-12 e c’è chi pensa a Zinedine Zidane

di Luca Momblano |

Meno dodici.

Un giovedì finalmente, capitò al monastero un uomo a cercar di Cristiano. Era un pescaiolo di Madeira, che andava a Torino, secondo l’ordinario, a spacciar la sua mercanzia; e il buon frate Zizou l’aveva pregato che, passando per Marsiglia, facesse una scappata al monastero bianconero, salutasse tutti i ragazzi da parte sua, raccontasse quel che sapeva del triste caso di Madrid, raccomandasse loro di aver pazienza, e confidare nel Dio del Pallone.

Promessi Sposi, capitolo XVIII, pagina 349, tipografia Guglielmini e Redaelli, ristampa del 1872, edizione riveduta dall’autore. Ormai ci si aggrappa a tutto per dare un senso ai giorni residui. Come se una sfera di cristallo sul futuro potesse incidere sul presente o ciò che nei fatti sarà un passato da raccontare, e che nessun revisionismo, nessun aneddoto, potranno mai modificare. E’ la più psichedelica tra le condizioni umane non indotte quella che sta vivendo lo juventino: non solo non può sapere come andrà, ma addirittura non riesce neanche a immaginarla. Perché, effettivamente, in questi anni in Europa si è visto di tutto.

Il soggetto a cui mi riferisco è la partita, strettamente la partita. A cosa serve immaginare la Juve che verrà, se non come formula auto consolatoria o come modalità postmoderna – quella inaugurata con il mercato 24/7 – per far trascorrere più lieve il tempo e meno claustrofobica la pressione?

Però, effettivamente, qualcuno che porti un messaggio serve. Pavel Nedved si è occupato dei ragazzi, Fabio Paratici del mister, non sarebbe male si facessero sentire i tifosi, alla vigilia, fuori dalla Continassa. Sin dall’immediato dopogara dell’andata personalmente mi affido al mantra – tra il paraculo e il provocatorio – dei supplementari. Una sola parola.

Tutto il resto è puro contorno. Anche le notizie le lascio un attimo lì sospese. Anche il portinaio (o il Portinaio, con la p maiuscola, colui che nei condomini sa tutto di tutti anche se è un normalissimo inquilino del terzo piano) lascia il tempo che trova quando afferma senza mezzi termini che Massimiliano Allegri ha già disdetto l’appartamento nella centralissima e pedonale via Lagrange. Però perdonatemi, a dodici dalla Partita più che le notizie ci servono i messaggi di pace e le dichiarazioni d’intento. Amen.