Juve, problema con l’approccio gara? I numeri

di Mauro Bortone |

La Juve ha un problema di atteggiamento negli approcci gara? È una delle questioni di cui da tempo si discute tra esperti e tifosi: negli occhi ci sono soprattutto le immagini dei gol subiti all’andata degli ottavi di Champions contro il Porto, all’inizio delle due frazioni di gioco. Il problema è stato rilanciato, in una recente live di Casa Juventibus, anche da mister Sandro Campagna.

E allora ecco un’analisi dei dati, suddividendo i primi venti minuti del primo tempo di ogni gara in quattro mini segmenti per cercare di fare chiarezza.

Dal 1’ al 5’ la Juve ha subito due gol, quello di Vlahovic nella sconfitta interna di campionato contro la Fiorentina e quello di Taremi nell’andata degli ottavi di finale di Champions col Porto, segnandone uno (quello di Kulusevski negli ottavi di Coppa Italia contro il Genoa).

Dal 6’ al 10’ la Juve ha segnato un solo gol, quello di Morata nella partita di andata di Champions col Ferencvaros, subendo due reti, quello di Nkolou per il vantaggio del Torino nel derby della Mole e quello di Lautaro Martinez nell’andata della semifinale di Coppa Italia contro l’Inter: nota positiva che, in entrambe le circostanze, la Juve ha ribaltato il risultato.

Dall’11 al 15’ è il momento della partita più ricco di gol: la Juve, in questa frazione di tempo, ha segnato sei volte (Kulusevski alla prima con la Sampdoria, Morata all’andata con lo Spezia, Ronaldo all’andata con la Lazio e al ritorno di Champions col Barcellona, Arthur col Bologna e ancora Ronaldo nel ritorno di campionato con la Roma); quattro le reti subite: Nwanko (Crotone), Dembelè all’andata col Barcellona, Vidal (Inter) e Correa (Lazio).

Dal 16’ al 20’ la Juve ha subito un solo gol, quello di Uzuni nel ritorno di Champions col Ferencvaros, segnandone quattro: due di Chiesa (col Milan e Sampdoria), McKennie col Barcellona al Camp Nou e Morata in Coppa Italia contro la Spal.

Applicando lo stesso criterio ai secondi tempi, i dati sono questi.

Dal 46’ al 50’ è una frazione della partita abbastanza favorevole alla Juve: sono cinque i gol segnati dai bianconeri con Morata (in Champions contro la Dinamo Kiev), due di Ronaldo (Parma e Verona), Chiesa all’Udinese e Danilo contro il Sassuolo. Una sola rete subita ma dolorosissima, quella di Marega del Porto negli ottavi di Champions con l’aggravante del gol subito al 2’ minuto del primo tempo.

Tra il 51’ e il 55’ la Juve segna con Ronaldo al Camp Nou contro il Barcellona e subisce il gol di Barella nella partita di campionato persa a San Siro contro l’Inter.

Dal 56’ al 60’ è il periodo nelle seconde frazioni più ricco di gol: la Juve ne segna sei, di cui 2 con Ronaldo (con Spezia all’andata di campionato e Dinamo Kiev nel ritorno di Champions), 3 con Morata (col Ferencvaros nell’andata dei gironi e con la doppietta nel ritorno con la Lazio in serie A), e con Dybala nel gol in campionato al Genoa; i bianconeri hanno subito la rete di Favilli (Verona all’andata), Freuler (Atalanta) e Defrel per il momentaneo pari del Sassuolo.

Dal 61’ al 65’ la Juve subisce il gol di Sturaro nel momentaneo pari del Genoa e segna due volte: il secondo gol di Chiesa contro il Milan e quello di Ronaldo in Supercoppa contro il Napoli.

Calcolando, quindi, i primi dieci minuti del primo tempo la Juve mostra un problema d’approccio perché segna due gol e ne subisce quattro; calcolando i primi venti minuti, i gol segnati dalla Juve diventano otto e quelli subiti cinque; nei primi dieci minuti del secondo tempo vedono la Juve segnare 6 gol contro i due subiti; mentre nei primi venti minuti della seconda frazione di gioco la Juve segna otto gol e ne subisce 4.

Le statistiche, dunque, forse non confermano in pieno l’approccio sbagliato come una costante ma è evidente che alcune partite cruciali (Inter in campionato e Porto su tutte) abbiano lasciato la percezione di una squadra non particolarmente sul pezzo fin da subito: atteggiamento che nelle sfide più importanti non è mai foriero di buone prestazioni.