rima con Juventus. Le statistiche indicano che su 105 tiri, solo 16 sono entrati in porta. Un goal ogni 6,5 tiri – ripetono gli esperti – con una vena realizzativa di poco superiore al 15 per cento. Maurizio Sarri non saprà far segnare la squadra che fino a poco fa riusciva con non troppi problemi a gonfiare la rete? No. Semplicemente, no. Perché, come la dea Eupalla indica da sempre, quando una squadra cambia allenatore, si comincia a cambiare dalla base, dalla costruzione del gioco, dalla difesa. Poi si passa all’attacco, all’invenzione, al copione abbozzato per il tocco del campione, la variabile impazzita che guadagna l’applauso. Nessun problema.
Il dato oggettivo è che la Juventus di Sarri, al momento, sembra un po’ ingolfata quando si deve confrontare con le squadre italiane di bassa classifica, quelle che insomma rinunciano al gioco ed alla conquista degli spazi in forza di un atletismo sulla palla, su tutto quello che si può fare quando i bianconeri abbassano un po’ la guardia. In Europa la Juve gioca meglio, dovrebbero dire in tv, se non avessero i paraocchi o i pregiudizi sparsi che ben conosce il tifoso della Vecchia Signora. Gli scambi, il pallone girato secondo i dettami del ‘tiki-taka’, la ferocia nella riconquista del gioco non appena si è persa la sfera. Questi sono tutti aspetti che è stato più facile vedere negli incontri infrasettimanali e non in occasione degli incontri o delle trasferte su e giù per lo Stivale. Il mister, con fare tranquillo, l’ha spiegato quello che chiede e quello che si aspetta. C’è da dire, allora, che la critica al momento, non potendo concentrarsi su qualche insuccesso o inciampo, si applica sull’unico indice non ancora pienamente sviluppato, quello delle segnature. Se facciamo il paio con i calci di punizione calciati da Cr7, possiamo tranquillamente stilare la scaletta di uno di quei programmi ingombri di anziani e decorati cronisti e di scosciate signorine. Non fanno paura, quindi.
La Juventus macinerà risultati ed avversari nell’anno 2019-2020? Da questo lato della stanza non ci sono dubbi. Sarri ed il folto gruppo di collaboratori da l’impressione di curare ogni aspetto, singolo e collettivo, del gioco. Ne sono esempio le facce di questo o quel campione quando entra in campo, quando si rende conto di aver messo in atto quel che si prova in allenamento. Nell’anno difficile di Del Neri si intravedeva come il tecnico stesse insegnando il pressing, il controllo delle fasce, l’attacco articolato. Quando arrivò Conte, grazie a Pirlo e Vucinic, si fece uno scatto in avanti di notevole dimensioni e si registrarono, nella seconda parte del torneo, diversi risultati belli tondi. Cosa più difficile fu ritrovare quel gioco in Europa. Sia in Champions che in Europa League sembrava si soffrisse del tennistico ‘braccino’ o della sfiga, ben conosciuta dalle nostre parti quando si passano le frontiere.
L’interruzione di quel percorso e l’ingresso di quel birbante di Max Allegri ha permesso di fare salti in avanti buggerandosene delle finezze, puntando sulla capacità di Tevez o Pogba, Llorente e Dybala, di fare gioco, di costruire e segnare, affermarsi personalmente e di squadra. Questo breve riassunto delle puntate precedenti spiega in parte anche la scelta dei dirigenti nel contrattualizzare Sarri. Il mister, con la tuta e la recente medaglia continentale conquistata con il Chelsea, è quello che può riuscire meglio di altri a dare un senso ad una squadra che ha bisogno di salire, crescere, imporre. Le segnature a ripetizione, comunque, arriveranno, perché nessuna squadra può vantare la manciata di meravigliosi incursori che Paratici ha collezionato. Se poi qualcuno, da Bernardeschi in giù, comincerà a metterla dentro quando è facile, quando la porta è vuota, il cerchio si chiuderà. Senza problemi.

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