Cara Juve, sei caduta nel tranello

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di David Zakaria

Tanto tuonò che piovve.
Dopo anni gloriosi, di immense e meritate soddisfazioni, di dominio totale su tutte le nostre rivali, siamo scioccamente caduti nel tranello. Un tranello tesoci dagli altri tifosi che si sono disperatamente aggrappati all’unico salvagente che gli abbiamo lanciato in otto anni (al netto di un paio di Supercoppe stile Villar Perosa): la Champions League. Abbiamo fatto diventare, noi in primis e la società di riflesso, quella che dovrebbe essere una semplice ambizione in una autentica ossessione.
Premessa: come ogni tifoso juventino che si rispetti ambisco a vincere anche il trofeo Tim o il Birra Moretti che nemmeno si disputano più, ma non sarò mai disposto a rinunciare alla supremazia territoriale in nome di una gloria europea alquanto aleatoria. Sì, aleatoria, lo dimostra un format che premia il Portogallo campione d’Europa 2016, che crea gironi iniqui e che si basa su metodi arcaici come i sorteggi o i gol fuori casa che valgono doppio. Non da ultimo, un formato che ammette alla competizione squadre che arrivano a -40 dalla vetta nei rispettivi campionati. Quando impareremo a capire che, al di là del fascino internazionale e degli interessi economici, la Champions in Italia è venerata oltre il reale valore proprio perché è l’unica cosa che ci sfugge?
Abbiamo abboccato alla favoletta “fino al confine” dimenticandoci che siamo la squadra italiana che ha fatto più finali europee (vincendo sempre troppo poco). Continuando ad alimentare questa ossessione avremo sempre più Cardiff perché l’ambiente non gestisce la cosa in maniera serena. Prova ne è stata la cacciata a furor di popolo di uno dei 3 allenatori più vincenti della storia d’Italia, uno che ci ha riportato a fare delle finali dopo 20 anni e uno che ci ha riportato la coppa italia dopo il 1995 per una eliminazione, brutta, ma dovuta a tanti altri fattori esterni.
Stiamo giocando con il fuoco cercando di costruire il secondo piano di una casa non accorgendosi che Antonio Conte ci sta portando via i pilastri, il piano terra. Noi dovremmo sapere cosa vuol dire fargli sentire l’odore del sangue e fargli intravedere la possibilità di vincere, di fargli aprire un ciclo. Sono gli stessi mattoni con i quali abbiamo iniziato questo splendido percorso ma siamo accecati da questa ciliegina mancante che solo la Dea Bendata, e mai nessun allenatore o calciatore, potrà portare. Non era il caso di continuare con Allegri che garantiva l’ennesimo scudettino come qualcuno lo etichettava?
Come si può pensare ad un ciclo finito con un campionato stra dominato e vinto a Pasqua?
A cosa avremmo rinunciato continuando con la tradizione?
A Cancelo? Ci ha pensato comunque la società.
A Douglas Costa? Bello, bellissimo, ma non gli affiderei nemmeno la cassetta della posta.
A Dybala? Sì, sarebbe stato esiziale, ma il recupero del buon Sarri ha portato da contraltare alla distruzione di Can, Mandzukic, Bernardeschi e alla flessione oggettiva di Ronaldo.
Ne valeva davvero la pena?
No, questo era l’anno decisivo, l’anno in cui dovevamo vincere l’ennesimo scudettino respingendo l’assalto disperato dell’Inter versione made in China (copia non originale con Marotta, Conte, Asamoah e per poco non prendevano anche Barzagli) e consacrare definitivamente un dominio incontrastabile creando un solco non più incolmabile. E invece a forza di guardare a quel poco (veramente poco) che ci manca, ci siamo fatti togliere quel tanto che avevamo (perché ce lo toglieranno vedrete).

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