Una “Juve-champagne”, ci voleva ed ecco gli Ottavi

di Leonardo Dorini |

“In cinque giorni abbiamo buttato a mare il lavoro di un mese e mezzo”: in queste parole di Max Allegri alla vigilia del match si riassume il momento davvero pessimo nel quale la Juve affronta una partita che può già garantirle il passaggio del turno.

Si sa come è il calcio: la vittoria aiuta a vincere, mentre due sconfitte brutte, meritate, senza discussioni, come quelle contro Verona e Sassuolo possono minare l’autostima e creare dei circoli viziosi che possono mettere a repentaglio una delle poche certezze di questo complicatissimo inizio di stagione: i buoni risultati in Champions.

Ma non è quello che è successo, anzi: quattro gol segnati e i telecronisti che perdono il conto delle occasioni create (due pali, molte occasioni nitide, e tanto altro); due leader tecnici indiscussi, Dybala e Chiesa, Morata che torna al gol in una serata in cui per lui non pareva voler arrivare, e finalmente una produzione offensiva, corale, che forse, condizionale d’obbligo, soddisferebbe persino un Adani.

La vigilia, è Danilo che si presenta in conferenza stampa col Mister: tre anelli di avorio infilati nei lobi, ma testa saldamente sulle spalle per il difensore brasiliano, che dispensa pillole di saggezza e buon senso: dice che sì, è il “momento giusto” per rigiocare e riscattarsi dalle brutte prestazioni, dice che la Champions “DEVE essere un obiettivo per noi” e non scappa quando gli chiedono se non sia troppo aver cambiato tre allenatori in tre anni della sua permanenza in bianconero (dice che il cambiamento è sempre difficile, e che bisogna trovare continuità).

Allegri è arrabbiato a puntino, si lamenta dei “molti gol presi, anche da squadre – con tutto il rispetto – che giocano dal decino al ventesimo posto”; un giornalista russo ci spaventa dicendo che lo Zenit, beato lui, in campionato ha fatto 11 gol in due partite, Allegri dice che la partita è difficile, ma la Juve deve centrare il primo obiettivo stagionale, il passaggio dei gironi: ed è quello che succede, decimo anno di fila per Allegri, secondo solo ad Ancelotti in questo.

Il centrocampo titolare è esattamente quello che non c’era a Verona, anche Cuadrado finisce in panca; i due Federichi possono variare il modulo da un 4-4-2 ad un 4-2-4, e McKennie può fare le sue incursioni (e d’altra parte gli unici due gol in campionato nelle ultime due sono stati suoi); è in effetti così che funziona, con un Juve molto aggressiva, con due coppie di incursori sulle fasce (i terzini più Chiesa e Bernardeschi) e “tanta gente in area” (come dirà Dybala nel dopo-partita): la Juve produce molto e finisce il primo tempo in parità solo perché quando le cose girano male, anche un intervento all’apparenza banale di Bonucci diventa un lob beffardo e imprendibile nella nostra porta.

Il ricordo va ad una delle più belle partite di Champions fatte dalla Juve negli ultimi anni, quella in casa con lo United, quella del lancio di Bonucci e della staffilata di Ronaldo con successiva ostensione degli addominali….ma zero punti portati a casa; infatti ci sono altre occasioni non trasformate sull’1-1, la palla sembra non voler entrare e la maledizione prosegue con l’errore di Dybala dal dischetto.

Ma è l’ultimo spavento, poi la Juve arriva ad ondate a tratti incontenibili, con Dybala, Chiesa e McKennie indemoniati e ne fa altri due, lasciando finalmente noi tifosi tranquilli.

Il ruolino di marcia in Champions è davvero impressionante: punteggio pieno, 9 gol segnati e 1 solo gol subito, oltre ad un auto-gol; il primo obiettivo è raggiunto, siamo agli Ottavi, e ora chissà se questa formazione ci darà altre soddisfazioni.

Zitti e lavorare, profilo basso, anche di fronte a questa “Juve champagne” da serata di gala in Champions: come sarà quella del 23 novembre a Stamford Bridge, per giocarci il primo posto con i campioni in carica.