Juve-Chievo 2-0: Higuain non è Zalayeta, Birsa non è Messi

di Luca Momblano |

 

Non abbiamo l’usanza, qui nei pezzi (tantomeno nei dopogara), di essere autocelebrativi. E infatti la citazione del tweet prepartita di Juve-Chievo, partita che sarebbe terminata con questo risultato con qualunque formazione scegliesse Allegri, vale un po’ al contrario. Include nell’ordine una pungolatura, una necessità e un direzione, oltre che una constatazione storica che teneva fuori per non confondere troppo le acque le esperienze con Ranieri e Del Neri.

 

Il focus era già, a undici ufficiale, Gonzalo Higuain. Possibile non si possa pensare di vincerla senza di lui? Possibile pensare che l’ultima senza di lui in campionato sia stata Genoa-Juventus e non sentire ancora il morso della paura a distanza di quattro mesi e mezzo? Possibile che davvero l’allenamento migliore per il Pipita sia la partita stessa? Oggi, a 72 ore dall’arrivo del Barcellona a Torino, sono ancora tre risposte affermative. Risposte che vengono da Allegri, non da sondaggi in cui qualunque voto vale uno. Tre sì che esaltano e preoccupano, che portano (dopo una settimana del genere e un’applicazione sul campo da parte del nostro nuovo) a quota 80/100 l’istogramma relativo all’estate 2016.

 

Quel focus è ciò che rende il campionato degli stop e delle grandi ripartenze una corsa contro se stessi, ed è ciò che ha illuminato nuovamente gli occhi che non riescono a ritrarsi dal quarto di Champions. Lì la Juventus non sarà né quella di Napoli 1, né quella di Napoli 2, né quella vista contro il Chievo. Allegri ha questa insana, indecifrabile e libidinosa capacità di non cambiare niente per cambiare tutto (neppure la cornice del 4-2-3-1 che contiene una sconfinata italianità che già lo ridefiniscono alla base; non siamo la Francia di Jacquet, non siamo il Borussia di Klopp e nemmeno le orde sparse di tante, troppe, partite di Premier).

 

Ciò che è più incredibile, e i risultati complessivi sono incontrovertibili, è che probabilmente solo la Juve stessa sa decifrare se stessa. Comunque andrà sui tre fronti, non varranno retropensieri che portino a precedenti gestioni nel mondo dei tre punti. Non Lippi che queste partite le vinceva con gol di Zenoni, Tacchinardi, Tudor, Zalayeta e “addirittura”  Camoranesi. Non Capello per cui erano solo fastidiose pratiche da smaltire. Non Conte che voleva mangiarli sempre tutti. Solo il disastro totale riesumerebbe il nostro Ancelotti, come se allora Higuain smettesse improvvisamente di segnare, il portiere smettesse di parare e i senatori iniziassero inconsapevolmente a tradirti uno a uno.

 

Tra coloro da decifrare spicca Dybala, unico giocatore sulla terra a correre più veloce col pallone che senza (Messi non vale, perché non vale mai in questi paragoni e tantomeno vale nella settimana in cui saremo immersi dalla retorica del duello, del testimone, del mercato e dell’insopportabile storia degli amici-nemici). “Più 10 che 21” ho letto in brillante tweet. Vero fino alla fine perché il 10 può accarezzare le stelle anche quando gli manca il gol. E come movenze, idee, soluzioni (molto, molto, moltissimo da 4-4-2) mai così vicino a Roberto Baggio in quel modo di alzare e abbassare la testa, disegnare la serpentina o dettare il passaggio dalla parte opposta rispetto a dove lo si era già visto. Il Dybala che si è visto è quello che può tornare a sfiorare la perfezione nella sua dimensione italiana. Abbiamo però già imparato che Italia e Europa non sono più, da diversi anni, una la prosecuzione dell’altra. Il film che Paulo avrà di fronte non lo conosce neppure lui, però si è visto il piglio di chi sa che saprà che scatterà il pesante rumore sordo del ciak.

 

Che poi, a pensarci bene, ci sarebbe anche tutto il resto. Da coloro che si preoccupano per un Alex Sandro sotto il normale agli oltranzisti che immaginano uno dei tre blaugrana con le libertà offerte a Birsa. La verità è che tre punti + clean sheet è l’unica cosa che conta da queste parti. E l’altra verità è che Allegri medita una sparigliata, una soltanto. Che adrenalina, è un anno che va così…