Juve, apparenti rilassamenti? No, Gravi problemi strutturali

di Alexander Supertramp |

In queste ultime settimane di campionato, il leit motiv che ha accompagnato le analisi delle partite della Juventus è stato senza dubbio incentrato sull’aspetto mentale, su dei rilassamenti che da un momento all’altro ci colpiscono, facendoci perdere risultati ormai quasi apparentemente in cassaforte, o partite quasi apparentemente in totale controllo. Ma sono davvero semplici allentamenti di tensione?… NO. Ora lo possiamo dire con certezza, troppe le prove o le fattispecie per considerarli banali cali di attenzione, dietro c’è molto di più.

Il turbillon inizia con il Milan. Nel pomeriggio della partita di San Siro, la Lazio, al momento la squadra più vicina in classifica perde clamorosamente a Lecce. E’ l’occasione per chiudere i giochi. Il primo match point…di una lunga serie. Approcciamo bene, dopo un primo tempo equilibrato nella ripresa sferriamo i colpi decisivi. Prima con un redivivo Rabiot, poi con il solito Ronaldo. Questa sarebbe l’analisi della partita in un calcio normale e con una Juve normale. Ma quest’anno tutto siamo fuorchè normali. In 5 minuti, in apparente situazione di totale dominio, prendiamo 3 gol, per chiudere poi con il quarto sul finale. Blackout dice Sarri, blackout dicono e diciamo tutti noi opinionisti. Calo di attenzione, sicuramente complice anche l’antecedente debacle della rivale nel pomeriggio.

La saga prosegue con il Sassuolo. Le tre rivali che si alternano dietro alla signora continuano a perdere colpi, è un’altra decisiva occasione per apporre la parola fine al campionato. In un andamento molto simile a quello del Meazza, approcciamo bene la partita, andiamo anche qua sul 2 a 0, ed ancora una volta il mondo viene capovolto. Ci ritroviamo nuovamente sotto per 3 a 2, questa volta se non altro mettiamo la pezza del 3 a 3 su azione da corner, un pareggio assai importante per l’economia del tricolore. Anche in questa occasione, i pensieri e le analisi che ci forniamo e che ci vengono fornite, vertono sul rilassamento mentale. Con un tale vantaggio è facile cadere inconsciamente in tentazione, ed allentare muscoli e nervi.

L’ultimo clamoroso Up and down accade con l’Udinese. Ennesimo match point della stagione. Questa volta addirittura con il risultato pieno i giochi sarebbero ufficialmente e matematicamente chiusi. Dopo sarebbero solo festeggiamenti e testa al prossimo obiettivo. Anche al Friuli l’approccio è positivo. La squadra di Gotti ha bisogno di punti, ma siamo presenti ed attenti. Il vantaggio arriva con de Ligt e la partita prosegue nel secondo tempo su binari che appaiono di controllo e gestione. Invece, accade ancora una volta il totale rovesciamento dei mondi.

Tre indizi diceva qualcuno, fanno una prova. Ormai la questione è palese. Le avvisaglie ed i timori in verità erano presenti sin da inizio stagione, (Juve Napoli 3-0 / 3-3; Atletico-Juve 0-2/ 2-2…) i blackout, i rilassamenti, gli allentamenti di tensione in situazioni di grande vantaggio, c’entrano ben poco. Questa squadra ha problemi strutturali enormi. Sul piano tattico, e sul piano filosofico. Esprime un’idea di calcio strategicamente disallineata, vuole comandare ma non ne è capace. Finendo per lasciare praterie agli avversari. Si prende il campo con il possesso palla, ma non lo sa ne sfruttare per colpire, ne poggiarcisi per gestire. E’ totalmente incapace di controllare un risultato ed una situazione di netto vantaggio. Dopo anni passati a vivere partite chiuse quasi già nel sottopassaggio, con il minimo sforzo, molto spesso facendo leva sulla grande forza difensiva, siamo diventati l’esatto opposto. Da un estrema solidità ci siamo evoluti in una estrema fragilità. Come abbassiamo il ritmo, come lasciamo il pallino all’avversario, veniamo puniti.

E’ impossibile per tutti, andare sempre a 100 all’ora, ma in particolare per squadre pensate soprattutto per proporre, come la nostra e come la filosofia del nostro tecnico si incentra. Per questo saper controllare gli eventi in terza marcia, piuttosto che in sesta è di vitale importanza.

La critica di noi tifosi ed opinionisti per grandi tratti di stagione è ricaduta su un unico fulcro, Maurizio Sarri. Sicuramente il nuovo tecnico ha le sue mancanze e responsabilità, ma le problematiche di questa stagione sono invero molto più generiche, endemiche e strutturali. Risiedono in una rosa con tanti tanti punti oscuri. Trascurati ed a volte creati, anno dopo anno.

Il problema terzini, un solo sinistro di ruolo, Alex Sandro, e due terzini destri di scarsa affidabilità fisica, Danilo e De Sciglio, oltre naturalmente anche alla loro non eccelsa affidabilità tecnica.

Il problema centrocampo. Colmo di tasselli logori, o fragili, o ruvidi,  o inespressi. Khedira, Matuidi, Ramsey, Pjanic, Rabiot, quanti punti deboli, quanti punti interrogativi. Con contraltare, un solo vero perno stagionale, ovvero Bentancur, ma anche lui oltretutto non ancora non in grado di offrire quel livello di qualità e continuità cui necessiteremmo.

I dilemmi offensivi, mascherati molto bene dalla solita super stagione di CR7 e da un Dybala che forse ha compiuto il definitivo salto di qualità. Ma non possiamo contare solo su questi due. La mancanza di un Douglas Costa si sente, il brasiliano ora nuovamente infortunato, può considerarsi quasi ormai un ex giocatore, incapace di esprimersi a livelli agonistici, se non regge neanche i 20 minuti cui Sarri intelligentemente gli stava riservando?… L’incapacità di incidere di Bernardeschi, che non riesce ad appropriarsi di questa squadra e probabilmente di questo livello.

I problemi sono tanti. Ridurre il tutto al manico, l’allenatore, o a semplici cali di tensione è davvero fuorviante, ottuso ed ingenuo. Ora c’è da mettersi in tasca questo scudetto, vediamo di chiudere i conti almeno con la Samp, e sarà comunque un’impresa straordinaria. Il nono consecutivo. Roba da orgasmo. Poi ci sarà da pensare alla Champions, con molte poche certezze e tanti timori… ma soprattutto ci sarà da pensare ad una ricostruzione, rimandata forse per troppo tempo.


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