-3 e se ognuno giocasse nel suo ruolo ideale…

di Luca Momblano |

Meno tre. Almeno tre. O i supplementari. O i rigori. Santo Cielo, i rigori no. Abbiamo troppi potenziali specialisti, al contrario di quanto accadde nel 1996. Guai a me però, questa non è una finale, che nel tunnel non ci si guarda negli occhi da pari altezza. C’è chi pensa che il suo l’ha già in parte fatto (loro) e chi sa che non ha fatto ancora niente (noi), li guarderemo dal basso verso l’alto (a Mike Tyson accadeva prima e durante ogni singolo match, è il come che conta, perché il loro primo passo indietro passa anche da qui, dall’essere un po’ bulli, un po’ pazzi, un po’ convinti e un po’ bastardi, passatemi il termine), mentre dall’alto guarderemo l’erba.

In punta di fioretto, soltanto con gli episodi di gioco, solamente l’incollocabile Real di Zidane ha disintegrato ciclicamente le certezze dell’Atletico di Simeone. Lo rammento una volta di più di sabato, il giorno in cui si deve fare il grosso dei compiti. Per allinearsi. Per farsi trovare pronti. Per non lasciare tutto alla fine e doversi svegliare poi una mattina ben prima del dovuto. E invece di studiare – time has gone – dover star lì a rimuginare. E’ il sabato di Allegri. Il sabato della decisione finale facendo i conti adesso anche con De Sciglio e Barzagli da una parte, Kean e Spinazzola dall’altra, con in mezzo la panchina corta della Champions (pensate per esempio a come un possibile recupero in extremis di Douglas Costa, con mezz’ora nelle gambe, manderebbe in pappa il cervello del tifoso). Quel che è accaduto in mezzo tra il Wanda e il massimo surreale vantaggio di +19 in campionato viene azzerato. In un botta e risposta, qui sul sito, c’è pressoché tutto:

Una cosa si può dire fin da subito: Allegri lo abbiamo conosciuto, non è alla Juve da quattro mesi e mezzo (così come Dybala non è con noi da tre giorni), e anche se il calcio è un eterno presente – come ho letto di recente in un sacrosanto tweet di Davide Terruzzi – sappiamo abbastanza bene che non ragiona e dunque sceglie su basi convenzionali. Cioè, il vecchio adagio a cui sono molto ma molto ma molto affezionato per il quale la prima cosa da fare in questi casi è collocare tutti i giocatori nel loro luogo ideale (o per lo meno i calciatori chiave) è un ritornello che con Allegri non ha mai funzionato. Con lui si ragiona per fette di campo, combinazioni situazionali, sovraccarichi, compensazioni tecniche.   Un gran casino per arrivare all’undici che soddisfa i requisiti minimi nella testa del mister, che negli ultimi giorni aveva resettato tutto e tutti provando persino il 4-2-4 senza Pjanic. Spesso si è discusso del perché alcune delle sue Juventus migliori si siano viste alla prova dei fatti quando le scelte sono state ridotte all’osso, ma questo è un altro (affascinante ma pretestuoso) discorso che metterebbe un articolo a parte.

E allora permettetemi di divertirmi con ciò che è convenzionale. Ho bisogno di una logica per arrivare totalmente sereno a martedì sera. Ognuno nella sua casella ideale verrebbe fuori questa cosa qui (3-5-2): Szczesny; CACERES, BONUCCI, Chiellini; CANCELO, Emre Can (Bentancur), Pjanic, MATUIDI, SPINAZZOLA (Bernardeschi); DYBALA (Mandzukic), Ronaldo. In maiuscolo coloro che ne trarrebbero maggiore e più evidente beneficio, quindi chiamati a fare partita vera, senza se e senza scusanti. Almeno nei primi 70 minuti. Non chiudo parlando di loro, ma di coloro che ho lasciato tra le parentesi: Bentancur vado controcorrente, tante ne sta recuperando e tante ne sta perdendo, non mi pare nel suo momento migliore; Bernardeschi non è cresciuto in rifinitura e finalizzazione nel modo che mi sarei aspettato quest’anno, però effettivamente è cresciuto nei ruoli da applicato, ecco perché tenerlo in considerazione a sinistra; Mandzukic ci smentirà tutti, ma sono tranquillo perché so di essere l’ultimo della lista di quelli che andrebbe ad aspettare sotto casa.