Wes, Arthur, Chiello e “Panita”: 4 assi per la “nuova” Juve

di Mauro Bortone |

Due “fattori” C, ovvero Chiellini e Cuadrado, una vitamina “A” quella di Arthur Melo e la carica di Weston McKennie: la “nuova” Juventus, quella rinata dopo la batosta di San Siro contro l’Inter, inizia a mettere dei punti fermi su cui poggiare la costruzione del proprio percorso stagionale.

La vittoria in Supercoppa italiana e quella contro il Bologna in campionato sembrano dare alcune certezze a una squadra finora balbettante e in cerca di solidità: la prima è che il ritorno del “Panita” Cuadrado, espulso prima della sosta contro la Fiorentina e rimasto fuori per la positività al Covid, restituisce verve alla squadra in campo, riuscendo spesso a ribaltare nel giro di poche frazioni di secondo l’azione da difensiva a offensiva. Anche contro il Bologna, seppur con qualche imprecisione ed egoismo di troppo (e coll’intervento thriller in cui ha sfiorato un clamoroso autogol sventato da Szczesny), Cuadrado ha dato un contributo importante alla squadra di corsa, di qualità e di velocità d’esecuzione. Il Panita è un imprescindibile.

McKennie, insieme a Cuadrado, sta rappresentando il motore di questa squadra: ogni tanto corre a vuoto e fa qualche errore, ma dà tanto in fase di pressing e proponendosi costantemente in area, dove ha tempi d’inserimento degni del miglior Vidal. Sta diventando una presenza sempre più necessaria in questa Juve.

Arthur era stato, invece, a lungo l’oggetto misterioso della stagione, lasciando intravedere buone cose ma senza mai davvero convincere del tutto Pirlo: nella sfida di Supercoppa ha alzato il livello delle prestazioni, riuscendo a diventare una variante importante del centrocampo bianconero, fino a quel momento piatto e compassato. La sua presenza ha ridato sicurezza anche a Bentancur, che, liberato dal ruolo di regia, appare finalmente a suo agio. Si è ripetuto lo stesso scenario anche contro il Bologna, dove il brasiliano ha fatto un primo tempo di livello, in cui tutta la prestazione della squadra ne ha beneficiato: il tutto impreziosito dal suo primo gol in bianconero. Nel secondo tempo, qualche sbavatura di troppo e la stanchezza lo hanno un po’ disinnescato, ma Arthur resta al momento il giocatore chiave su cui impostare il centrocampo della Juve.

Menzione speciale per capitan Chiellini: a lungo assente e per molti tifosi bianconeri probabilmente destinato a un imminente e irrimediabile addio calcistico, ha vissuto in un dieci giorni una rinascita personale, con quattro gare al centro della difesa e la sensazione che con lui in campo la concentrazione, l’aggressività e la voglia non facciano difetto come in passato: se a questo si aggiunge che la porta per due volte di fila è rimasta inviolata, c’è da cogliere un altro segnale di speranza per il futuro della stagione. E con il ritorno di De Ligt tutto sembra possibile: occorre affrontare una partita alla volta e ritrovare la continuità di risultati mancata finora.