Torna la Juve, ora dobbiamo solo tifare

di Guido Tolomei |

Ci siamo. Finalmente, ci siamo. E’ il momento di mettere da parte tutto, il nostro patentino da mister, quello da ds e la laurea in economia e commercio. E’ il momento di farci piacere chi è rimasto e non pensare più -almeno per momento- a chi non è arrivato. E’ tempo di fare gruppo, di ristringerci tutti insieme attorno al sacro fuoco che ci unisce, con la maglia al centro del villaggio. Non è momento di urlare il proprio disaccordo né quello di piagnucolare i propri sbuffi. E’ tempo di ricordare che per ogni imprecazione per un rotella fuori posto, c’è chi ogni anno cambia un progetto e i propri interpreti, inermi davanti a uno strapotere quasi violento di una squadra che cancella una competizione da più di 3.059 giorni. TREMILACINQUANTANOVE.

Quella stessa violenza tramortente che manda in tilt l’opinione pubblica e le stesse testate giornalistiche tramite le penne illustri dei loro più importanti giornalisti ed opinionisti di ogni genere e casta, rendendo “normale” una continua campagna distruttiva e deleteria su dirigenti, giocatori, maglia e tifosi. E’ sopravvivenza, vanno perdonati. E’ tempo di tornare sul campo, quello sul quale non abbiamo mai lasciato alibi a nessuno. Driiin, l’intervallo è finito e con esso i giorni dove siamo tutti uguali, alle prese con gialli e telenovelas di mercato che non devono e non possono darci alcun alibi. Non a noi. E’ tempo di tifo, urlato e spassionato. E’ tempo di mettere gli occhi sulla palla e la testa sull’obiettivo, quello che, se sei la Juve, dev’essere lo scudetto, il decimo come fosse il primo, per la storia e per il modo di cambiare il conteggio del tricolore, vincendo la stella…degli scudetti consecutivi. Il resto, verrà da sé. E’ ora di credere nei nostri ragazzi, nel mister e in chiunque scenda in campo, sudando la maglia, sempre. Non c’è mercato, non c’è politica aziendale, non ci sono simpatie e antipatie, capaci ed incapaci, giudizi e sentenze, ci sono tre punti da conquistare, punto.

Liberiamo la testa, gonfiamo il petto perché non è ancora tempo del carro, ora è tempo di trincea. Tutti insieme, spalla a spalla, schiena contro schiena, un gol dopo l’altro, fino alla fine.


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