Riflessioni sulla Juve di aprile (VIDEO)

di Luca Momblano |

Penso alla Juve di aprile e non riesco a uscire dal mio vecchio steccato. Tutto nasce dal livello e dalla quantità degli impegni. Almeno quattro trasferte ad alto grado di difficoltà, un’andata della finale di Champions allo Juventus Stadium e alcune partite “fantasma” che saranno il solito mix tra insidie e fastidio. Steccato che è aggrappato a un luogo comune. Uno steccato astratto, proprio del calcio pensato ancora con i reparti isolati: il centrocampo ti fa vincere i campionati, per le grandi manifestazioni servono invece un portiere che pari e un bomber che la metta dentro.

 

Eppure il calcio è cambiato, lo fa continuamente, e il monte partite che seguiamo nella nostra vita (per passione o per professione o per entrambe le cose) sono il nostro unico vero corso di aggiornamento. Per cui ho esteso il mio pensiero, senza uscire dal recinto mentale dentro il quale sono costretto: il portiere è ora la difesa in quanto blocco, il bomber è il reparto offensivo. Siamo però nell’epoca delle cosiddette “fasi”. E se è vero questo ultimo assunto, cioè come fondere la fase difensiva dalla fase offensiva, allora tutto torna alle origini. Tutto torna al centrocampo. E poi, in fondo, chiedendocelo bene: non è che la Champions League somigli più a un torneo a tappe che non alla fase finale dei Mondiali? Sì e no. Tendenzialmente no: quando chi arriverà al traguardo lo avrà fatto avendo affrontato cinque partite.

 

Resta però che, con questa compressione di eventi decisivi che abbraccia un lasso di tempo tra i 20 e i 60 giorni, campionato e Champions League funzioneranno come vasi comunicanti. E in questo continuo fluire da una parte all’altra saranno gli scenari di fronte ad Allegri e alla squadra a dettare le decisioni. Tra le quali va preso in considerazione il continuo assestamento del 4-2-3-1. Operazione già in atto, perché Allegri è uno che guarda i centimetri cedendo anche all’istinto: siamo oggi una farfalla di primavera che salta di fiore in fiore, da quello del 4-4-1-1 (quando si cerca protezione) a quello del 4-4-2 (quando si cerca aggressione). In corsa poi, quando alcune circostante si fanno vitali, si intravedono difese a tre (cinque) e centrocampo a cinque (sei). Ed è solo l’inizio del #finoallafine.

 

Per questo il settore mediano, svuotato quando serviva la scossa, avrà necessariamente bisogno di fare il pieno di forze. Sbaglia chi ritiene ai margini Sturaro (“che non migliora mai”), Lemina (“bravino ma indisciplinato”) e Rincon (“avessero saputo prima della virata tattica non lo avrebbero comprato”). Ci sarebbe da essere sorpresi del contrario, cioè che spariscano veramente, perché allora vorrebbe dire che è nel frattempo sparita la Juve. Per sognare l’affondo su tutta la linea serve pensare di poterne applaudire, magari da protagonista, almeno due di questi tre.

 

Il capitolo a parte è Marchisio. Che mai più verrà vissuto come un jolly. Marchisio servirà come il pane, almeno quanto Pjaca se i ritocchi non saranno strutturali e duraturi. Il dodicesimo, con Cuadrado in campo, non c’è più. E aprile lo chiamerà a gran voce. Almeno uno di questi due. Al che, poi, verrà maggio e si potrà anche provare a proseguire in apnea. Giugno non sappiamo né se né come arriverà. Quindi è l’ultimo dei problemi anche se il primo dei pensieri.