Juve, non devi contestare, devi incidere

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Simone Cutri

Alle prime prevedibilissime, quasi scontate, difficoltà della Juve di Pirlo, assistiamo, da troppe parti, a uno strano fenomeno: il bianco delle nostre divise si sta pericolosamente tingendo di azzurro scuro e, come fossimo interisti, ci stiamo appendendo agli episodi arbitrali per giustificare, attraverso i cm, una situazione di classifica penosa e l’umiliazione patita contro il Barça.

No, ragazzi, noi siamo la Juve: risolviamo le cose parlandoci negli spogliatoi, lavorando, allenandoci, pianificando. Siamo la Juve: non cerchiamo alibi.

A Crotone e con il Verona in casa, la Juventus Football Club DEVE vincere, possibilmente, tanto a poco, senza appellarsi alla sfortuna, alle regole da cambiare, ad arbitri coraggiosi e rivoluzionari che lottano contro il Potere e vengono premiati.

C’è però una cosa che, legittimamente, possiamo fare. E non è quella di piangere per gli ERRORI ARBITRALI. Questi ultimi sono ridotti al minimo e sono incontestabili, pur contestabili le regole, soprattutto quelli concernenti le evidenze scientifiche, ovvero misurabili: dentro o fuori, goal-line-technology e fuorigioco. Quindi, ripeto, discutiamo la regola, ma i fuorigiochi di Morata ci sono tutti, è un fatto, amen. Quello che possiamo fare, dicevo a inizio paragrafo, è invece lavorare e incidere sulla DIREZIONE DI GARA. Ed è tutto un altro paio di maniche e, ve lo assicuro con l’aiuto di chiunque abbia giocato a calcio soprattutto nelle serie minori, influenzare la direzione di gara non è nulla di illecito o anti-sportivo: fa semplicemente parte del gioco.

Era il classico, vi ricorderete, prendere la palla in mano e battere la rimessa laterale prima che l’arbitro decidesse a chi assegnarla; era cercare il rigore dopo che l’arbitro ne aveva appena concesso uno agli avversari, per quella voglia innata che hanno gli arbitri insicuri di compensare, e così via. Scaltrezze, certo, ma nulla che tutti i giocatori e gli allenatori migliori al mondo non abbiano fatto o spinto a fare. Il goal di mano di Maradona, la nostra coppa maledetta vinta con un rigore per un fallo fuori area, Conte che martella il quarto uomo e piange urlando a ogni fallo contro, Mourinho che dichiara apertamente che vince chi fa il primo tiro, il primo fallo, la prima protesta.

Come si influenza la DIREZIONE DI GARA? In molti modi che poi confluiscono in un unico: l’atteggiamento della squadra. Innanzitutto, bisogna conquistare credibilità agli occhi dell’arbitro, ovvero non simulare e rotolare non appena si viene sfiorati, chiedere scusa quando si sbaglia, non protestare in maniera sciocca; in secondo luogo, bisogna farsi sentire, a volte anche a muso duro, e farsi rispettare. E questa è una cosa che da noi non fa nessuno: il capitano sorride e fa comunella con gli avversari, prendiamo cartellini gialli e rossi ridicoli e spesi male (segno che in campo pasticciamo e non abbiamo equilibrio tattico), abbiamo lo sguardo spaesato, morto, spento: i calciatori in campo, l’allenatore e lo staff in panchina. Zitti, muti, terrorizzati.

Ed ecco che tutto gira male, gli episodi ci vanno contro, i cm diventano determinanti per una stagione e i gli sprovveduti si appendono a queste cose. Mi sembra di tornare a quei tempi in cui si attribuiva a Pippo Inzaghi la fortuna sui rimpalli: una volta, due, tre, quattrocento, doppietta in finale in Champion’s. Ma quella non era fortuna, era esserci, era voglia incontenibile, era grinta, era attenzione, era dedizione, era necessità vitale di fare goal.

Ritroviamo, anche se pare lontanissimo, lo spirito che ha fatto grande la Juve dall’inizio della sua storia, finiamo di condividere i frame che condannano Morata per un millimetro, e ripartiamo a lavorare, cambiamo le direzioni di gara e, molto più importante, la direzione di questa stagione.


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