Juve-Cagliari 3-0: Il regno di Pjanic e Dybala

di Davide Rovati |

Ripensate per un minuto alle prime di campionato negli anni di Allegri. Chievo-Juve ce la si ricorda soprattutto per la “prima” di Coman, per il resto era la squadra di Conte, con qualche giocata memorizzata in meno e più libertà per alcuni giocatori. Juve-Udinese la fotografia di una squadra ancora senza certezze, un cantiere aperto in grado di produrre tante palle gol in modo caotico. Juve-Fiorentina una partita coraggiosa, giocata con impeto e fisicità, segnata dal primo centro di Higuain.

Juve-Cagliari è la partita più allegriana di questa serie. Abbiamo avuto subito un’idea molto chiara di quello che è il calcio del mister, il che è una buona cosa, se si ripensa ai primi mesi tortuosi delle stagioni passate. Quest’anno la strada sembra tracciata, sarà il campo a dire se è quella giusta. La Juve ha giocato un calcio di controllo, a ritmi blandi, ed è stata capace di accelerare nei momenti giusti. Ha punito il Cagliari facendo valere la superiorità tecnica e la rapidità di esecuzione nelle giocate.

Dopo dieci minuti soporiferi, il primo gol arriva al termine di un’azione avvolgente con la sovrapposizione di entrambi i terzini, che spinge Cuadrado al centro e Mandzukic in area e sovraccarica fatalmente il fragile fronte difensivo dei sardi.

Da lì in poi diventa la partita di Dybala e Pjanic, padroni indiscussi del campo, anche cattivi il giusto per prendersi la scena – come nel gol del raddoppio – sempre interconnessi dal gioco corto e con un buon Marchisio a fare da umile scudiero. Eppure questa Juve è allegriana anche nel riuscire a prendere (quasi) gol sull’unica azione preparata dai modesti avversari, con Lichtsteiner due volte dormiente sul taglio alle spalle. Linea difensiva in generale non irreprensibile, anche al di là dell’occasione del rigore (parere non richiesto: se questi contatti vengono sanzionati con il VAR, alleniamoci a tirare dal dischetto, tornerà utile).

Le indicazioni migliori per la Juve arrivano però dal secondo tempo, condotto con grande tranquillità, senza mai perdere il pallino del gioco. Il 4-3-3 visto dopo l’uscita di Higuain (a proposito: segnare quando si è il peggiore in campo è sempre un buon presagio) ha dato spunti interessanti su cui ragionare, partendo proprio dall’asse centrale Pjanic-Dybala che Allegri sembra deciso a confermare e cementare. Si è visto un Khedira ritrovato, forse pungolato. Si è già capito cosa chiede il mister a Matuidi: di essere il primo uomo di pressione, di alzare il baricentro della squadra, ma anche di buttarsi dentro sui movimenti incontro della punta. Si è anche intravisto cosa può dare a questa squadra Douglas Costa, che ha toccato tanti palloni senza sbagliarne uno e ha emozionato per l’intesa nello stretto con il nostro numero 10.

Sensazione personale: il terzo gol dice tantissimo di ciò che vuole essere questa Juve 2017/2018. Soprattutto il passaggio, di prima, di Alex Sandro, che anticipa un tempo di gioco e concede a Higuain lo spazio per prepararsi il tiro. L’obiettivo è chiaro: aumentare la velocità di esecuzione. Ecco perché tornerà utile anche l’unico che sognava una prima di campionato diversa, Federico Bernardeschi.