Juve, la coperta corta nel momento più delicato

di Nevio Capella |

Nella settimana in cui da più latitudini sono arrivate chiacchiere di ogni tipo su Sarri, è tempo di affrontare la semifinale di andata di coppa Italia, e alla luce della lista dei convocati per la partita di stasera che comprende Coccolo, Wesley e Olivieri, credo sia il caso di fare due valutazioni sulla nostra rosa e su come le due ultime sessioni di mercato (non) abbiano inciso sulla sua composizione.

Eravamo usciti dalla sessione estiva con il rammarico di non essere riusciti a piazzare nessuno degli esuberi  e con il dubbio atroce che nella stanza dei bottoni non fosse poi così chiaro nemmeno quali fossero visto che in alcuni casi (Dybala su tutti) ci sono stati giocatori passati dall’essere una specie di zavorra a conferme su cui tirare su le fondamenta imperniare la nuova stagione.

I dubbi principali a fine agosto riguardavano, almeno dal mio punto di vista, il reparto degli esterni di difesa in cui soprattutto a sinistra era chiaro che Alex Sandro non potesse prendere un raffreddore, pena il dover adattare uno da De Sciglio e Danilo come terzino sinistro.
E qui le note da dolenti diventavano allarmanti, considerato che il feedback delle ultime due stagioni di questi due giocatori era piuttosto basso non lasciando molto spazio ad eccessi di ottimismo su quella che sarebbe stata la loro tenuta fisica.
Infatti, da settembre ad oggi De Sciglio si è fermato due volte, saltando quasi tre mesi e 15 impegni ufficiali, e il brasiliano tre, perdendo un mese e mezzo e (al momento) 9 partite.
Il risultato è stato che anche a destra siamo rimasti con il solo Cuadrado che però, a differenza di Alex Sandro, non è nemmeno un terzino naturale ma un’ala offensiva.
Restavano interrogativi anche sulla presenza di un solo vero “numero 9” in rosa (altro apparente esubero fino alle ultime ore di mercato aperto) ma almeno in questo caso, ad evitare prematuri allarmismi, c’era l’incertezza sul modulo che avrebbe scelto l’allenatore.

Quattro mesi dopo abbiamo scoperto che invece uno dei più grossi rebus riguardava il centrocampo, nonostante fosse per la prima numericamente più coperto rispetto alle ultime stagioni e con un roster qualitativamente indiscutibile.
Le cause sono state molteplici: i soliti problemi fisici di Khedira, la lunga inattività di Rabiot dopo un anno trascorso ai box, un improvviso muro contro muro che ha visto Emre Can progressivamente uscire dai radar sulla scia dell’ira funesta dovuta all’esclusione dalle liste Champions, e infine qualche equivoco tattico che ha riguardato soprattutto Ramsey che nel frattempo ha continuato a combattere con problemi fisici, facendo ancora più fatica a ritagliarsi un ruolo preciso nello scacchiere dell’allenatore.

Nonostante tutto, chi si aspettava qualche movimento in entrata per tappare almeno le falle più evidenti è rimasto deluso, visto che l’acquisto (a peso d’oro) del giovane Kulusevski si concretizzerà soltanto la prossima estate.
In uscita invece abbiamo salutato tutti i calciatori ai margini del progetto ritrovandoci però di fatto con una rosa di 23 giocatori che non sarebbero nemmeno pochissimi se non fosse che, escludendo i tre portieri, restano 20 giocatori di movimento.
Tra questi ovviamente non va considerato Demiral che a Roma ha salutato la stagione e un legamento e si rivedrà soltanto il prossimo settembre, e su  Chiellini ci sarà da essere molto prudenti nonostante stia bruciando le tappe del suo rientro, così come con Khedira visto il suo “storico”.

A questi tre nomi se ne aggiungono altrettanti per i quali scommettere sull’integrità fisica per un periodo che superi il mese risulta quasi folle: parlo del fattore “D”, Danilo, De Sciglio e soprattutto Douglas Costa.
Detto dei due terzini precedentemente, il discorso su Douglas Costa è a metà tra il rammarico e la rabbia che cresce nel sapere di avere a disposizione solo parzialmente una potenziale arma di distruzione di massa, ma di non poterci fare alcun tipo di affidamento né basarci la scelta definitiva di un modulo specifico.
I numeri del brasiliano sono impietosi: se si va a considerare soltanto l’anno solare 2019 risulta che tra fine stagione scorsa e inizio di quella in corso ha giocato soltanto 17 partite (11 in campionato, 2 in coppa Italia, 2 in Champions e 2 in Supercoppa) di cui appena una intera e con un totale di 712 minuti in campo, saltandone invece la bellezza di 33.

Con questi presupposti, i giocatori presumibilmente affidabili scendono da 20 a 14 e in un periodo che prevede 9 partite in 42 giorni ma soprattutto il rush finale con cui ci si gioca l’intera stagione, è giusto avere preoccupazioni.
Personalmente speravo che forti delle esperienze delle ultime stagioni in cui sistematicamente ci siamo ritrovati ad affrontare la parte finale con l’organico falcidiato da infortuni e defezioni di ogni tipo, ci fosse più cautela e prudenza, ma evidentemente abbiamo fatto fatica ad accettare che per almeno un anno intero nulla potesse scavalcare al primo posto delle priorità il far quadrare i conti e sforbiciare qualsiasi voce possibile.

Insomma se esiste un santo protettore dei muscoli degli sportivi, conviene contattarlo e farci due chiacchiere in amicizia.