Verso Juventus-Bologna: storie di maggio e di scudetti

di Nevio Capella |

inzaghi juve - bologna

Probabilmente la smisurata quantità di adrenalina e soprattutto l’ancor più poderoso polverone di polemiche lasciate in dote da Inter-Juventus hanno finito per rivelarsi un toccasana per noi tifosi e per le nostre povere coronarie, messe così a dura prova nell’ultimo mese come non accadeva da anni.
Brutta abitudine quella di vincere campionati tra marzo e aprile, con cinque o sei giornate di anticipo e senza dover fare strani calcoli di differenze reti e scontri diretti, direte voi, e forse avete anche ragione, ma quando si sommano fattori nuovi come un avversario determinato e (semi) indistruttibile e momenti in cui il calo di tensione e fame, per quanto fisiologico, diventa più frequente, succede che si arrivi tutti con il fiato corto e quella giusta dose di strizza nelle ultime partite.
Quindi, benedette le più svariate manifestazioni di disagio, benedetti i tweet, le interviste, le teorie terrapiattiste, gli “errori involontari” che ci hanno distratto dalla terzultima curva di questo infinito Gran Premio 2017-2018 e aiutato a non sentire un rinnovato peso crescente con l’avvicinarsi della gara contro il Bologna, proprio come era accaduto la scorsa settimana quando invece i fantasmi del post-Napoli ci avevano destabilizzato, forse eccessivamente.
Ci aspetta il Bologna appunto, in quell’Allianz Stadium che con le due sconfitte in 15 giorni a zero gol fatti sembra aver sofferto come noi un Aprile che immaginavamo meno difficile, e manco a dirlo non esiste risultato diverso dalla vittoria, questa volta magari con meno ansia da prestazione ma con uguale necessità di mantenere il controllo della situazione.

L’avversario, il periodo della stagione e anche alcune turbolenze interne portano alla mente un precedente datato 10 Maggio 1998, quando la quarta Juventus di Marcello Lippi, superata l’Inter nell’iperbolico scontro diretto del 26 Aprile, si affacciò al mese primaverile per eccellenza con l’obiettivo di chiudere il discorso scudetto velocemente e dedicarsi alla terza finale di Champions League consecutiva, al cospetto del “solito” Real Madrid che proprio in questi giorni ha eguagliato quel record della moderna Coppa dei Campioni che detenevamo, con il Milan, da vent’anni.

Quell’anno, in alcuni momenti della stagione la Juventus era quasi sembrata appagata e alcuni uomini sui quali aveva fondato lo straordinario ciclo che si sarebbe concluso con nove trofei in quattro anni, arrivati a fine corsa, ma soprattutto con il passare dei mesi appariva evidente che l’atteso rinnovo contrattuale dell’allenatore viareggino tanto scontato non fosse: questi fattori, uniti alle consuete polemiche create ad arte dai media dopo l’epico crash test Iuliano-Ronaldo, contribuirono a complicare la conclusione di quel campionato, come poi testimonierà l’intervista post partita di quel pomeriggio dello stesso Marcello Lippi, al microfono di un giovane Varriale all’epoca ancora in una versione discretamente imparziale.

La partita iniziò subito in salita per i bianconeri battuti dopo appena 10 minuti dal russo Kolyvanov, ma qualcuno dall’alto aveva deciso che quello doveva essere il giorno perfetto di Filippo Inzaghi destinato di lì a poco a salire in cattedra e diventare l’uomo della domenica scudetto con una tripletta che rese innocuo ancheil momentaneo pareggio di Roberto Baggio, tornato ancora una volta da grande ex anche con la maglia del Bologna dopo la doppia esperienza milanese, e che qualche anno dopo tornò da capitano del Brescia per realizzare un gol ben più decisivo, in negativo.

Se ricordiamo il precedente con il Bologna, è impossibile tralasciare la data della prossima partita, il 5 Maggio, che al di là del memorabile sorpasso finale del 2002, ha visto la Juventus festeggiare due dei sei scudetti di questo incredibile ciclo.
Il primo nel 2013, quando il rigore di Vidal bastò in una caldissima domenica pomeriggio a prendere i tre punti che servivano alla matematica conquista del tricolore, e il secondo giusto un anno dopo in un posticipo di lunedì sera vinto sempre di misura contro l’Atalanta, grazie a una rete di Padoin, che però fu utile solo come passerella dei bianconeri davanti ai loro tifosi visto che la matematica aveva premiato i ragazzi di Conte addirittura in “contumacia” il giorno prima, con il clamoroso tonfo della Roma in quel di Catania.

Sì, saremo stanchi e provati oltre l’immaginabile, ma sta per arrivare di nuovo il momento di alzare le sciarpe, tirar fuori la voce e gridare “Fino alla fine forza Juventus”, come ormai siamo abituati a sentirci dire dalla voce dello Stadium, Marco Dejana.