Juve-Chievo 3-0: Inno alla Joya all’Allianz Stadium

di Gianluca Cherubini |

L’inno alla gioia è stato il punto sulla carriera di Ludwig Van Beethoven. La fine, il suggellamento di un qualcosa che doveva avere un inizio e finire ancora meglio di come fosse cominciato. É il 54′ minuto il momento in cui la platea si siede, dopo un primo caloroso applauso, pronta ad assistere ad una nuova forma di spettacolo fino a quel momento tutt’altro che soddisfacente. Entra Paulo Dybala e una Juve accartocciata, confusa e fuori tempo ritrova il suo direttore d’orchestra. E il match, signori e signore, finisce qui.

54 minuti appunto dove all’Allianz Stadium è un “si salvi chi può” (e tra questi c’è di sicuro il gregario Asamoah), manifestazione di una strategia conservativa sì (con vista Camp Nou), ma ancora troppo sgranata per essere vera. Il Chievo è comunque davvero pochissima cosa là davanti, quindi per oggi va bene anche così. Il 4-3-3 schierato dall’inizio è sembrato un po’ la sintesi di voler unire l’utile al non dilettevole, sintomo più di un cercato pragmatismo che di una vera e propria bozza di formazione sperimentale e riproponibile. Fuori gli acciaccati e i ritornanti dai voli transatlantici i bianconeri appaiono tecnicamente sotto tono e tatticamente bloccati. Mandzukic è la brutta copia dell’anno scorso, nel senso che fa inutilmente tutta la fascia avanti e indietro, dimenticandosi che a coprirgli le spalle c’è Matuidi. Costa è ancora fuori dal gioco e Sturaro (nonostante una discreta partita) è pur sempre Sturaro. Ci basta tuttavia un autorete nel primo tempo per affrontare la ripresa con una maggiore tranquillità e con la consapevolezza di avere in panchina l’uomo più in forma del campionato. E infatti è stato sufficiente che il sipario si sia chiuso per un attimo e poi riaperto per far cambiare la musica. Perché all’Allianz Stadium, da un po’ di tempo, ci sono ormai due inni, non solo quello ufficiale Juventus…