Si può perdere ma metteteci il cuore!

di Giordano Straffellini |

Arriva il tracollo che non ti aspetti: dopo la Champions, il Benevento.

La frustrazione è tanta, lacerante sui social la gente impazzisce è il momento della ricerca del colpevole.

Mentre dopo l’uscita col Porto i tifosi si erano lamentati per l’assenza della società (e dei senatori) ai microfoni, dopo il Benevento ha parlato subito Paratici, ovviamente bombardato dalle critiche dei tifosi a caldo.

Eppure, quella post-Benevento è una delle interviste più juventine di Paratici.

Ci dice che non vanno guardati gli episodi, la squadra ha giocato male e la sconfitta è meritata.  Ci spiega che la società ha idee chiare, ha intrapreso una linea condivisa e che il risultato di una partita non condizionerà il progetto.

Il tifoso è smarrito, dopo aver visto annaspare la squadra senza idee, nella solita gara farraginosa, con la usuale sensazione di poter segnare ma anche subire gol da un momento all’altro, fino al passaggio scellerato di Arthur, che arriva dopo quello di Kulusevski contro la Lazio e dopo quello traumatico di Bentancur contro il Porto.

A questi incredibili assist ai rivali si aggiungono gol subito all’ultimo secondo, reti subite a difesa schierata 3-4-5-7 contro 1-2 rivali, tutto decisamente “poco da Juve”.

E mentre lo stomaco del tifoso si contrae, si contorce dal dolore arriva Pirlo (a cui ovviamente nessuno chiede mai degli episodi da rigori negati) e dopo le solite banalità su uno scudetto ancora da raggiungere arriva uno squarcio, il sunto in cinque parole della stagione: alla Juventus manca il cuore.

Più del mercato, più delle questione tattiche o dirigenziali, ecco una spiegazione facile dell’annata disgraziata. A questi giocatori, vecchi e nuovi è venuta a mancare la grinta, poca collaborazione, poco spirito di sacrificio, pochi falli commessi, pochi contrasti vinti, poco sentimento che ti fa rendere sempre ultra-attento e volitivo.

La Juve è spesso scesa in campo facendo il compitino, tatticamente ordinata, alcune buone prestazioni, ma quasi mai ha dato la sensazione di mangiare l’erba. Poche rimonte, pochi gol all’inizio delle partite quando devi dare un segnale al tuo avversario delle intenzioni che hai, quando è il momento di far capire all’altra squadra che oggi non tira aria, che se vogliono conquistare il pallone sarà dura perché tu combatterai fino alla fine. Emblematico Porto, segni due gol, il tuo avversario è in 10 e tu non dai mai la sensazione di aggredirlo, di fare quel qualcosa in più perché le sorti della partita volgano a tuo favore. Caro Andrea, una squadra è immagine e somiglianza del suo allenatore. La scossa per primo devi darla tu, 11 giocatori tosti è quello che da oggi a fine campionato serve per non far diventare questa stagione sportiva una tragedia. Poi ci sarà il tempo delle analisi, delle riflessioni e se necessario dei cambiamenti. Ma per primo la Juventus deve ritrovare quell’identità smarrita, ricreare quella sensazione di inferiorità negli avversari che oggi ti giocano contro pensando che ogni momento è buono per  fare il colpaccio.

E’ il momento di guardarsi negli occhi, è il momento di dimostrare di essere uomini prima ancora che giocatori, è il momento di metterci il cuore.